giovedì, Gennaio 23

Moschee abusive e Islam, parla l’Imam Pallavicini

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È caccia alle moschee abusive, un po’ in tutta Italia. Nella Regione Lombardia sono arrivate le restrizioni, già annunciate qualche anno fa, sui luoghi di culto tramite vincoli urbanistici. Anche l’Emilia Romagna propone una legge per la promozione della libertà di culto che consenta di bloccare il fenomeno delle moschee abusive. Tra gli impegni chiesti alla Regione c’è quello di «contrastare i fenomeni di imposizione del credo e dei riti e delle pratiche ad esso connessi», di «scoraggiare l’apertura di luoghi di culto abusivi», «promuovere l’autodeterminazione delle donne e la parità di genere attraverso la rimozione di condizionamenti di carattere religioso» ma anche di «favorire la conoscenza del fenomeno religioso e della storia delle religioni nelle scuole superiori e nelle Università».

Da una parte si vuole controllare un fenomeno in nome, giustamente, della sicurezza nazionale; però dall’altra parte non si fa nulla per dare l’alternativa, in questo caso, luogo di culto legali e integrati. Abbiamo intervistato l’Imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini, presidente COREIS. Sul tema delle moschee abusive, su come sta agendo la politica e se i vari tavoli convocati, osannati e pubblicizzati hanno portato a qualche risultato concreto.

Le moschee abusive. Potrebbero essere considerate sbagliate per chi è di fede mussulmana e per chi non lo è. Secondo Lei questo tipo di fenomeno cosa rappresenta?

Il problema è che nel corso degli anni, in mancanza di una regolamentazione che potesse tutelare le esigenze di culto, e quindi l’organizzazione di luoghi di culto o moschee per la comunità islamica, di fatto si è sviluppato in maniera abbastanza diffusa sul territorio nazionale una prassi che adesso è molto confusa. Oggi ci sono garage, cantine, appartamenti adibiti a luoghi di culto oppure luoghi di culto che sono registrati come centri di cultura oppure luoghi di culto espressamente agiscono come tali ma non hanno le autorizzazioni urbanistiche per poterlo fare. In tutto questo, con la confusione per l’immigrazione e adesso con il problema del terrorismo, anche le forze dell’ordine non sanno più se e come far rispettare le regole. Se la regola dovesse essere quella che senza autorizzazioni urbanistiche non si può aprire una moschea, di fatto in Italia ce ne sarebbe solo una, quella di Roma.

L’Italia è uno Stato laico, e la libertà di culto è espressamente citata nella Costituzione. Ora, per evitare il fenomeno delle moschee abusive, sarebbe opportuno dare la possibilità di edificare luoghi di culto in maniera tale che questo tipo di ‘abusivismo’ sia debellato. Oltretutto parliamo anche di sicurezza, sono luoghi non idonei ad ospitare tante persone. Secondo Lei lo Stato italiano in questo potrebbe essere più presente, oppure si sta comportando in maniera ambivalente?

Ci sono tre problemi. Un problema culturale, politico e Istituzionale. Il problema culturale è da distribuire tra i mussulmani e tra i non mussulmani. Tendenzialmente dobbiamo anche ammettere che una parte dei mussulmani di origine straniera, non conoscendo le regole, e sapendo che c’è un orientamento di libertà religiosa in Italia, magari con tutte le migliori intenzioni, si riuniscono in un luogo per pregare. Possiamo parlare di ignoranza delle regole ma non c’è nessun vizio. Il problema politico è quello più grosso. Il fatto è che, indiscutibilmente, da molte legislature alcuni membri del Parlamento italiano fanno degli slogan contro i mussulmani. C’è una discriminazione o come dialettica o come propaganda per evitare che i mussulmani possano liberamente esercitare il loro culto come da Costituzione. Terzo è il problema istituzionale. Questo forse è quello più interessante in senso positivo. Dalla venuta del nuovo ministro degli Interni, Marco Minniti, c’è stata un’accelerazione con la proposta controfirmata anche da parte nostra, del patto per l’Islam italiano. Uno dei punti di questo documento prevede la gestione e l’apertura di moschee che possono essere oggetto di una nuova regolamentazione che di fatto oggi non c’è. Quindi c’è un patto che sancisce una reciproca buona intenzione ma di fatto sul territorio, a livello regionale o a livello nazionale, non c’è una legge che sancisca una possibilità per le moschee di essere aperta, anzi è molto più spesso il politico o il sindaco che si oppone. A livello nazionale ci vorrebbe questa famosa intesa che sancisca, dal punto di vista di legge e di diritto, che le moschee possano essere aperte.

Negli ultimi anni sono stati istituiti vari tavoli di dialogo a livello nazionale e non solo. Poi, però, in alcune regioni, come qualche anno fa la Lombardia e ora L’Emilia Romagna, vengono emanate leggi contro la costruzione di luoghi sacri (nel primo caso) e contro l’abusivismo religioso (nel secondo). Quanto la politica inficia negativamente sul dialogo interreligioso?

Nel quadro dei politici di queste ultime legislature c’è un piccolo gruppo di politici che ha voluto esplicitamente negare ai mussulmani il loro diritto di organizzazione del culto, con il pretesto della sicurezza o con il pretesto dell’identità culturale italica. Sono andati oltre, hanno poi preso delle decisioni politiche, o da sindaci o da membri del consiglio comunale o regionale o da parlamentari, per trovare tecnicamente gli ostacoli che potessero essere proposti. Per esempio la legge regionale in Lombardia è stata bocciata e hanno comunque raggirato la stessa che era stata respinta. Questa è l’analisi che conoscono tutti. Il problema non è soltanto questo, è che l a maggioranza dei deputati di queste ultime legislature e dei consiglieri, sindaci, governatori, a parte qualcuno che ha fatto delle bellissime (ironico) attestazioni di principio, di difesa della libertà e così via, poi non hanno fatto nulla. Dal punto di vista di un’analisi più coerente del panorama, ci sono alcuni politici che dicono in un modo e agiscono nello stesso senso; ma tutti gli altri, alcuni hanno detto qualcosa, ma non hanno fatto nulla. Finché questo scenario culturale, della politica nazionale non cambia, le misure adottate sono sproporzionate in una direzione. Il problema è che ci sono alcuni politici che parlano male ma agiscono con concretezza, altri che non parlano male ma non agiscono.

Quanto è difficile far capire sul territorio che la libertà di culto non significa automaticamente autorizzare la costruzione di un luogo dove si incontrano gli ‘estremismi’?

E’ un pò più difficile. Io sono italiano, nato mussulmano, sono di seconda generazione. Negli anni ’70, quando l’immigrazione, anche dal mondo islamico, è iniziata ad essere un po più rilevante in Italia, non c’era una conoscenza dell’Islam, ma la cultura del popolo italiano nei confronti dello straniero era serenamente aperta. In Italia una certa apertura culturale è abbastanza naturale, di sensualità spirituale e religiosa, al contrario dei paesi del nord Europa. Poi effettivamente c’è stato un flusso che è cresciuto in maniera rilevante, c’è stata una crisi economica, alcuni dei politici hanno iniziato a speculare, ci sono stati anche degli immigrati che non hanno agito bene. Sicuramente ci sono stati dei problemi, e in quel periodo storico la politica è stata molto assente, non ha pensato che eravamo agli inizi di un nuovo cambiamento della società. E’ mancata una visione dei politici che pensavano ad altro. Adesso, indiscutibilmente, c’è il terrorismo di matrice jihadista. Ma alcuni politici e opinionisti hanno pensato bene di cavalcare l’onda mediatica creando ed aumentando la paura. Culturalmente, è vero, si è diffuso in dubbio.

E come si traduce?

Noi siamo soli, come la maggioranza del popolo italiano, sano, culturalmente aperto e che non discrimina. La politica è assente come impegno a difesa del pluralismo, e all’interno del pluralismo in difesa dei mussulmani con pari dignità. Ho sempre chiesto di fare la differenza. Tutelare tramite politiche di integrazione i mussulmani, e perseguire secondo giustizia i criminali. Ci sono più richieste di condanne che proposte di costruzione, di regolamentazione, dignità e diritto.

Dopo i Comitati e le dichiarate Intese, ci sono stati fatti pratici? Sembra mancare sempre la stretta finale, giusto?

Esatto. La notizia che prevale è solo e sempre l’ orrore. Non c’è mai un esponente politico che si batta per un reale pluralismo, e quindi anche per la possibilità di costruire moschee. Io lo dico sempre ai miei fratelli e all mie sorelle, smettete di prestarvi al vittimismo criticando solo ed esclusivamente certe fazioni politiche, come la Lega. Bisogno criticare quelli che non sono della Lega e chiedere agli altri politici cosa hanno fatto per la libertà religiosa e per i diritti dei mussulmani che sono degli onesti cittadini.

Certo è che la politica è molto discordante, al momento, anzi molto titubante. E intanto un forte sentimento razzista sale a dismisura…

Questo è la conseguenza del fatto che si sente sempre e solo una campana che stride e non si sente più il concerto delle campane.

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