giovedì, Febbraio 20

MONUSCO: Exit Strategy dal Congo Il Consiglio di Sicurezza ha approvato l’estensione del mandato di un anno, applicando, però, forti tagli tra gli effettivi: 1.240 caschi blu in meno, e fra 3 anni tutti a casa

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Lo scorso 20 dicembre si è riunito il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite per discutere del rinnovo della MONUSCO (Missione della Organizzazione Nazioni Unite per la Stabilizzazione del Congo). Una riunione che si svolge ogni anno per rinnovare il mandato alla più grande missione dei Caschi Blu in Africa. Normalmente questo è un appuntamento di routine, non questa volta.

La riunione è stata preceduta da un’insurrezione popolare nell’est del Congo contro i Caschi Blu a Beni, Nord Kivu, dove la base MONUSCO è stata attaccata, saccheggiata e data alle fiamme. Violenti dimostrazioni si sono succedute nel capoluogo del Nord Kivu, Goma. Le violente proteste, forse pilotate da forze politiche contrarie alla presenza dei Cachi Blu nell’est del Paese, sono il frutto di decenni di conflittualità tra la MONUSCO e le popolazioni locali. Decenni di accuse di collaborazione con i gruppi armatipartecipando alla rapina delle risorse naturali, mancata protezione dei civili, traffici illegali anche di armi, violenze sessuali e di numerosi crimini economici.

La furia popolare, fatta grottescamente passare come un attacco terroristico attuato da fantomatiche cellule jahidiste congolesi, si è scatenata a seguito del rifiuto della MONUSCO di assistere le forze armate congolesi (FARDC) nella guerraintrapresa contro il gruppo terroristico internazionale ruandese FDLR e altri gruppi ribelli minori, con l’obiettivo di pacificare le province dell’est, neutralizzando le varie bande armate. Una richiesta avanzata direttamente dal Presidente Felix Tshisekedi e declinata dalla MONUSCO, rifiuto che si ritiene motivato da unpassato di collaborazione e supporto militare ai terroristi ruandesi delle FDLR, durante la ribellione Banyarwanda del Movimento 23 Marzo (M23),avvenuta tra il 2012 e il 2013.

Le FDLR furono interpellate dalla MONUSCO durante l’offensiva contro il M23, nel 2013, dopo che le unità tanzaniane e sudafricane della FIB (Force Intervention Brigade) avevano sostenuto pesanti perdite negli scontri con i miliziani del M23. Questi miliziani si ritirarono dal Congo in Uganda, dopo che i loro ‘padrini’, i Presidenti Yoweri Kaguta Museveni e Paul Kagame, fecero un accordo regionale per mantenere lo status quo in Congo, e dopo aver ricevuto, dall’allora Capo di Stato Joseph Kabila, ampie assicurazioni di un considerevole aumento della loro quota all’interno del mercato illegale dei minerali congolesi delle province est. Grazie all’alleanza MONUSCOFDLR questo gruppo terroristico si rafforzerà fino ad arrivare a controllare per intero le sorti politiche e militari del vicino Congo, arruolando alla luce del sole centinaia di giovani disoccupati congolesi del Sud e Nord Kivu.

L’alleanza Governo di KinshasaMONUSCOFDLR continuò anche dopo la fine della ribellione M23. Nel 2014 il Presidente Kabila chiese alle FDLR di attuare un piano di sterminio contro l’etnia Nande, offrendo in cambio la possibilità di creare una HutuLand nel Nord Kivu. Tra il 2015 e il 2019 (prima dell’Operazione Corridoio Est) i terroristi ruandesi semineranno il terrore nelle zone abitate dai Nande Beni, Bunia, Butembo e Lubero, Nord Kivu. Centinaia di civili sono stati brutalmente massacrati e decine di proprietà distrutte e saccheggiate. I Caschi Blu non sono mai intervenuti in difesa della popolazione inerme.

La complice inattività dei Cashi Blu è dovuta da due fattori. Il primo dalla scomoda alleanza fatta con le FDLR durante la guerra contro il M23 che si è tramutata in un giro di affari milionario, inserito nel commercio illegale di oro, diamanti e coltan. Il secondo fattore è stato il massacro avvenuto presso il campo militare di Semuliki il 7 Dicembre 2017, quando trovarono la morte 15 Caschi Blu. L’attacco fu condotto dalle FDLR, in collaborazione con le forze speciali congolesi, per ordine del Presidente Kabila. Doveva essere un avvertimento rivolto alla MONUSCO. I servizi segreti di Kinshasa avevano scoperto l’adesione della MONUSCO a un piano eversivo ideato dagli Stati Uniti per rovesciare il regime del clan dei Mobutisti e deporre Kabila. Le FDLR diventeranno in seguito partner commerciali dell’Uganda nel traffico illegale di oro, e fornitori indiretti di coltan al Rwanda tramite intermediari congolesi.

Il Consiglio di Sicurezza ha approvato l’estensione del mandato di un anno, applicando, però, forti tagli tra gli effettivi: 1.240 caschi blu in meno. Il Consiglio di Sicurezza ha invitato le Nazioni Unite a studiare una exit strategy per la MONUSCO, arrivando alla conclusione che il suo mandato è prossimo al termine, considerando i successi ottenuti dall’Amministrazione Tshisekedi nel pacificare l’est del Paese. «La richiesta di formulare una exit strategy è supportata dalla positiva evoluzione della situazione sul terreno, in particolare nelle regioni dove la minaccia posta dai gruppi armati è ora diventata insignificante», si legge nel testo indirizzato al Segretariato delle Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza individua in 3 anni il tempo necessario per completare il ritiro delle truppe MONUSCO dall’est del Congo.

Le decisioni prese durante la riunione del 20 dicembre sono il frutto di un compromesso tra le parti pro e contro la MONUSCO.
Sul fronte ostile alla missione di pace ONU spiccano i Presidenti Felix Tshisekedi e Donald Trump. Il Presidente americano già nel 2017 aveva definito la MONUSCO come «una costosissima missione di pace incapace sul piano militare»imponendo forti tagli di uomini e fondi, preludio per la chiusura progressiva della missione. La fazione in difesa della MONUSCO è capitanata da una Francia che comunque non è apparsa troppo convinta che i Caschi Blu stanziati in Congo possano ancora servire alle politiche geo-strategiche nella regione come fu per il passato.

La scelta di un periodo di transizione pari a 3 anni è dettata dal buon senso. Non sarebbero solo i funzionari e gli impiegati nazionali e internazionali della MONUSCO a soffrire da una rapida fine missione. Attorno alla MONUSCO si è creato un florido mercato e una rapida fine della missione danneggerebbe l’economia delle province est. Ai commercianti occorre il tempo necessario per diversificare i clienti e cercare nuovi mercati per compensare la perdita dei profitti derivanti dagli scambi commerciali con la MONUSCO.
Approvando in pieno gli sforzi del Presidente Tshisekedi per liberare le province est dalle varie bande armate,
il Consiglio di Sicurezza ha imposto una ridefinizione della missione MONUSCO. Due priorità. Rafforzare la capacità di analisi dei conflitti locali e delle rivendicazioni della popolazioni. Sostenere il Presidente Tshisekedi nella sua diplomazia a livello regionale, caratterizzata da una politica di riconciliazione e integrazione economica con i bellicosi vicini del Congo per aumentare la sicurezza dei Grandi Laghi.

Sostenere la politica regionale di Tshisekedi significa contribuire alla deescalation delle tensioni politiche regionali.
Il Consiglio di Sicurezza non accenna ad un eventuale supporto logistico, militare e di intelligence della MONUSCO all’esercito congolese impegnato nella offensiva Operazione Corridoio Est dallo scorso maggio assieme ad unità dell’esercito e forze speciali del vicino Rwanda. Il Congo deve cavarsela da sola. Una decisione che fa comodo anche all’asse Angola CongoRwanda, i tre Paesi che stanno cercando di costruire una forte lobby di potere che possa controllare l’Africa Centrale, Orientale e del Sud.

Non mancano gli oppositori interni al Congo alla politica di riconciliazione con il Rwanda. Nella pre.vigilia di Natale, Adolphe Muzito (ex Primo Ministro dal 2008 al 2012) ha affermato che vi è la necessità di dichiarare guerra al Rwanda per ripristinare la pace in Congo. «Otterremo la pace solo se minacceremo il Ruanda occupando il suo territorio e se è possibile annettendolo» ha dichiarato Muzito in una breve conferenza stampa. Muzito, dopo essere defenestrato da Kabila, si aggregò alla piattaforma di opposizione Lamuka. I due più illustri membri, Moise Katumbi e Jean-Pierre Bemba, hanno preso le distanze dalle dichiarazioni di Muzito, dichiarandosi sorpresi. In effetti la dichiarazione contraddice il passato di Muzito, costellato da una spudorata collaborazione con il Rwanda all’interno del commercio illegale di minerali congolesi.

Nonostante queste dichiarazioni plateali e al quanto surreali, l’Operazione Corridoio Est continua, riportando importanti successi militari. Una strana guerra, mai ufficializzata, che appare solo come breve accenno nel discorso Presidenziale per gli auguri di Buon Natale alla Nazione. Una guerra al cui interno contiene la guerra segreta del Rwanda contro le FDLR e il regime burundese di Pierre Nkurunziza. Una situazione inedita nella storia contemporanea della Regione dei Grandi Laghi, che potrebbe avere esisti positivi quanto imprevedibili.

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