lunedì, Ottobre 21

Monsanto: zavorra per Bayer? Per l'azienda tedesca, l'acquisizione si sta rivelando un moltiplicatore di problemi

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Dopo le prime due sentenze sul Roundup che sono costate a Monsanto, ora parte integrante del colosso chimico tedesco Bayer, ben 150 milioni di dollari, i legali della società stanno cercando di fare di tutto per evitare ulteriori aggravi. Compito alquanto difficile, perché durante il recente processo che vede l’azienda chiamata in causa da due cittadini statunitensi ammalatisi di linfonoma non-Hodgkin che attribuiscono l’insorgere della patologia agli effetti del noto erbicida a base di glifosato, l’impianto accusatorio messo in piedi dagli avvocati di Monsanto è sembrato debole e comunque non all’altezza della situazione.

Lo dimostra l’andamento azionario del titolo Bayer, che proprio mentre i legali dei due cittadini Usa richiedevano alla società qualcosa come un miliardo di dollari di risarcimento – a loro dire proporzionali al fatturato di Roundup, pari a 892 milioni di dollari nel solo 2017 – registrava un crollo pari al 2,6%. Nell’arco di pochi giorni, il prezzo di una singola azione Bayer è passato da 62,23 a 54,90 dollari, prima di conoscere una lenta risalita.

Attualmente, su Bayer pendono oltre 13.000 cause legali intentate da una miriade di cittadini affetti dal linfonoma non-Hodgkin sulla base dei pronunciamenti dei giudici statunitensi, che per ben due volte hanno condannato Monsanto – e quindi Bayer – obbligandola al pagamento di 78,6 milioni di dollari di indennizzo a un giardiniere che aveva contratto il tumore dopo aver fatto uso del Roundup per svariati decenni. Al riguardo, tra le organizzazioni internazionali non c’è unanimità. Basti pensare che se l’International Agency of Research on Cancer definisce il Roundup come ‘probabilmente cancerogeno’, la statunitense Us Environmental Protection è di avviso completamente diverso. Fatto sta che, stando all’analista Sanford C. Bernstein, i problemi giudiziari in cui è incappata Bayer potrebbero costare alla compagnia qualcosa come 5 miliardi di euro tra spese legali e indennità da pagare.

Nonostante i vertici dell’azienda bavarese continuino a difendere l’operazione che portò all’acquisizione di Monsanto per 66 miliardi di dollari, sono sempre più numerosi gli esperti e gli investitori a ritenere che si sia trattato di un pessimo affare. In occasione dell’assemblea aziendale tenutasi lo scorso 26 aprile presso la Fiera di Bonn, 60 dei circa 3.600 azionisti di Bayer hanno preso la parola per scagliarsi duramente contro i membri del consiglio d’amministrazione, i quali erano peraltro stati sommersi da una valanga di fischi al momento del loro arrivo presso gli stand. A usare i toni più accesi sono stati i rappresentanti dei fondi Blackrock, Dws e Glass Lewis, schieratisi a fianco della maggioranza (55%) degli azionisti concorde nello sfiduciare il board di Bayer, che soltanto lo scorso anno aveva incassato il 97% degli apprezzamenti.

Ma i principali problemi che Bayern si troverà ben presto ad affrontare non sono tanto di natura economica, anche se, come ammesso dallo stesso amministratore delegato Werner Baumann, la capitalizzazione di Bayer ammonta oggi a poco più di 52 miliardi di euro (meno della cifra sborsata per inglobare Monsanto), a fronte degli 85 registrati nel 2018. Il vero rischio è infatti dato dagli irreparabili danni che l’inglobamento di Monsanto potrebbe verosimilmente arrecare a quello che si configura con ogni probabilità come il patrimonio più importante di cui beneficia l’azienda: la reputazione. Per quanto l’impresa sia già stata coinvolta in scandali anche di una certa rilevanza (come quello relativo a Lipobay, un farmaco per ridurre il colesterolo che nel 2001 costò la vita a 52 persone), le ripercussioni negative degli scandali legati a Monsanto che potrebbero verosimilmente prodursi sull’immagine di Bayer sono di ben altra portata. Anche perché Monsanto viene considerata una delle aziende più controverse del mondo quantomeno fin dalla Guerra del Vietnam, quando il mondo vide le forze armate Usa fare spargere sulla giungla locale la famigerata sostanza defoliante nota come Agente Arancio, responsabile dell’epidemia di tumori che ancora oggi affligge il Paese asiatico.

Allo stesso tempo, «Monsanto è osteggiata da decenni perché ritenuta un esempio da manuale del capitalismo predatorio che distrugge contadini e comunità locali per imporre piantagioni e monoculture su scala industriale. È detestata dagli avversari degli Ogm che l’hanno soprannominata Mutanto‘, ed è contestata ora da miglia di vittime dei pesticidi». Senza contare l’ostilità montante tra Germania e Stati Uniti, che sotto l’amministrazione Trump hanno ingaggiato una guerra commerciale con tutti i maggiori Paesi esportatori verso gli Usa che rischia di abbattersi pesantemente sulle principali aziende tedesche, a partire proprio da Bayer. Non è da escludere, anche per il loro straordinario tempismo, che le sentenze di condanna emesse dai tribunali statunitensi possano esser state influenzate dalle tensioni che attualmente caratterizzano il rapporto tra Washington e Berlino.

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