domenica, Marzo 24

Moneta unica africana: il ruolo della Ue Un obiettivo da raggiungere gradualmente per assicurarne l'effiacia. L'intervista al prof. Umberto Triulzi (Sapienza) e all'europarlamentare Enrique Guerrero Salom (S&D)

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Quello della moneta unica africana è un tema complesso e che lascia intravedere un percorso di lungo periodo per la sua implementazione. Se n’è discusso nell’ambito della task force presidenziale ghanese, ad Accra, con la presenza del presidente del Togo, Faure Gnassingbe, del presidente del Niger, Mahamoudou Issoufou e del presidente della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara. A rappresentare inoltre il governo nigeriano si è riscontrata la presenza del capo della Banca centrale della Nigeria. L’obiettivo vuole essere quello di giungere entro il 2020 ad una moneta unica nella sub-regione africana. Per comprendere meglio la questione, ed in particolare i rapporti tra Africa ed Unione europea in tale scenario, abbiamo intervistato Umberto Triulzi, docente ordinario di Politica economica e Politica economica europea presso la Facoltà di Scienze Politiche della Sapienza Università di Roma, e Enrique Guerrero Salom, parlamentare europeo del gruppo Alleanza progressista S&D, membro della Commissione Sviluppo a Strasburgo.

Una prima, rilevante questione in relazione al raggiungimento dell’obiettivo della moneta unica africana è quella del modo in cui si stia muovendo l’Europa in relazione a ciò. Triulzi sottolinea in merito che “La Commissione europea finanzia una parte delle iniziative di ECOWAS. L’Europa ha interesse a stabilire rapporti sempre più stretti con la realtà dell’integrazione monetaria africana. Ritengo, tuttavia, che l’Europa, anche sotto questo aspetto, potrebbe fornire molta più assistenza e aiuto per far comprendere quanto sia necessario lavorare sull’indipendenza delle istituzioni che governano questo processo. Gli stessi partecipanti alla Conferenza di Accra hanno riconosciuto il ritardo nel processo di integrazione monetaria sin qui realizzato: aiutiamoli”.

Guerrero Salom ricorda la delicatezza della questione e al tempo stesso il ruolo dell’Europa, che deve unire alla chiarezza una particolare cautela: “L’Unione europea deve stare molto attenta a questo problema. In definitiva si tratta di un progetto sul quale, nonostante sia stato sul tavolo da oltre un decennio, c’è una mancanza di informazioni chiare. L’Unione europea è sinceramente impegnata a facilitare lo sviluppo dell’Africa e pertanto sosterrà qualsiasi progetto che possa rappresentare un passo in avanti per il progresso del continente. Negli ultimi decenni, l’UE ha contribuito attivamente alla promozione della democrazia, del rispetto dei diritti umani e dello sviluppo economico nel continente africano. Ha anche fornito all’Unione africana e alle comunità economiche regionali il suo know-how. Detto questo, l’esperienza acquisita negli ultimi anni ci obbliga ad adottare un approccio cauto sulla necessità e sulla fattibilità di una moneta unica Africana”.

Insidie e asperità non mancano in tale percorso: afferma infatti Triulzi che “Questo tema deve essere affrontato con grande prudenza. Una moneta unica, per i Paesi dell’Africa occidentale, è un progetto molto ambizioso che potrebbe sì aiutare lo sviluppo degli scambi e del commercio, ma – noi europei lo sappiamo benissimo – si tratta di un progetto di lungo periodo. L’UE ci ha messo trent’anni, a partire dal Convegno dell’Aia del 1969, per arrivare all’introduzione dell’euro il 1° gennaio 1999, commettendo tutta una serie di errori che hanno portato al fallimento dei primi progetti di integrazione monetaria. Vedo enormi problemi in Africa. Un punto fondamentale per il raggiungimento di una moneta unica è il seguente: si tratta di Paesi che, pur avendo registrato successi nella crescita economica, hanno modelli di democrazia incompleti, regimi che non favoriscono l’alternanza politica e, per quanto attiene all’argomento che stiamo affrontando, non hanno banche centrali indipendenti dai governi. In Europa l’introduzione nel 1979 del Sistema Monetario Europeo (SME) ha permesso di avviare un coordinamento delle politiche monetarie degli Stati membri e ha consentito di gettare le basi dell’indipendenza alle banche centrali dai rispettivi ministeri di controllo. Puntare a realizzare il progetto di moneta unica africana entro il 2020, anche solo per questo aspetto, mi sembra un obiettivo di difficile attuazione. Inoltre, si tratta di Paesi che vivono situazioni molto diverse tra di loro e, al loro interno, permangono sistemi politici ed economici corrotti, livelli di povertà ancora elevati, debolezza istituzionale ed emarginazione della società civile. Nell’ultima riunione dei Paesi ECOWAS ad Accra, è emerso non solo il ritardo nel  percorso che dovrebbe portare a una moneta unica, ma anche una forte impreparazione, ammessa dagli stessi Paesi membri, nel realizzare gli ambiziosi obiettivi di integrazione e convergenza  economica e monetaria concordati. Guardando all’Europa, si comprende come il processo di indipendenza delle istituzioni monetarie centrali abbia richiesto tempi lunghi per essere realizzata e questa verità, per quanto riguarda la moneta unica africana, sembra ancora non essere stata compresa. Vedo inoltre un grande pericolo dovuto alla crescente presenza della Cina in Africa, una presenza indisturbata che si muove su molti terreni, che dispone di grandi risorse finanziarie e che non si fa molti scrupoli sulle condizioni dei lavoratori africani. L’Europa non può fare altrettanto e non si capisce come questi Paesi possano raggiungere progetti ambiziosi di integrazione non disponendo di mercati evoluti e di sistemi politici ed economici indipendenti”.

Una serie di prerequisiti non soddisfatti porterebbe infatti, secondo Guerrero Salom, al fallimento del progetto: “Le sinergie generate dai processi di integrazione possono avere effetti moltiplicatori non solo sull’economia dei loro membri, ma anche sulla sua stabilità politica generale. Nondimeno, si ritiene che la creazione di un’unione monetaria valida sia estremamente difficile. Le cose stanno così, iniziare un processo di questa portata senza il soddisfacimento dei prerequisiti fondamentali per il suo successo comporterebbe un serio rischio di rimettere il continente africano sull’orlo del baratro”.

Per inquadrare a fondo la questione è inoltre fondamentale considerare i numerosi attori in gioco. Accanto all’Europa, preponderante è il ruolo della Cina. Triulzi descrive in questi termini il ruolo di tale potenza asiatica: “La Cina è il Paese che oggi più investe in Africa, ha forti interessi ad acquisirne le risorse naturali, fa accordi commerciali molto aperti, porta risorse finanziarie e dà il suo aiuto per la costruzione di infrastrutture importanti, come le ferrovie. È il nostro competitor principale. Questi Paesi finiranno per dipendere dalla Cina più che dall’Europa: se ne dovrebbe tener conto nelle sedi comunitarie. L’Africa è enormemente importante per l’Europa, ma l’Europa non ha le stesse risorse della Cina. L’Europa, tuttavia, non può rimanere inerte rispetto all’aggressività degli investimenti cinesi e al principio di “non interferenza” negli affari interni espresso dalle autorità cinesi”.

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