sabato, Agosto 24

Monarchia oggi, quale il senso? In Europa sono presenti varie monarchie, ma potrebbero essere di più. Qual è lo stato dei movimenti monarchici oggi?

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L’8 dicembre ha avuto luogo in Serbia una grande protesta contro il Presidente della Repubblica di Serbia Aleksandar Vučić e il suo movimento, il Partito Progressista Serbo (Srpska Napredna Stranka, SNS). Le opposizioni sono scese in piazza per protestare contro una presunta deriva autoritaria della Presidenza, che, negli ultimi anni, avrebbe ridotto la libertà di stampa, in un contesto di aumentata corruzione e violenza: il pestaggio ai danni di Borko Stefanović, leader del piccolo partito Sinistra Serba (Levica Srbije, LS). La protesta ha coinvolto varie anime dell’opposizione a Vučić e a SNS, che in Parlamento può contare sulla maggioranza dei seggi – ben 160 su 250 – e sul sostegno al proprio leader che, anche se in continuo calo di popolarità da quando ha assunto la carica di Presidente nel 2016, rimane una delle figure politiche più popolari dello Stato ex-jugoslavo. Fra i vari partecipanti alla manifestazione, spicca per particolarità la presenza di nostalgici della monarchia che dal 1945 non ha più un ruolo nel quadro istituzionale serbo.

Il Principe ereditario Aleksandar II Karađorđević è l’attuale pretendente al trono di Serbia. È figlio dell’ultimo re di Serbia e Jugoslavia, Peter II, prima che quest’ultimo fosse allontanato nel 1945 dal trono a seguito della presa di potere da parte di Tito. Come ogni buon membro di una casa regnante europea, è imparentato con buona parte della nobiltà del continente. Ha vissuto per lungo tempo in Gran Bretagna, con la cui Corona ha ottimi rapporti: la Regina Elisabetta II è la sua madrina. Avendo trascorso lì gran parte della sua gioventù, parla inglese meglio del serbo, ma, nonostante ciò, gode di una buona popolarità in Serbia. Il sentimento monarchico serbo è piuttosto forte e si è fatto via via più concreto man mano che le ultime vestigia della Federazione Jugoslava sono venute meno – è del 2006 la fine della Confederazione di Serbia e Montenegro, ultimo relitto del progetto panslavista.

A sostegno del ritorno della monarchia in Serbia c’è laAssociazione Regno di Serbia, che si propone il compito di sensibilizzare l’opinione pubblica su come la figura del monarca possa meglio rispettare le esigenze del popolo serbo e soddisfare i suoi bisogni e interessi. In passato ha promosso una raccolta firme, patrocinata da Aleksandar II in persona, da sottoporre al Parlamento serbo. La richiesta, sottoscritta da oltre 120mila persone, richiedeva il ritorno dell’istituzione monarchica al posto dell’esistente repubblica. Il Re – che, come tiene a sottolineare, non ha mai abdicato – tornerebbe quindi sul suo trono a Belgrado, sebbene con poteri ridotti rispetto a quelli del 1945. Dall’associazione sono molto chiari su questo punto: il sovrano non avrà poteri assoluti, ma agirà nel rispetto della Costituzione. La sua figura sarà molto simile a quella di un Presidente della Repubblica unita a quella di un difensore civico: non interferirà nel potere legislativo, esecutivo e giudiziario, ma si limiterà a indirizzare, con le sue lodi e le sue critiche, la vita del Paese.

La nostalgia per le istituzioni monarchiche è molto sentita in quelle aree d’Europa che sono state parte del Patto di Varsavia. Con l’avvento dei regimi comunisti, vari sovrani sono stati costretti a scappare dalla propria Patria e riparare in esilio all’estero: il destino dei Karađorđević fu condiviso, fra gli altri, anche dagli Hohenzollern-Sigmaringen di Romania e dai Sassonia-Coburgo-Gotha di Bulgaria. Entrambe le famiglie, molto popolari in Patria, dovettero attendere la fine del regime comunista prima di poter fare ritorno: Mihai I, re di Romania, dovette attendere un ulteriore decennio dalla morte di Nicolae Ceausescu, poiché il Governo temeva la popolarità del sovrano. Lo Zar Simeon II di Bulgaria, ultimo monarca europeo in carica negli anni ’40 ad essere ancora in vita, ha invece avuto un destino leggermente diverso: infatti, alla fine del regime comunista, l’ex monarca non solo ha fatto ritorno a casa, ma ha preso attivamente parte alla vita politica del Paese. Ha fondato un suo partito, il Movimento Nazionale per la Stabilità e il Progresso (Nacionalno dviženie za stabilnost i văzhod, NDSV – anche detto Movimento Nazionale Simeon II), con il quale è entrato in Parlamento, ottenendo il 42,9% dei voti alle elezioni del 2001, 11 settimane dopo l’annuncio della sua partecipazione alla tornata elettorale. Simeon di Sassonia-Coburgo-Gotha è così diventato Primo Ministro della Bulgaria, rimanendo in carica per due legislature. Pur creando quelle condizioni di stabilità che hanno permesso alla Bulgaria di entrare nella UE, il suo partito ha conosciuto una grave crisi di consensi, fino alla completa estromissione dal Parlamento.

Se nell’Europa orientale gli ex sovrani hanno avuto un ruolo determinante nella vita politica odierna o se aspirano ad averla potendo contare su un discreto sostegno pubblico, qual è la situazione nell’ovest del continente? Con l’esclusione di quanti sono già effettivamente monarchie –  la Spagna, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia, il Regno Unito, il Liechtenstein, Monaco e il Vaticano – è difficile rintracciare in altri Paesi movimenti monarchici forti e coordinati. Quello che probabilmente può contare su una base discreta, anche facendo riferimento alla tradizione del passato e a un desiderio di grandeur mai nascosto né sopito, è probabilmente la Francia. Il Re è qualcosa di connaturato nell’animo dei francesi e non è bastata la Rivoluzione francese a distogliere dal DNA dei transalpini la loro vocazione alla monarchia: basti pensare che dal 1789 in poi in Francia si sono succeduti due imperi e due diverse monarchie. Lo stesso Presidente Emmanuel Macron si è presentato come una sorta di monarca repubblicano. Il movimento in Francia è però spaccato fra sostenitori della famiglia Borbone e di quella d’Orléans, se escludiamo la presenza di qualche ammiratore di Napoleone. Tuttavia, pur trovando un discreto sostegno nelle campagne, il discorso del ritorno alla monarchia non va mai oltre una folkloristica nostalgia.

In altre aree d’Europa è ancora più difficile fare considerazioni del genere. Ma una domanda sorge spontanea: quale sarebbe la posizione di una di queste monarchie all’interno dell’annosa battaglia fra sovranisti ed europeisti? Se è facile immaginare come i movimenti monarchici possano essere più propensi a una lettura nazionalista della faccenda, è più difficile capire cosa farebbero i diretti interessati, che, per loro natura, tendono a non esporsi. È però interessante analizzare un dato. Con le evidenti eccezioni del Regno Unito, che per ragioni storiche e culturali si è sempre sentito Altro dall’Europa, e della Norvegia, che non fa parte della UE, le monarchie moderne reggono Stati fra i più europeisti, come i Paesi del Benelux e la Spagna. Quando si dice: essere più realisti del re.

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