sabato, Agosto 8

Misteri nordcoreani: lotta di successione o cure?

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Kim_Jong-un

La completa assenza di flussi informativi in provenienza dalla “repubblica eremita”, suscita spesso nell’opinione pubblica internazionale interrogativi e dubbi su importanti avvenimenti nazionali, ai quali è impossibile fornire risposte rapide e soddisfacenti.  Non si sa mai, in effetti, se ci si trova di fronte a svolte epocali o a semplici incidenti di percorso, che non modificano minimante la rotta politica del governo e non intaccano la solidità del regime. Se consideriamo poi che i servizi segreti delle due Coree si fanno una spietata lotta sotterranea a colpi di “propaganda nera” e “intossicazione informativa”, alimentando versioni contrastanti di determinati eventi, si rimane  immancabilmente disorientati nel valutare gli accadimenti  politici del paese.

Come puntualmente è successo più di recente, quando Kim Jong-un, il “Maresciallo”, come viene ora chiamato, è scomparso dalla scena pubblica per diverse settimane, senza alcuna informazione da parte ufficiale. Per spiegare l’inusuale assenza, osservatori ed esperti hanno dapprima avanzato l’ipotesi che Kim III fosse alle prese con problemi seri di salute, avendo ereditato dal padre diverse patologie, quali diabete e alta pressione. Fenomeni peraltro aggravati dal forte penchant di Kim per l’alcol e soprattutto – si è detto e ripetuto – per i grassi formaggi svizzeri, in particolare l’Emmental…

Altri invece hanno visto nel momentaneo ritiro di Kim un colpo di coda nella lotta di successione manovrata dal governo cinese. Una successione che in definitiva non sarebbe del tutto piaciuta a Pechino, dove non sono state apprezzate le intemperanze verbali e politiche di Kim III, il quale ha tranquillamente continuato la sua scalata all’armamento atomico, nonostante le messe in guardia della Comunità internazionale, non ha allentato le sue minacce al mondo e, per finire, ha accolto col lancio di tre missili a corto raggio il poco gradito arrivo di Papa Francesco nella Corea del Sud!

 La Cina, è stato precisato, punterebbe ora, per la guida del Paese, sul fratellastro maggiore di Kim, Jong-nam, figlio di primo letto di Kim Jong-il, considerato più “aperturista”,  più favorevole insomma ad una svolta economica del Paese, più adatto a gestire una graduale evoluzione nordcoreana verso “il modello cinese”: introduzione dell’economia di mercato, ma strenuo mantenimento del regime a partito unico.

Altri esperti, infine, hanno sdrammatizzato parecchio la situazione, suggerendo che in definitiva non è questione né di problemi di salute, né di lotte per la successione. Kim III sta solo facendo un cura dimagrante per tenere meglio sotto controllo le malattie di cui effettivamente soffre, in particolare una fastidiosa gotta che lo avrebbe costretto all’immobilità per qualche tempo. Niente comunque di drammatico. Una sorta di disintossicazione alimentare per poter con più efficacia riprendere in mano le redini del comando. Dimagrito e in ottimo stato fisico per combattere con rinnovato impegno i nemici del regime. Insomma lotta per la successione, cure mediche o dieta dimagrante? Come di consueto le questioni nordcoreane si snodano tra dramma e farsa.

Certo ha destato qualche serio interrogativo il fatto che Kim Jong-il abbia disertato l’apertura della sessione parlamentare nel settembre scorso. Per la prima volta da quando è salito “al trono”, la sua sedia parlamentare è rimasta vuota. Subito qualcuno (il problema è che non si sa mai come “nascono” certe voci…) ha suggerito che Kim Jong-un si trovava agli arresti domiciliari in località segreta, tradito proprio da coloro che lui stesso aveva nominato ai più alti posti di responsabilità, in particolare il suo numero due Hwang Pyong-so. Sottoposto a forti pressioni da parte del governo cinese che avrebbe finalmente deciso di mettere da parte il poco affidabile Kim III,  Pyiong-so, si sarebbe lasciato convincere della assoluta necessità di arrestare la politica impressa dal giovane dittatore che punta a seguire una rigida linea politica di continuità. Una politica fatta di minacce nucleari e ricatti economici al mondo occidentale. Una politica che gli potrebbe sfuggire di mano. Una politica che non fa più comodo ai dirigenti di Pechino, impegnati a consolidare la loro credibilità sul piano internazionale e non più disposti ad appoggiare a qualsiasi prezzo il loro storico e turbolento alleato. 

Il segnale di questo mutato atteggiamento di Pechino si scorgerebbe nel contenuto del telegramma inviato a Pyongyang dal Presidente Xi Jinping in occasione del 66° anniversario della fondazione della repubblica Popolare e Democratica di Corea. Mentre negli anni passati in messaggi analoghi, descrivendo i successi del Paese, il Presidente cinese non mancava mai di fare ampi riferimenti alla indispensabile opera del Kim in carica e dei suoi illustri predecessori, questa volta si sarebbe limitato a parlare genericamente degli obiettivi realizzati dal Partito del Lavoro (partito comunista). Argomentazione forse un po’ debole, ma comunque significativa per alcuni osservatori internazionali dell’esistenza di una certa “fronda” nei confronti di Kim III, mostratosi sordo finora a qualsiasi voce di riforme economiche e sociali.

 Chi ha ragione? Impossibile dirlo. Forse nessuna delle tre ipotesi si rivelerà quella buona. Forse Kim Jong-un sta preparando qualche colpo di scena, come lui ne ha il segreto, per tornare al centro dell’attenzione internazionale, dopo un periodo in cui il mondo ha avuto ben altri problemi su cui concentrarsi.

 

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