sabato, Settembre 21

Missili iraniani: strategia di deterrenza? L'Iran considera i suoi missili capacità militari in grado di contrastare i suoi rivali regionali

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L’Iran considera i suoi missili capacità militari in grado di contrastare i suoi rivali regionali e nonostante le sanzioni internazionali, che hanno limitato notevolmente la capacità di Teheran di sviluppare le forze armate convenzionali, il Paese è diventato sempre più autosufficiente nello sviluppo di missili balistici. Infatti, tale sviluppo sarebbe stato influenzato anche dalla necessità di rispondere al crescente numero di sistemi antimissili balistici dei paesi del Golfo e di Israele.

Le vicine nazioni arabe del Golfo, ospitano basi militari americane che hanno in dotazione moderni aerei da combattimento e batterie antimissili acquistate dagli Stati Uniti.

Il 31 ottobre, il capo della guardia rivoluzionaria paramilitare iraniana (IRGC), il Generale Mohammad Ali Jafari, ha riferito ai giornalisti che il leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha limitato il raggio dei missili balistici sviluppati nel Paese a 2.000 km.

Il raggio di 2.000 chilometri include gran parte del Medio Oriente, tra cui Israele e basi militari americane nella regione. Questa potrebbe essere una preoccupazione per gli Stati Uniti e i suoi alleati. Il programma missilistico balistico iraniano non è stato incluso nell’accordo sul nucleare del 2015, raggiunto con le potenze mondiali.

La guerra Iran-Iraq, durata otto anni, aveva dimostrato l’inferiorità e l’inadeguatezza dei militari iraniani. La scarsa tecnologia, l’equipaggiamento e l’addestramento delle forze armate di Teheran sono costate circa 400.000 vittime iraniane. Inoltre, durante la guerra, il Paese aveva subito attacchi missilistici (Scud) dall’Iraq. Dopo la guerra, l’Iran ha cercato di consolidare l’industria della difesa e modernizzare le forze armate acquistando armamenti pesanti convenzionali dall’Unione Sovietica, ma anche da Cina e Corea del Nord per quanto riguarda missili e la loro componentistica.

Teheran con l’acquisto di missili e tecnologie nordcoreane, ha così fornito valuta preziosa a Pyongyang, fortemente sanzionato. Sembra che i missili nordcoreani e le relative tecnologie acquisiti in passato da Teheran continuino ad alimentare speculazioni su un’eventuale cooperazione in corso tra i due Paesi.

Secondo Elleman, senior fellow dell’International Institute for Strategic Studies di Washington, oggi l’Iran avrebbe in dotazione, probabilmente, missili con la capacità di superare i 2.000 chilometri (il missile balistico Khorramshahr), anche se ha scelto di limitare il suo raggio mettendo una testata più pesante.

Nel frattempo, l’Iran ha iniziato i lavori nella sua centrale nucleare di Bushehr di altri due reattori atomici per generare elettricità. Ali Akbar Salehi, capo dell’Organizzazione dell’energia atomica dell’Iran, sostiene che il primo dei nuovi reattori andrebbe in linea tra sette anni.

La Russia fornirà assistenza nella costruzione dei nuovi reattori, visto che Mosca aveva contribuito a rendere operativa Bushehr nel 2011. È la prima espansione dell’industria nucleare iraniana dall’accordo.

Secondo alcuni esperti l’Iran possiede il più grande arsenale di missili balistici in Medio Oriente, con più di 1.000 missili balistici a corto e medio raggio. Dal 2015 Teheran avrebbe condotto oltre 20 test missilistici.

Secondo il Centro per gli studi strategici e internazionali, l’Iran starebbe fornendo a Hezbollah e al regime al-Assad una fornitura costante di missili e razzi e probabilmente starebbe anche fornendo missili a corto raggio ai gruppi ribelli Houthi nello Yemen.

La risoluzione delle Nazioni Unite 2231 – emanata giorni dopo l’ufficializzazione dell’impegno nucleare iraniano – invita la Repubblica islamica a non effettuare test di missili balistici, ma non vieta loro di farlo. Secondo il testo della risoluzione, l’Iran è «invitato a non intraprendere alcuna attività relativa a missili balistici progettati per trasportare armi nucleari, inclusi i lanci che utilizzano tale tecnologia di missili balistici».

E’ condivisibile l’opinione di Tytti Erasto, ricercatore presso SIPRI, secondo il quale il programma missilistico iraniano non costituisce una minaccia globale. Piuttosto, fa parte di una più ampia dinamica di sicurezza regionale e non può essere affrontata isolatamente. Poiché i missili svolgono un ruolo chiave nella strategia di sicurezza nazionale iraniana, è irrealistico aspettarsi che il paese abbandoni gli sforzi per migliorare la loro operatività e la sopravvivenza attraverso i test.

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