domenica, Gennaio 24

Minori non accompagnati, ecco la legge

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La legge sull’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (msna), dopo tre anni di attesa, e un richiamo da parte  del Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite arrivato proprio 24 ore prima,  ha visto l’approvazione definitiva. La proposta di legge ‘Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati è stata approvata con 375 voti a favore e 13 contrari.

La figura che identifica i destinatari della nuova legge è giuridicamene definita come ‘lo straniero’, vale a dire il cittadino di Stati non appartenenti all’UE o l’apolide «di età inferiore agli anni diciotto (…) che si trova, per qualsiasi causa, nel territorio nazionale, privo di assistenza e rappresentanza legale» (Art. 2, co. 1, D. Lgs. n. 142/2015).
Elaborata a partire dal capillare lavoro sul campo svolto da un gruppo di esperti per la Onlus italiana di Save the Children, la disciplina in oggetto è confluita nel ‘Ddl Zampa‘ (dal nome della prima firmataria, la Deputata del PD Sandra Zampa), già approvato il 26 ottobre 2016 dalla Camera dei deputati. Con buoni auspici, Raffaela Milano, Direttore dei Progammi Italia-Europa dell’Organizzazione, aveva evidenziato il primato europeo per un documento organico e adeguato alla tutela di una condizione soggettivavulnerabile‘, di fatto e di diritto.

Già a partire dal 2011 l’indice annuo dei minori stranieri sul territorio era in aumento, nel 2016, al 31 ottobre, la Fondazione ISMU ha registrato un ingresso di 23.000 persone (quasi il doppio rispetto all’intero anno precedente) tra bambini e adolescenti, arrivati via mare e da soli in territorio italiano.
Solitamente, le notizie centrate sul dato numerico possono ben prestarsi a strategie di tipo emergenziale. Dal punto di vista demografico, sono proprio i bambini nati da genitori stranieri a garntire un bilancio positivo per la nostra popolazione. Tuttavia, l’assenza di una normativa che risponda alle esigenze contemporanee è un dato oggettivo. L”urgenza’ non sarebbe, allora, dettata dai numeri, ma dalla necessità di una riforma della cittadinanza, attuata mediante un sistema nazionale di protezione e accoglienza che tuteli i diritti fondamentali dell’infanzia e dell’adolescenza (sanciti dalla Convenzione ONU del 1989), definendo i doveri della società che accoglie.
La contropartita dei persistenti vuoti di tutela è evidente nel fenomeno dell’irreperibilità (più di 5000 minori nel 2015), destinato ad alimentare le reti di ‘invisibili‘ sfruttati dai racket della tratta di persone, della prostituzione minorile e del lavoro in stato di servitù (dai piccoli esercizi commerciali ai mercati generali, dalla raccolta di frutta per aziende agricole agli autolavaggi, dallo spaccio di stupefacenti alle varie forme di sfruttamento sessuale). Ciò assume rilevanza immediata e concreta se pensiamo che in Italia il lavoro minorile è un fenomeno radicato, capace di espandersi grazie a contesti ‘sommersi’ di migrazione.

Secondo la normativa attualmente in vigore e che la legge approvata ieri va a modificare e innovare, la protezione internazionale in Italia, regolata attraverso il D.Lgs n. 142/2015 (c.d. «Decreto Accoglienza») attua due Direttive europee del 2013, relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (n. 33) e alle vicende legate allo status giuridico dei soggetti protetti (riconoscimento e revoca, n. 32).  Definiti soggetti ‘vulnerabili‘, i msna sono destinatari di un sistema differenziato: la ‘prima accoglienzanon dovrà eccedere i 60 giorni e avviene in strutture adibite a identificare il minore, accertandone possibilmente l’età, e ad informarlo sui suoi diritti, richiesta di protezione compresa; la ‘seconda accoglienza‘, a conferma della disciplina già in vigore, consiste nell’accesso localizzato al sistema di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati (SPRAR) oppure, in caso di msna non richiedenti, nell’inserimento in programmi specifici disposti dagli enti locali beneficiari del Fondo nazionale per l’Asilo istituito dalla ‘Legge Martelli’ (L. 39/1990). Se tali strutture non fossero disponibili (pensiamo a una parte consistente delle nostre realtà territoriali), i Comuni nei quali si trovi il minore assicurano l’accoglienza con l’aiuto di contributi disposti dal Ministero dell’Interno in base a un Tavolo di coordinamento nazionale (Art. 16 D. Lgs. n. 142/2015), che prevede un Piano annuale per l’accoglienza, con criteri di ripartizione dei posti da adottare su scala regionale. Inoltre, dal 2016 (D.L. n. 113), seguendo la logica emergenziale, è possibile l’attivazione, da parte del Prefetto, di strutture temporanee supplementari «in presenza di arrivi consistenti e ravvicinati» (Art. 1-ter).  La capienza massima è fissata a 50 occupanti, che saranno msna di età inferiore ai 14 anni in attesa di essere trasferiti in strutture di seconda accoglienza.
Un sistema complessivamente non troppo collaudato, dove lo squilibrio distributivo finisce per pesare sui Comuni, generando frequenti speculazioni sugli appalti da parte di aspiranti titolari dei centri di accoglienza.

Vediamo, ora, i punti salienti della normativa approvata ieri.

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