lunedì, Ottobre 21

Ministro Trenta, si vergogni! Dopo l’intervista del Ministro della Difesa, disgusto e domande. A qual titolo la Ministro decide di ‘prendere’ quelle persone e portarle a Malta? E circa Sea Watch, ha notizia la signora Ministro del principio della divisione dei poteri?

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Leggo stupefatto e disgustato le dichiarazioni del Ministro della Difesa, signora Elisabetta Trenta, in relazione alle accuse di mancata cooperazione con il Viminale nella vicenda Mediterranea.

Dalle dichiarazioni di Matteo Salvini, si evinceva e si evince solo la volontà polemica e il tentativo, infantile, di alzare il tiro contro gli alleati di Governo, allo scopo di mantenere alta la tensione e continuare nella martellante propaganda a suo favore, fondata su una infondata e illogicapaura per i migranti e odio verso le ONG, che fanno il loro mestiere. Tutte cose, come ogni osservatore ben vede, miranti solo a distrarre l’attenzione dal molto che non si fa o si fa male.
Comunque. Vediamo un momento bene, partendo proprio da qui.

Quelle organizzazioni, da chiunque siano finanziate, sono nate proprio e esclusivamente allo scopo di soccorrere le persone che in mare rischiano di affogare. Se siano o meno ‘collegate’ alle organizzazioni di ‘commercio’ di migranti, è ancora oggi -dopo le audizioni parlamentari di Magistrati che sapevano tutto, ma non potevano provare nulla (e, lo ho detto e lo ripeto, un Magistrato non parla a vanvera: o sa e prova o tace, tertium non datur), dopo le discussioni parlamentari rumorose e inutili, dopo i litigi con questo e con quello- non dimostrato, e quindi, allo stato dei fatti, chiunque accusi quelle organizzazioni e i loro agenti di collusione con gli scafisti, commette il reato di diffamazione.

Ma c’è di più. Se il muscoloso Salvini e la signora Trenta permettono, oltre le 12 miglia dalla costa, e volendo oltre le 24, considerando così anche la zona contigua se non sbaglio mai dichiarata dall’Italia, il mare è libero. Libero significa che chiunque ci può navigare liberamente e che nessuno può impedirglielo. Per cui se, navigando nel mare libero, trova dei naufraghi e li raccoglie, non solo nessuno può impedirglielo, ma ha l’obbligo giuridico di farlo.

Altra cosa è la zona SAR, che non è altro che una parte di mare, dove gli Stati esercitano attività di controllo e salvataggio, non di polizia o altro. Queste zone sono o dovrebbero essere coordinate tra di loro per far sì che se qualcuno salva dei naufraghi, gli possa venire indicato dove dirigersi per portarli in salvo, come dispongono le norme di diritto internazionale e di diritto interno in materia di salvataggio.

Ma, di nuovo, attenzione. Il cosiddetto ‘porto sicuro’, non solo non è necessariamente il più vicino all’imbarcazione che salvi delle persone, ma non è soltanto un porto dove si possa attraccare senza danni da tempeste eccetera. Per porto sicuro si intende un posto (tra l’altro la disposizione internazionale, parla appunto di ‘posto’ e non di ‘porto’) dove non solo la vita del naufrago sia in salvo dall’affogamento, ma dove la vita del naufrago sia in salvo: in salvo e basta.
È evidente che se il posto in questione è un luogo dove il naufrago venga arrestato, imprigionato, torturato, minacciato o venga esposto ai rischi di una guerra, quel posto sicuro non è. Posto dunque che le autorità costiere debbono indicare un posto dove fare scendere i naufraghi (fare scendere, non tenere a bordo!) è solo ed unicamente il comandante della nave quello che può decidere se, alla luce della specifica situazione di fatto, quel posto indicato sia sicuro nella situazione specifica.
Specialmente alla luce del fatto -che dovrebbe essere valutato adeguatamente anche dall’autorità che indica il posto sicuro di approdo secondo il quale il naufrago, in quanto uomo, ha diritto -ripeto: diritto- a non essere riportato là da dove viene, se in quel posto possa subire i maltrattamenti di cui sopra, o le conseguenze politiche derivanti dalla motivazione del suo allontanamento dallo Stato di partenza o di transito.
Tutto ciò, ovviamente, andrebbe valutato sia dalle autorità costiere sia dal comandante della nave, al quale comunque nessuno può impedire di salvare naufraghi se ne incontra: fino a prova eventuale del fatto che li incontri d’accordo con delinquenti commercianti in carne umana; e anche allora potrà essere punito, ma solo dopo avere salvato i naufraghi!

Fino a qualche mese fa, nel mare Mediterraneo meridionale, era in atto una operazione europea di salvataggio e recupero di nome Sophia, destinata ad avvistare per tempo eventuali naufraghi, raccoglierli e poi distribuirli inpostisicuri, salvo poi redistribuire quelle persone tra i vari Stati europei, anche se ciò non è stato, colpevolmente, deciso e organizzato dagli Stati europei.
La missione Sophia, per espressa volontà del Governo italiano (leggi Salvini) è stata fortemente depotenziata, e privata della navi; non è chiaro come si possa fare una azione di salvataggio di naufraghi senza navi in mare. Ciò ha avuto due effetti, entrambi negativi: ha ridotto le capacità di individuazione e quindi salvataggio di naufraghi, da ciò l’impossibilità di conoscere esattamente se e quanti siano affogati in mare in questi ultimi mesi; e inoltre ha lasciato le sole navi delle ONG a pattugliare il mare alla ricerca di naufraghi.

La Ministro Trenta, in tono lamentoso, afferma: «Lo avevo detto a Matteo Salvini: senza la missione Sophia torneranno le ong. Non ha voluto ascoltare e adesso si lamenta» -incidentalmente il tono mi ricorda mia nonna quando mi avvertiva che se non mangiavo la carne arrivava il babau – e al Ministro Salvini che si domanda se «il ruolo delle navi militari italiane sia di far rispettare le leggi e i confini, o se servono da scorta per la navi fuorilegge» la Ministro risponde, sempre in tono lamentoso: «È sorprendente che ora torni ad attaccare i militari dopo che siamo stati noi a chiedere al Viminale se volevano supporto per il trasbordo dei migranti a Malta, visto che nessuno veniva a prenderseli». Sorvolo sul linguaggio sprezzante, si tratta di oggetti, di pacchi per la Ministro e ovviamente per Salvini.

Dal che si evincono alcune cose. Innanzitutto che, secondo Salvini, le navi delle ONG sono navi fuorilegge, che la Marina militare italiana ‘scorterebbe’. A parte che non si capisce come si possa ‘fermare’ una nave diretta a terra, a meno di affondarla (tesi della signora Meloni), da nessun documento che sia uno risulta che quelle navi siano fuorilegge, e, come ho appena spiegato, quelle navi, come qualunque altra nave, ha il diritto, ma specialmente il dovere, di salvare naufraghi. O si pensa che siccome il duo Salvini-Trenta ha deciso di non farsene carico, si debba assistere indifferenti al loro affondamento? Compito degli Stati che si affacciano su quel mare sarebbe di aiutarle, non di cercare di fermarle o affondarle.

Ma la Ministro Trenta aggiunge un’altra cosa gravissima, quando afferma che aveva offerto aiuto a Salvini per trasbordare quelle persone su navi militari italiane e portarle a Malta, e che Salvini ha rifiutato. Perché la domanda è: a qual titolo la Ministro decide diprenderequelle persone e portarle a Malta? quando, pur sorvolando sul fatto che non si tratta di prosciutti ma di esseri umani, quelle persone sono già a bordo di una nave italiana e quindi hanno diritto ad essere trattati secondo le leggi italiane e quindi, in particolare, di essere messi in condizione di ricevere l’aiuto internazionale da parte dell’Italia: accoglienza, protezione e, se del caso, asilo.
Il fatto che la nave sia territorio dello Stato è un principio che vale sempre, non soltanto quando fa comodo. Incidentalmente non si vede come, se i naufraghi venissero presi su una nave italiana per portarli altrove, come generosamente propone la Ministro, si possa negare loro di esercitare i diritti che sono propri di chi si trovi in Italia.
Un po’ di coerenza, signori Ministri, suvvia, aprite un abbecedario prima di parlare!
Che vi siano misure contro i trafficanti, come afferma la Ministro, va benissimo, ma che c’entra?
La domanda è: a qual titolo la Ministro intenderebbe raccogliere persone in mare e portarle altro che in Italia, salvo poi a redistribuirle nel rispetto delle regole?
Il dubbio, non attiene alla redistribuzione, ma al rispetto delle regole nella redistribuzione.

Poi, peggiorando ancora le cose, aggiunge non solo che i militari del suo dicastero stanno studiando i modi per accedere alle richieste di Salvini e cioè, se ne deduce, per raccogliere qualche naufrago e portarlo dove vuole Salvini, cosa in sé, lo ho appena detto, illecita, ma specialmente non sembra ricordare la Ministro il caso Diciotti, dove appunto si pose il problema, risolto dal giudice che ordinò lo sbarco. Mi domando: saranno disposti dei militari che hanno giurato sulla Costituzione adeportare’, lo ho scritto ieri, delle persone, senza il rispetto delle regole e delle procedure?

Forse sì: rabbrividisco, ma ormai nulla più mi stupisce. Ma anche in presenza di una norma della Corte Penale internazionale, che considera anche chi esegue ordini responsabile dei crimini ivi previsti? Incidentalmente, a norma di diritto italiano, se è vero che il Ministro Salvini non si può processare senza autorizzazione parlamentare come pure la signora Trenta, è però vero che dal Comandante di Stato Maggiore delle Forze armate in giù fino all’ultimo mozzo della Vedetta in vetroresina da 18 tonnellate, sono tutti perseguibili a norma di codice penale italiano, senza bisogno di autorizzazione alcuna. La non immunità di chi abbia eseguito ordini, discende nientemeno che dai ‘Principi di Norimberga’, parte del diritto italiano ex art. 10 della Costituzione.

Ma l’acme, il culmine la Ministro lo raggiunge quando, parlando del caso Sea Watch e del capitano che ha forzato il blocco ed è entrata in porto, conclude (e meno male che anche lei dovrebbe avere giurato sulla Costituzione!) che: «Non mi interessano i nomi o altro, se violi leggi dello Stato italiano ci sono delle conseguenze. E poiché ha messo in pericolo anche la vita dei nostri ufficiali della Guardia di finanza, è stato uno spettacolo che non approvo». Bene, brava, sorvolo sul faticoso italiano. Dice che ‘non approva’, e se il comportamento delle autorità italiane fosse stato illegittimo, come ho sostenuto anche io ma principalmente il giudice, cosa fa, non aspetta che sia la Magistratura a decidere cose si può e cosa non si può fare? Anzi, come fa la signora Ministro a dire che quella cosa la disturba, quando una ordinanza di un giudice dice che è regolare? ha notizia la signora Ministro del principio della divisione dei poteri? Peggio ancora di Salvini e Di Maio? Specie, lo ripeto, in presenza di una ordinanza (che è l’unico atto ufficiale e insindacabile al momento) che ogni Ministro ha l’obbligo di applicare e rispettare, e che afferma che di atti illeciti lì non ve ne sono? Certo, si potrò giungere a conclusioni diverse, ma ora come ora la situazione è quella e un Ministro della Repubblica, ha l’obbligo costituzionale di rispettare gli altri poteri dello Stato -come ho cercato di dire anche ieri- sempre e comunque, fino in fondo.

Me lo consenta signora Ministro: si vergogni!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.