venerdì, Maggio 24

Ministro Salvini: si tappi la bocca e rispetti il diritto e la Costituzione Le sentenze del Tribunale di Bologna e di Firenze a proposito del rifiuto, da parte dei rispettivi Comuni, di concedere la residenza a dei richiedenti asilo, sono state doverose, ecco perché

0

Nel bailamme sguaiato, violento, aggressivo e volgare di questa campagna elettorale permanente (ieri i toni sono diventati improponibili: «Sulla questione morale il M5S non fa passi indietro e alla Lega chiediamo di non cambiare sempre discorso, ma di tirare fuori le palle su Siri e farlo dimettere» si legge sul blog delle Stelle, e Matteo Salvini di tutta risposta che urla «tappatevi la bocca, lavorate e smettete di minacciare il prossimo. È l’ultimo avviso») che ci si illude che possa terminare il 27 Maggio, il Ministro dell’Interno -non so però di quale Stato visti i risultati in Italia- non manca di trovare il tempo -tra un comizio in felpetta o maniche di camicia puntualmente fuori dei pantaloni insieme al pancione sempre più evidente, e adorno di braccialetti multicolori- per prendersela, guarda un po’ con chi? Ma è ovvio, con la magistratura che si dovrebbe fare eleggere nel … PD!

Bene, usciamo dall’ironia e facciamo un momento il punto sulla situazione e, magari un minimo di analisi giuridica ‘generale e astratta’, come ha detto cripticamente il professore di diritto Giuseppe Conte a proposito della questione di Armando Siri.

La cosa nasce da una sentenza, anzi da due sentenze, del Tribunale di Bologna e di Firenze a proposito del rifiuto, in presunta applicazione del cosiddetto Decreto Sicurezza, da parte dei rispettivi Comuni, di concedere la residenza a dei richiedenti asilo. Badate bene: ‘richiedenti’, cioè persone che non hanno (ancora) ottenuto l’asilo, ma lo hanno richiesto, in applicazione delle norme internazionali e dell’articolo 10 della nostra Costituzione che definisce l’asilo un ‘diritto’ dello straniero che nel suo Paese non goda dei medesimi diritti e garanzie (politiche e giuridiche) di cui godono i cittadini italiani.

Ne ho parlato qui varie volte, ma riassumo. Si tratta di un diritto dello straniero, non quindi in alcun modo di una ‘concessione’ più o meno ‘graziosa’ o suscettibile di condizionamenti. Un diritto che, ovviamente, prescinde del tutto dal ‘modo’ in cui lo straniero sia giunto in Italia: se seidiscriminatoa casa tua, hai diritto a stare qui, anzi, a venirci, anzi, a venire in Europa, dato che l’Italia, almeno finora, fa parte dell’Europa.
Questa, detto per inciso, è l’unica cosa su cui avrebbe ragione Matteo Salvini, nel chiedere cioè che una parte di questi stranieri arrivati in Italia vengano distribuiti negli altri Paesi europei. ‘Avrebbe’ ragione, se la smettesse di fare finta di non sapere (o forse davvero non lo sa?) che non è l’Europa che gestisce le faccende delle migrazioni in materia di accoglienza, ma i singoli Stati, con esclusione deliberata ed esplicita della UE.

Ciò posto, nel cosiddetto Decreto Sicurezza (si è ben visto quanta sicurezza ci ha dato: qua ormai manco l’OK Corral, per non parlare degli stupri ormai quotidiani, e dei massacri … così giusto per scherzare!) c’è una norma scritta con cattiveria (anche questo lo ho detto più volte: questo Governo e Salvini in particolare, è caratterizzato dalla cattiveria, non dal rigore), e infatti, l’art. 13 n. 2 del Decreto, stabilisce di aggiungere al n 1 dell’art. 4 del cosiddetto Decreto accoglienza il n. 1bis: « Il permesso di soggiorno di cui al comma 1 non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica … ».

Dove sta la cattiveria, ma anche l’ingenuità degli insigni giuristi che hanno suggerito quel testo a Salvini? -… escludo che lo abbia ‘scritto’ proprio lui. Nel fatto che, a seguito di questa disposizione, una persona (ricordiamoci, si tratta di persone non di esseri extragalattici) che vuole l’asilo, in attesa di avere una risposta in merito (e in genere ci vogliono mesi e mesi se non anni e anni) si trova in una sorta disospensione dell’essere’ perché, la mancata iscrizione all’anagrafe (cioè, tra l’altro, l’impossibilità di ottenere la residenza là dove il richiedente asilo vive) impedisce di accedere ai servizi normali cui può accedere qualunque persona: la scuola, la sanità, eccetera.

Bene, direte voi, o meglio hanno detto Salvini & co. (a cominciare dagli stellini entusiastici votatori del decreto) sarà bello o brutto ma ‘dura lex sed lex’, cioè se questa è la legge si applica e basta, e il richiedente asilo, per dirla in un linguaggio aulico, ‘si attacca’.

Sorvoliamo sul fatto che tutto ciò è semplicemente un atto di ostilità gratuito verso il richiedente asilo, ma il punto importante è che la legge è solo una parte del diritto. Una legge, cioè, va letta insieme a tutte le altre leggi, precedenti e successive, di pari e di più alto grado, cioè vainterpretata’, cosa che manda in bestia Salvini & co., ma che è dovuta da parte del giudice: dovuta, sia chiaro, dovuta.

La quale giudice, infatti, afferma: «la mancata iscrizione ai registri anagrafici impedisce l’esercizio di diritti di rilievo costituzionale ad essa connessi,(appunto: le norme di grado più alto) tra i quali rientrano ad esempio quello all’istruzione e al lavoro … la norma non contiene un divieto esplicito di iscrizione per i richiedenti asilo, bensì evidenzia come il permesso di soggiorno per richiesta di asilo non costituisce titolo per l’iscrizione all’anagrafe».

Due e importantissime sono le affermazioni della giudice di Bologna. La prima, relativamente secondaria è che, anche se la giudice non lo dice esplicitamente, si capisce perfettamente che la disposizione usa, per così dire, un trucco: impedisce l’iscrizione all’anagrafe e quindi, ma senza dirlo, impedisce di ottenere la residenza, con quel che ne consegue.
Ma poi, senza tanti giri di parole (come ogni buon giudice sa e deve fare) ricorda che vi sono dei diritti di natura costituzionale (la sanità, ad esempio, l’istruzione, ecc.) che grazie a quel truccoverrebbero negati, e siccome si tratta di diritti fondamentali di ogni individuo, cioè essere umano, non possono e non debbono essere negati. Nella sentenza, infatti, si afferma anche: «Negare la residenza rende ingiustificatamente più gravoso l’esercizio di tutta una serie di diritti da parte dei richiedenti asilo. Senza un documento di identità, per esempio, è difficile non solo avere un medico di base, ma anche prendere la patente, iscriversi a un corso professionale o, banalmente, aprire un conto in banca e quindi lavorare, dal momento che lo stipendio viene versato su conto corrente». ‘Ingiustificatamente’, appunto, la cattiveria.

Ma, aggiungerei io, per chiarire, tra i diritti costituzionali citati dalla giudice (appunto sinteticamente) ci sono anche quelli di ‘provenienza’ internazionale, che fanno parte del nostro ordinamento, proprio, tra l’altro, grazie a quell’art. 10 della Costituzione, dove si assicura il diritto all’asilo. Il che, ovviamente, è esplicitamente previsto sia nell’art. 2 della Costituzione (che appunto riconosce i diritti dell’uomo) che nella legge 286/98 dove si prevede esplicitamente che allo straniero sono riconosciuti i diritti fondamentali.

In precedenza, il giudice di Firenze aveva, per dir così, rincarato la dose affermando che «Ogni richiedente asilo, una volta che abbia presentato la domanda di protezione internazionale, deve intendersi comunqueregolarmente soggiornante’, in quanto ha il diritto di soggiornare nel territorio dello Stato durante l’esame della domanda di asilo e, quindi, è autorizzato a presentare domanda di iscrizione all’anagrafe».

Bene, di fronte queste sentenze ci si potrebbe limitare a dire “va bene, ricorreremo in appello, eccetera” anche se il Ministro non potrebbe, ma solo il Sindaco a cui la sentenza è rivolta, ma sorvoliamo. L’unica cosa che non si può dire e che un Ministro assolutamente non può dire è: «Io i documenti li do a chi merita gli altri tornano a casa dal primo all’ultimo. Se sei qui a far casino e a spacciare droga, via, non abbiamo bisogno di certa gente. Lo dico anche per rispetto dei tanti immigrati regolari, che pagano le tasse, mandano i figli a scuola (sic! Ma se la legge gli impedisce propri quello!) … Non mi interessa se hanno pelle bianca, gialla, nera, rossa o verde».
Eh no, signor Ministro: primo, non è lei che dà i documenti, ma la legge che stabilisce a chi e quando si devono dare; secondo, non si tratta di meritare, ma di avere diritto; non si può affermare che chiunque voglia entrare in Italia «è qui a fare casino»: al di là del linguaggio da osteria non c’entra con il problema. È il solito trucco: ‘parlare d’altro’, usando argomenti propagandistici anche (anzi specialmente) quando non c’entrano per nulla.

Di nuovo come al solito: ‘decido io’, ‘faccio io’, ‘do i documenti a chi voglio io’, eccetera: non è fascismo, per carità, però, certamente non è la democrazia della nostra Costituzione, sulla quale quel signore ha giurato.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.