lunedì, Gennaio 27

Ministro Fioramonti, un po’ di jogging al cervello, please! Battute tra l’ovvio, l’azzardato, e la propaganda dei temi classici dei M5S da un Ministro che invece di occuparsi di istruzione prova fare la politica energetica

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Ennesima bomba (bombetta, diciamo) sul Governo. A lanciarla, questa volta è il Ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti. Intervistato da ‘Valori.it’, a Madrid, a margine della Cop25, il Ministro ha parlato di ENI, per dire, in sostanza, che l’azienda deve puntare allariconversione totalese no non ha futuro.

Questo nel giorno in cui Greta Thunberg viene scelta come persona dell’anno’ dalla prestigiosa ‘Time’, Ursula Von der Leyen presenta all’europarlamento il New Green Deal europeo, e, ENI, in Tunisia, attraverso la controllata Eni Tunisia BV, e in partnership con la Compagnia di Stato Entreprise Tunisienne d’Activites Petrolieres (ETAP), inaugura un nuovo impianto fotovoltaico nella concessione di Adam, in prossimità dell’impianto di produzione di idrocarburi, in cui genererà energia solare, impianto che prevede, spiegano i tecnici, un sistema di batterie di accumulo da 2,2 MegaWatt di picco/1,5 MegaWattora che permetteranno di favorire l’integrazione con le turbine a gas esistenti, garantendo l’ottimizzazione dei costi operativi, sistema di generazione ibrida che unisce gas, fotovoltaico e stoccaggio,configurandosi come uno dei più importanti e innovativi al mondo.
Quando si dice il ‘tempismo’…

Nel giro di qualche ora si scatena un mezzo inferno. Le opposizioni, come direbbero i cronisti parlamentari, ‘insorgono’, fino arrivare a chiedere le dimissioni del Ministro, non prima di chiedere ad un altro Ministro, il Ministro per lo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ovvero al Ministro che ha la competenza (parola grossa ‘competenza’, ma in questo caso intesa come ‘delega’) di verificare e, se del caso, di smentire il proprio collega.

Ma che ha detto il Ministro di così grave? Basta leggere l’intervista (lasciamo perdere i ‘riporti’, tagliati e montati ad uso e consumo della linea della testata che ‘riporta’, e sappiamo quanto in Italia le testate più che d’informazione siano di propaganda). «L’Eni è una grande risorsa per il Paese se opererà una riconversione totale di tutti gli asset produttivi. È necessaria una moratoria di tutte le nuove ricerche di fonti fossili. Ed è necessario un piano radicale che possa dimostrare in che modo l’azienda possa restare un asset strategico nel Ventunesimo secolo», ha esordito il Ministro. E «glistranded assets prima o poi diventeranno un problema per tutte le grandi compagnie petrolifere», «Il petrolio che hanno in pancia non sarà più una risorsa, ma un costo. Quindi io mi preoccupo per l’economia italiana e per un colosso che si potrebbe trovare, di qui a 20 anni, nelle condizioni di non riuscire a sostenere il proprio debito». Aggiunge Fioramonti: «Quello delle fonti fossili è un mercato morto», «È per questo fondamentale che si utilizzi questo tempo che ci resta per un cambiamento drastico. Occorre investire in modo radicale nella riconversione totale verso le rinnovabili, l’idrogeno, le nuove frontiere della decarbonizzazione. Quello del fossile è un mercato morto». E per concludere «finora, che io sappia, nessuno nel governo italiano lo ha detto. Perché si tende a spiegare che una grande azienda è un asset sulla base di quello che ha fatto in passato e non tenendo conto di ciò che potrà fare in futuro». Questi i virgolettati che appaiono nell’intervista al centro dello scontro, ‘Fioramonti: «Riconversione totale per Eni. Il petrolio va abbandonato»’.
Poche battute, tutto sommato, che più che una vera e propria intervista
sembrano dichiarazioni raccolte al volo, magari da un Ministro in corsa tra un discorso e l’altro.

Battute tra l’ovvio, l’azzardato, e la propaganda dei temi classici dei M5S -a partire dalla «moratoria di tutte le nuove ricerche di fonti fossili». Il vero problema di queste battute è che un Ministro dell’Istruzione che si mette a dichiarare sulla politica energetica (che l’Italia di fatto non ha da tempo, e men che meno ce l’ha questo Governo) è ridicolo, ridicolo lui, ma, peggio, contribuisce a dare del Governo l’idea di una banda di arruffoni mattacchioni dove tutti si occupano di tutto perché competenti in niente, capaci di nulla, irresponsabili allo sbando, che giocano con i piani industriali di una società energetica di Stato (fa sempre bene vedere la tabella dell’azionariato) quotata in borsa. Da ‘manicomio’, ha detto qualcuno in queste ore, e in effetti….

In nottata ho ricevuto l’intervento di Michele Marsiglia, Presidente FederPetroli Italia, un nota che sarà diramata questa mattina. Le parole del Ministro, afferma Marsiglia, «sono una grande mancanza di rispetto e una vergogna per le aziende del Mondo dell’Oil & Gas internazionale ed in particolar modo per migliaia di lavoratori che fanno grande la nostra ENI e tutto l’indotto che vive grazie al Petrolio». Petrolio con la ‘P’ maiuscola, come ci ha abituati Marsiglia. Il Presidente, uno che nei giorni scorsi ci ha spiegato bene a che punto siamo in fatto di petrolio, senza mezzi termini, e che proprio pochi giorni fa ha fatto una seria riflessione in fatto di tentativi e incongruenze in tema di politiche ambientali e petrolio, dice chiaramente «il Ministro questa volta non è stato in grado di comprendere la gravità delle affermazioni», definendolo «irresponsabile nel pronunciare dichiarazioni del genere», e ci va giù pesante: «Fioramonti non ha forse pensato ai migliaia di azionisti, a piccoli e medi risparmiatori, alle migliaia di aziende, alle famiglie che hanno investito i loro risparmi da anni nel titolo ENI, penso proprio di no. Bisognerebbe che le Autorità di Controllo dei Mercati e la CONSOB potessero riconoscere un ipotetico reato diinterferenze sulle comunicazioni di mercato’, in questo modo il Ministro si assumerebbe tutta la responsabilità penale nel qual caso il titolo ENI nei prossimi giorni crollasse sulle Borse Internazionali».
Marsiglia invita poi il Ministro dell’Istruzione a riferire nelle dovute aule parlamentari su quanto dichiarato, e poi, fatto ciò, «a fare un giro con noi in Basilicata, a Ravenna e poi Libia, Iran, Nigeria, Kuwait, Kazakistan per poi ripartire con un nuovo planning internazionale e stringere la mano, cantiere per cantiere, a tutti quei lavoratori che vivono con il Petrolio».

Il problema che evidenzia l’intervento, al solito fuori dai denti, di Marsiglia è la malattia propria di questo Governo, per altro malattia di una grossa parte dell’Italia di oggi: l’incompetenza aggravata dall’arroganza di credere (o voler far credere) di sapere. Proprio il ‘sapere’ del quale Fioramonti dovrebbe occuparsi …. di questo, non di altro.

«L’industria dell’Oil & Gas da tempo sta investendo in forme di energia diverse e con alta eco-sostenibilità, non servono stupidi proclami davanti ad una platea internazionale come quella del Cop25, ma il Ministro evidentemente non è al corrente di quanta sofferenza l’Industria energetica italiana sta attraverso negli ultimi anni in Italia per una mancata Strategia Energetica Nazionale e con il continuo e ridicolo blocco di qualsiasi autorizzazione. Una vergogna che prima o poi finirà, caro Ministro, prima del Petrolio», conclude Marsiglia.

Magari Fioramonti avrebbe potuto occuparsi dello ‘sconquasso culturale, che non possiamo e non dobbiamo lasciar esplodere, che deriva dallo ‘scontro Petrolio-New Green Deal, o meglio Petrolio-Economia verde, Petrolio e vita del pianeta. Questo sì, avrebbe potuto rientrare nelle sue competenze. Una serena riflessione su questo, ieri, giorno della New Green Deal, avrebbe avuto senso. Avrebbe senso porre alla scuola il problema di come occuparsi del tema.
Noi siamo tra coloro che non solo non si sono scandalizzati, ma, anzi, abbiamo tifato, quando, a settembre, Fioramonti chiese ai Presidi di giustificare gli studenti che, invece di andare a sedere sui banchi degli istituti, avessero deciso, venerdì 27 settembre, di andare in piazza a manifestare in occasione della mobilitazione mondiale contro il surriscaldamento globale (avendone la solita stupidissima risposta da burocrati con paraocchi incapaci di guardare oltre le fitte regole dei regolamenti). Fece bene, benissimo, ne restiamo convinti, perché il clima, ovvero l’emergenza climatica, ovvero ancora l’educazione al clima e all’emergenza climatica (per favore: inseriamola nei programmi e facciamola diventare materia d’esame) non solo è priorità, ma si porta avanti anche invogliando i ragazzi a scendere in strada, dire la loro, combattere per il clima, cioè USARE la testa, non soltanto riempiendogliela di nozioni, usare la testa, metterci la faccia e pure il fegato.
Ecco, a settembre, avevo pensato che finalmente avessimo un Ministro dell’Istruzione intelligente. Avevo pensato …. temo di aver sbagliato.

Se qualcosa è morto o sta per morire non è il Petrolio, sul quale serve una seria, serissima riflessione, è la voglia e la capacità di far fare del sano jogging al cervello. E i risultati si vendono, basta muoversi dalle parti di Palazzo Chigi.

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