venerdì, Febbraio 28

Ministri ' Amici della Siria ’, incontro a Londra Denuncia delle elezioni presidenziali

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La questione siriana, che va avanti da 3 anni e che vede contrapposte militarmente le forze governative e quelle dell’opposizione, si pone come tematica principale dell’incontro svoltosi stamattina a Londra tra i ministri degli Esteri di 11 paesi del gruppo ‘amici della Siria’. L’intenzione è stata quella di discutere in un momento cruciale – a pochi giorni dalle elezioni presidenziali fissate da Damasco per il prossimo 3 giugno – degli sforzi necessari «a sostegno di un futuro democratico per la Siria, libera da Assad». In un incontro con i giornalisti italiani, il ministro italiano Federica Mogherini ha illustrato i quattro punti della dichiarazione: appoggio alle risoluzioni dell’Onu per l’assistenza umanitaria; assenza di riconoscimento del  7-8% di armi chimiche;  sostegno all’opposizione moderata; denuncia delle elezioni presidenziali.

Le dichiarazioni – in seguito allo stesso incontro – fatte dal Segretario di Stato americano Kerry, riecheggiano come molto forti e denotano una posizione ferma e decisa anche della Casa Bianca:  «Le elezioni presidenziali organizzate dal regime siriano sono una farsa, un insulto e un’impostura».

A due passi dalla Siria le cose non vanno meglio: nei Territori Palestinesi in occasione delle ricorrenza del 66° anniversario dela Nakba, ossia della “catastrofe” come i palestinesi chiamano il dramma dell’esilio seguito alla creazione dello Stato ebraico del 1948, stamane ci sono stati scontri nelle vicinanze della prigione di Ofer, in Cisgiordania. Nella Striscia di Gaza, centinaia di persone hanno marciato fino a Erez, al valico di confine con Israele. Manifestazioni si sono tenute anche a Hebron, Nablus e Ramallah, dove le persone in strada si sono fermate in silenzio per 66 secondi al suono delle sirene.

Le dichiarazioni di Netanyahu aprono però a uno spiraglio di speranza proprio nel giorno di questa importante ricorrenza. L’attuale situazione di fallimento nelle trattative di pace con i palestinesi non piace al premier israeliano che è in cerca di opzioni per rimuovere lo stallo in corso. Netanyahu ha chiesto ai suoi ministri già due settimane fa “idee” su quali “passi” Israele possa intraprendere in una fase segnata dalla fine dei negoziati e dalla riconciliazione tra le due fazioni palestinesi di Fatah e Hamas.

Al confine con Israele il Parlamento libanese invece non è riuscito neanche stavolta a trovare un accordo per eleggere un nuovo Presidente, essendo mancato il quorum in aula per il boicottaggio del blocco guidato dal partito sciita di Hezbollah. Si trattava della quarta votazione, per la quale era necessaria una maggioranza semplice: dato che il mandato di Michel Suleyman alla presidenza della Repubblica scade il 25 maggio, è probabile che possa verificarsi un vuoto di potere. Secondo la legge libanese se il Parlamento non riesce ad eleggere un Capo dello Stato prima degli ultimi dieci giorni di mandato, scaduto tale termine non può riunirsi se non a questo scopo, il che paralizzerebbe ogni attività legislativa a partire da giovedì prossimo.

Le elezioni vanno avanti pure tra l’ex ministro degli Esteri Abdullah Abdullah e l’ex ministro delle Finanze Ashraf Ghani che si sfideranno al ballottaggio dopo il primo turno delle elezioni presidenziali afghane del 5 aprile. La Commissione elettorale ha annunciato stamani i dati ufficiali del voto.

«Nessun ha superato la soglia del 50%, ha confermato il capo dell’Iec, Ahmad Yusuf Nooristani. «Ci sarà un secondo turno. Pensiamo di fissare il voto per il 14 giugno». Secondo i risultati delle elezioni del 5 aprile, Abdullah ha conquistato il 50% dei voti, mentre Ghani ha raccolto il 31,6% delle preferenze.

Da un’ex repubblica sovietica l’attenzione torna all’ex Madre Patria dove spicca il tono conciliatorio di chi ha già raggiunto nel 2012 la carica di governatore. Il premier russo Dmitry Medvedev rilascia una dichiarazione sulla crisi del gas in Ucraina: «La Russia», ha assicurato, «rispetterà i suoi impegni contrattuali». In ogni caso, a pochi giorni dalla visita del presidente Vladimir Putin a Shangai per consolidare partnership commerciali ed economiche in Asia, il premier precisa che «tutti i partner sono ugualmente importanti per la Russia, sia i paesi asiatici che quelli europei» ha sottolineato. Ieri Medvedev non aveva escluso il riavvio di negoziati sul prezzo del gas con l’Ucraina (che da aprile la Russia ha portato a 485 dollari per mille metri cubi da 268,5) se Kiev inizierà a saldare parte del suo debito.

Il Presidente Russo Vladimir Putin, invece, torna a scrivere ai leader dei paesi europei lamentando di non aver ricevuto alcuna risposta in seguito a una sua prima lettera, il mese scorso, in cui denunciava la crisi del debito del gas dell’Ucraina: «sono stati avviati colloqui con i rappresentanti di diversi paesi non europei a Mosca, non abbiamo ricevuto alcuna proposta dai nostri partner europei sul modo di stabilizzare la situazione». L’unico contatto con paesi europei, è stato l’incontro a Varsavia con il commissario per l’energia Ue Gunther Oettinger, a cui ha preso parte il ministro ucraino Yuri Prodan.

Il portavoce del ministero degli Esteri russo, Aleksandr Lukashevich, ha invece accusato la missione Osce in Ucraina di «indicare inadeguatamente o non indicare» nei suoi rapporti il ricorso «quotidiano alle forze armate contro la popolazione da parte delle autorità di Kiev», nonché la presenza del gruppo paramilitare nazionalista ‘Pravi Sektor’ e di mercenari. Lukashevich ha inoltre denunciato “la violazione dei diritti e delle libertà della popolazione di etnia russo e russofona e di altri gruppi etnici». L’Unicef   è inoltre   profondamente preoccupato per i disordini in Ucraina e il loro impatto dannoso sulla vita dei bambini in seguito a segnalazioni di bambini feriti e uccisi a Odessa.

Mentre da una parte c’è chi vuole ridimensionare una guerriglia dall’altra parte qualcuno pensa ad aumentare la propria potenza militare: il Primo ministro giapponese Shinzo Abe ha oggi nuovamente ribadito la sua determinazione a voler realizzare il suo progetto di vedere un giorno l’esercito nipponico giocare un ruolo più grande di quello attuale che lo confina all’autodifesa. Dopo aver ricevuto un rapporto stilato da esperti, Abe ha spiegato in conferenza stampa le ragioni che lo spingono a voler modificare diverse leggi per sancire il diritto all'”autodifesa collettiva”, termine che in realtà nasconde una evoluzione storica per il Giappone del dopo guerra: il diritto per l’esercito di partecipare ad operazioni all’estero per aiutare gli alleati, in primis gli Stati Uniti, ma anche di utilizzare la forza in azioni di peacekeeeping sotto l’egida dell’Onu.

Anche l’America pensa ai suoi alleati ma dell’Africa occidentale. L’esercito americano ha così inviato in Nigeria dei droni per la sorveglianza aerea allo scopo di individuare il luogo in cui vengono tenute in ostaggio le 200 e passa studentesse cristiane nigeriane rapite da Boko Haram. Dopo avere inviato velivoli con piloti. Secondo quanto ha reso noto il Pentagono, si tratta di droni Global Hawk, capaci di volare ad alta quota, e di aerei MC-12.

La Nigeria però dovrà anche gestire i suoi nuovi concorrenti africani. Infatti, investitori stranieri appaiono sempre più interessati a un crescente numero di paesi africani, oltre ai soliti, e ad altri settori della loro economia, a parte quelli minerario e petrolifero. E’ quanto emerge da uno studio condotto dalla londinese Ernst&Young, che ha visto coinvolti circa 500 leader economici mondiali.

Nel 2013 è stato infatti registrato un calo del numero di progetti in Sudafrica e in Nigeria, a fronte di un aumento di iniziative in Ghana, Mozambico, Tanzania e Uganda. Miniere ed energia non figurano più tra i “primi 10” dei progetti avviati, che riguardano oggi anche tecnologia, media, telecomunicazioni, distribuzione, prodotti al consumo e servizi finanziari. Secondo il Fondo monetario internazionale, il mercato della classe media del continente conta circa 150 milioni di persone. Stando allo studio di Ernst&Young, la maggior parte degli investimenti arriva da Regno unito, Stati Uniti e Sudafrica, ma si registra anche un “forte aumento” di quelli provenienti da Giappone e Spagna.

 

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