venerdì, Ottobre 18

Ministeriale dello Spazio, Space19+: Serve veramente esserci? Il parere di un’altra testa pensante dello spazio: l’ingegner Leonardo Gagliardi di 2064OuterSpace. Il COMINT in questo momento “non ha sufficienti informazioni per poter dialogare con partner e controparti di lunga esperienza”

0

Abbiamo più volte dato voce dei cambiamenti che si stanno concretizzando in queste settimane, nel mondo dello spazio, nell’affiancamento tecnico alla compagine politica di governo. Sono manovre complesse, la cui efficacia sarà giudicata dai risultati conseguiti, più che dalle aree di appartenenza dei singoli operatori prescelti. Ma che influenza avranno le nuove figure chiave quando saranno note le decisioni che l’Esecutivo dovrà prendere negli accordi internazionali?
Ci sembra necessario parlare, a proposito, della futura conferenza ministeriale dello spazioSpace19+– che si svolgerà il prossimo novembre a Siviglia, che fa seguito alla Intermediate Ministerial Meeting, organizzata il 25 ottobre 2018 presso il Centro Europeo di Astronomia Spaziale a Villanueva de la Cañada. Tema che abbiamo sollevato già in agosto.

Una manovra che complessivamente pesa tra i 10 e i 15 miliardi di euro -a seconda di quali saranno gli accordi finali- e che imposta il prosieguo della politica spaziale per i Paesi membri dell’Agenzia Spaziale Europea, l’ente internazionale incaricato di coordinare i progetti dei suoi componenti. È semplice comprendere che gli argomenti e le motivazioni che muoveranno i delegati saranno riferibili agli interessi dei loro Paesi. 

Ma cosa potrà dire l’Italia? 

Abbiamo posto la domanda all’ingegner Leonardo Gagliardi; una storia professionale che lo ha visto protagonista dei principali programmi spaziali nazionali ad iniziare dal Piano Spaziale Nazionale del CNR, nelle più significative imprese e agenzie. Ora, progettista indipendente, è membro di 2064OuterSpace, il club fondato da Silvano Casini (che abbiamo interpellato nelle scorse settimane proprio in fatto di Ministeriale di Siviglia) che raccoglie persone di larghissima esperienza nel campo delle attività spaziali, di cui abbiamo già parlato.

Ingegner Gagliardi, come vede la partecipazione italiana alla Ministeriale di Siviglia? 

Non nascondo la mia preoccupazione. Il cambio di squadra al Governo sta comportando una serie di movimenti di sedie e poltrone. In questo quadro il ruolo del COMINT avrebbe avuto un peso maggiore se gli argomenti da trattare fossero stati più sedimentati. Il comitato è costituito di diversi ministeri e conferisce una significativa autonomia strategica alla politica nazionale in materia di spazio, attraverso la legge n. 7/2018, che ha riformato la governance nazionale con il conferimento al Presidente del Consiglio dei Ministri dell’alta direzione, della responsabilità politica generale e del coordinamento delle politiche di tutti i dicasteri interessati ai programmi spaziali. 

È un elemento di continuità.

Sicuramente, se il Governo avesse già discusso più volte alcune tematiche che saranno oggetto della riunione. Il COMINT ha il compito di elaborare le strategie governative ed industriali atte ad affrontare le nuove sfide che derivano da necessità di sicurezza o da nuovi sviluppi. Dunque, una macchina ben congegnata ma che è anche uno strumento essenziale al controllo delle relazioni internazionali in materia di alleanze e probabili fusioni o accorpamenti industriali. 

Quali saranno i temi da affrontare al Palacio de Exposiciones y Congresos della bella città andalusa?

Direi che uno dei capitoli da esaminare prioritariamente, se non vi sarà modo di evitare la riunione perchè le parti in causa non riusciranno a comprendere le ragioni per cui necessita una moratoria, è proprio relativo agli ammontari che deciderà l’Italia. 

La interrompo, ingegner Gagliardi. Lei pensa che il nostro Paese non sia pronto per parlare di spazio a Siviglia?

L’Italia ha forti competenze al riguardo, sia industriali che istituzionali. Ma quel COMINT di cui mi sono soffermato a raccontare, viste le rotazioni governative e i cambi apicali, non ha sufficienti informazioni, sia geopolitiche che di macroeconomia, per poter dialogare con partner e controparti di lunga esperienza. È questo il motivo per cui sarebbe opportuno posporre la data della riunione del 27 e 28 novembre, o spingere per l’astensione dell’Italia dalle decisioni di Siviglia, così da consentire l’elaborazione di un piano strategico razionale, tale da bilanciare le sinergie tra quanto investiamo in ESA e quanto si impegna nei programmi nazionali o bilaterali, consentendo così al nostro Paese di riacquisire competitività nel mercato mondiale che si sta ora sviluppando a un ritmo fortemente accelerato.

D’accordo. Dobbiamo sperare tutti nel buon senso e in un pizzico di coraggio di chi dovrà firmare la decisione definitiva. Ma se l’Italia dovesse andare alla riunione che vede i 19 Ministri che controllano le attività spaziali in Europa, cosa dovrebbero fare, secondo lei, i funzionari incaricati?

L’Italia, secondo quanto trapela da qualche indiscrezione, assicurerebbe la sua presenza a programmi ESA, per un costo che, inizialmente valutato nel 2016 di circa 1,34 miliardi di euro, è destinato tuttavia ad aumentare in modo sostanziale nella proposta ESA per la ministeriale 2019. In questa cifra rientra la quota per i programmi scientifici, che è giustamente obbligatoria. È importante fornire qualche valore per evidenziare la dimensione del tema: il lavoro di analisi fatto dalla delegazione italiana in ESA indica una forchetta di valori per i programmi opzionali: 1.150 milioni di euro come sottoscrizione minima, 1.319 milioni come sottoscrizione massima. A questi numeri vanno aggiunti i programmi obbligatori per 476 milioni che risultano incrementati di 56 milioni rispetto a quanto deliberato dalla Ministeriale del 2016. Percentualmente l’aumento minimo della sottoscrizione è del 21%, pari a 286 milioni e quello massimo del 34% pari a 455 milioni. Sono comunque decisioni che dovranno recare il sigillo del COMINT, a garanzia della collegialità degli impegni da parte dell’intera compagine nel settore aerospaziale.

Sono cifre importanti.

Certamente, specie in un momento storico in cui si soffrono crisi industriali molto violente e i soldi non bastano mai. E mi sembra sia proprio questo il tempo di agire con il massimo raziocinio nella gestione dei soldi pubblici. 

Spieghiamo la cosa.

Il tradizionale impegno italiano nei programmi dell’Agenzia Spaziale Europea è stato ed è uno degli assi portanti della sua crescita in campo spaziale ma, non essendo infinite le risorse, si deve evitare di far vivere al nostro Paese uno stato di difficoltà nel rilancio della collaborazione bilaterale con partner storici come gli Stati Uniti. Ad esempio, scegliere il valore minore della forchetta evidenziata per le sottoscrizioni ai programmi opzionali ESA, lascerebbe la disponibilità di 170 milioni di euro da utilizzare dall’Italia per programmi bilaterali con gli Stati Uniti. 

Questo sarebbe un calcio negli stinchi all’Europa. 

Direi di no. L’Agenzia Spaziale Europea non è l’Europa. Alcuni Paesi membri non vi appartengono e non tutte le componenti dell’Unione sono parte dell’Agenzia. Sarebbe invece un modo diverso di investire i soldi pubblici italiani, creando grossi cambiamenti in un ambiente pachidermico dominato senza dubbio dalle due locomotive continentali che non sempre tengono conto che l’Italia è il terzo contributore. Inoltre, sarebbe un semplice seguito di un percorso che è iniziato dai primi passi compiuti dal nostro Paese nelle attività spaziali con i lanciatori Scout della piattaforma San Marco di Malindi, e che è continuato con programmi di altissimo pregio quali sono la missione Cassini-Huygens, frutto di cooperazione tra Nasa, ESA e Asi, lanciata nel 1997 e giunta nell’orbita di Saturno nel 2004, in cui l’Italia ha fornito il cuore del sistema di telecomunicazioni con l’antenna ad alto guadagno e lo spettrometro che è stato capace di rivelare l’effetto delle onde gravitazionali e di effettuare misure relativistiche. Un altro progetto da ricordare, poi, è SAR-X, realizzato con l’agenzia spaziale tedesca DLR e Nasa. E ancora il Tethered Satellite, sviluppato da Asi. Furono due missioni: la prima a bordo dello space shuttle Atlantis, nell’estate del 1992, con la conduzione dell’astronauta italiano Franco Malerba, e in febbraio 1996, la seconda missione a bordo del Columbia con Maurizio Cheli e Umberto Guidoni. Per non parlare poi del forte contributo italiano alla progettazione e realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale.

Già. Da qualche giorno la grande nave che orbita attorno alla terra a 400 km. di quota ha un comandante italiano.

Sì, Luca Parmitano è un ottimo ambasciatore della nostra tecnologia. E il suo ruolo può essere significativo mentre si stanno completando le negoziazioni per i dazi imposti dall’amministrazione Trump, incattivita –a torto o a ragione non voglio discuterne- per presunte sovvenzioni a un consorzio aeronautico di cui nemmeno ne facciamo parte e che, anzi, in campo spaziale è addirittura concorrente della joint venture italo-francese che rappresenta la manifattura spaziale in Italia.

Ecco, ingegner Gagliardi. Lei ha toccato un altro punto. L’Italia ha molti interessi con la Francia (per non parlare del ruolo della Francia in Europa in fatto di spazio). Non pensa che una distanza con ESA possa rovinare i rapporti industriali?

La vedo nel modo opposto. E le rispondo con un inglesismo ormai universale: business is business. È sicuramente vero lo schema ricordato che la principale industria manifatturiera a partecipazione pubblica oggi è una società mista di Francia e Italia. Ma è pur vero che un atteggiamento di determinazione dei nostri amministratori potrebbe finalmente scuotere anche certi atteggiamenti che, da quello che leggiamo sui giornali, spesso sono di sudditanza e di schiacciamento poco attendibili. Io non intendo parlare semplicemente di orgoglio nazionale. Accordi bilaterali di programmi scientifici e tecnologici comporterebbero un maggior incremento occupazionale e restituirebbero all’ultima generazione degli ingegneri usciti dalle università italiane l’opportunità di tornare a frequentare i laboratori della Nasa, così come accadeva un tempo. Inoltre, lavorare con gli Stati Uniti oggi può rinsaldare dei rapporti importanti con un mondo tecnologico ancora assai distante dal nostro, impedendo imbarazzanti posizioni che oggi l’Europa rinfaccia all’Italia, di conflitti di carriera che screditano fortemente lo spazio italiano. L’ambiente in America è competitivo, non si usa una bilancia per ogni azione, favorendo sempre i più prepotenti, e alla fine certe scelte della World Trade Organization, che mentre ci stiamo parlando danneggerebbero circa il 10% dell’export agro-alimentare italiano, saranno riviste con un occhio più benevolo e meno intransigente. Perché allora non partire dallo spazio per risolvere le controversie della nostra Terra?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore