domenica, Febbraio 23

Minerali insanguinati: ecco il business di Kabila

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Ieri il Parlamento europeo ha approvato un regolamento UE che mira a porre fine al finanziamento di gruppi armati attraverso il commercio dei minerali provenienti da zone di conflitto, i così detti ‘minerali insanguinati‘, una restrizione della normativa vigente che da tempo e da più parti era stata invocata. Questa normativa obbliga tutti gli importatori europei di stagno, tungsteno, tantalio e oro, esclusi i più piccoli, a effettuare controlli per garantire che gli obblighi di responsabilità siano rispettati dai propri fornitori. Un passo avanti o un tentativo di passo avanti nella direzione di spezzare la connessione tra terrorismo, dittature e minerali e che, in termini strettamente politico-diplomatici, colpisce uno dei Paesi sui quali si sta appuntando l’attenzione internazionale, il Congo.

I due quarti di riserve mondiali di minerali rari necessari per l’industria IT sono conservate nel sottosuolo dell’est del Congo.  Coltan, oro e altri minerali preziosi sono presenti in quantità molto ingenti nelle province congolesi dell’Est: Nord Kivu e Sud Kivu. Questi minerali sono sotto il controllo della famiglia del Presidente Joseph Kabila e di vari gruppi armati autoctoni (raggruppati sotto la sigla Mai Mai) e stranieri.
Lo sfruttamento illegale dei minerali congolesi è stato possibile grazie ad una alleanza non ufficiale tra la Famiglia Kabila, i gruppi armati presenti nell’est del Paese, multinazionali americane ed europee. Questi minerali, dalla straordinaria resistenza al calore, vengono normalmente utilizzati in vari settori industriali: dalla produzione di smartphone, computer, tablet, alla realizzazioni di strumentazione ad alta precisione per la NASA e le industri aeronautiche e spaziali europee, russe e cinesi. L’est del Congo ospita il 75% delle riserve mondiali di questi minerali.

L’accordo mafioso è semplice quanto funzionale. Il Governo di Kinshasa evita ogni seria operazione militare contro i gruppi armati presenti nell’est. Questi si occupano di estrarre e vendere i minerali preziosi presenti nelle aree sotto il loro controllo. I profitti vengono spartiti. L’accordo originario tra Governo di Kinshasa e FDLR (siglato nel 2005) prevedeva una spartizione dei profitti al 50%. Nel 2015 l’accordo è stato rivisto a favore del governo congolese. I profitti vengono divisi 60% alla Famiglia Kabila e 40% al movimento armato che può ricevere anche la richiesta ufficiosa di difendere, in nome del Governo di Kinshasa, parte del territorio nazionale contro eventuali ribellioni tutsi congolesi supportate da Uganda e Rwanda.
Una richiesta per la prima volta sottoposta ai gruppi congolesi Mai Mai e ai terroristi ruandesi nel 2002, in piena Seconda Guerra Pan Africana, per controbilanciare l’inefficienza dell’Esercito nazionale, –Forces Armees de la Republique Democratique du Congo – FARDC– spesso non pagato, non ben armato e sotto controllo di generali e colonnelli corrotti e criminali.
Dal 2002 al 2009 la Famiglia Kabila ha creato un complicato network mafioso nelle zone di conflitto  nell’est del Congo che coinvolge diversi attori congolesi, regionali, americani ed europei. Il principale gruppo armato che approfitta di questo immenso business sono i terroristi ruandesi di FDLR, Force Democratique pour la Liberation du Rwanda, milizia create dalla Francia nel 2000.

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