domenica, Agosto 25

Minchia signor Generale dei Carabinieri E’ un crimine contro l’umanità, è un insulto alla nostra civiltà. Generale Nistri, li cacci con disonore, per salvare l’onore dell’Arma e del Paese

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Leviamo, per favore, subito di mezzo le mezze-parole, le espressioni caute, il politichese e, ormai anche il ‘giornalistese’ … ci avete fatto caso? Da un po’ (ormai non poco) i ‘giornalini’, ‘giornaloni’ e ‘giornalacci’, fatta eccezione per questi ultimi, sono sempre cauti eattentiquando descrivono le varie assurdità e le poche cose buone di questo Governo, ma specialmente di questo ceto (non classe!) politico: secondo me, la gran parte della stampa (insomma dei giornalisti, che ne campano) ancora non ha ben capito dove sta andando a finire il Paese, e, benché attaccando e criticando in vario modo, o anche esaltando e approvando ciò che accade, si mantengono un po’ qua e un po’ là … hai visto mai!
Ma, forse è solo una mia impressione.

E dunque dicevo, leviamo di mezzo le mezze-parole: la scena, la foto di quel ragazzo con le mani legate dietro la schiena, seduto e bendato mentre lo interrogano, per quanto ne sappiamo un delinquente della peggiore specie imitatore dei o forse addestrato dai marines (altro mito della ‘civilissima’ America) è una scena disgustosa, oscena. Una cosa che fa in un solo istante perdere qualunque credibilità, nonché etica politico-amministrativa e costituzionale, a chi quella cosa la ha fatta … sia pure per un solo minuto, sia pure solo per scherzo. Non c’è alcuna differenza con quei cittadini milanesi (in parte dipendenti dell’AMA) che minacciano una persona che sta soccorrendo unmigrantesvenuto a terra, per impedirle di chiamare un’ambulanza … ormai non c’è più vergogna in questo paese!
Comunque quella è una cosa schifosa, resa ancora più schifosa dalla plateale e volgare approvazione e plauso del solito Matteo Salvini (e altri, come ‘quello là’, anche lui in prima fila ai funerali), ma anche non certo migliorata dalle parole caute, troppo caute benché fortemente ‘istituzionali’, del generale dei Carabinieri. 

Non voglio dire che con quell’attoi Carabinieriabbiano perso l’onore (ne hanno fatte di altre cose grigie, e quindi il giudizio è sempre solo sul fatto!), ma certo lo hanno perso quei carabinieri che lo hanno fatto -avete letto bene ‘quei’ perché non può essere stato solo uno a farlo. Se i Carabinieri vogliono recuperare l’onore, che certo gli compete, non devono ripetere la vicenda Cucchi: devono dire tutto e subito, accusare tutti e subito. Forse eccedo, ma sono davvero, ora, i Carabinieri su una lama affilatissima e sottilissima.
Vedremo, anche se il mio innato ‘cinismo’ mi dice che, alla fine, non vedremo proprio nulla.

E dunque, quell’atto è schifoso e basta. Che poi possa essereusatodagli avvocati (che certo arriveranno numerosi e in fitta schiera dagli USA e altro) per cercare di aiutare quell’animale ascappottarsela’, o magari ad essere estradato in USA per esservi assolto -come per i piloti di Aviano che tranciarono la fune di una funivia per gioco, uccidendo molte persone, o per i tanti soldati americani ubriachi e non che commettono delitti vari nei porti e fuori delle basi in Italia e che restano tranquillamente impuniti, o dai moltissimi ‘turisti’ americani urlanti sboccati e ubriachi a Roma, come i due in questione, e altrove, a fare cose che se ci provassero da loro li arresterebbero e butterebbero via le chiavi- che poi, dico, possa essere usato a quello scopo, è semplicemente evidente. Così come la inutile dichiarazione di quel giudice che parla diimmaturitàdi quei soggetti: stia zitto signor giudice, lo dico con rispetto, stia zitto e lavori e parli con gli atti, lasciando agli psicologi di fare psicologia da salotto o da cattedra: ne avremo fino alla nausea, non ci si metta pure Lei.

E certo non è una scusante, in alcun modo anche se viene timidamente sollevata da qualche commentatore, che gli americani di cose del genere ne abbiano fatte e ne facciano ogni giorno e perfino di ben più gravi e disgustose e, specialmente, ipocrite. Come ciò che accade a Guantanamo, dove delle persone accusate di non si sa cosa, sono tenute, da anni, prigioniere senza processo, incappucciati, con le mani legate, inginocchiati con la schiena piegata per ore, ‘torturati’ per dirla tutta (lo abbiamo visto qualche volta, pudicamente, per carità, in Italia siamo pudichi noi, con gli americani) con la ‘scusa’ che Guantanamo non è territorio metropolitano USA, e quindi lì non valgono le regole dell’habeas corpus immediatamente ricordato a noi italiani, che in materia abbiamo dato e possiamo dare lezioni a quei principianti del diritto: dal diritto romano alla nostra Costituzione, che lo disciplina molto chiaramente, molto più di altre Costituzioni. Ma, del resto, è ciò che accade spesso anche altrove, a cominciare da Israele, dall’Afghanistan, dall’Iraq, dalla Siria, eccetera.

Non è una scusante, quindi. Ma vedremo quanto coraggioso e retto sarà il coraggioso Salvini, quando dagli USA interverranno per chiedere l’estradizione per ‘processarlo’ loro. Lo vedremo e, temo, lo vedremo contorcersi nei dubbi, nei ‘se’, nei ‘ma’, eccetera, sempre che sia ancora lì.

Perché ora il tema è, di nuovo caro Salvini mi spiace ma è così, strettamente giuridico.

Certo, anche politico o etico (non so come spiegare a Salvini quest’ultima parola, ma sono certo che qualcuno ci proverà, magari la signora Meloni), perché quel ragazzo bendato, non è altro che l’altra faccia della medaglia di quei 150 prigionieri’, con i loro carcerieri obbligati, sulla nave Gregoretti -come gli altri sulla nave Diciotti, come gli altri ancora sulla nave Sea Watch e quelli sulla nave Alex, eccetera- per non parlare di quelli maltrattati nei centri di ‘accoglienza’. Per non parlare, anche, di quelli, a migliaia, affogati nel Mediterraneo, e a decine di migliaia torturati in Libia. E potrei continuare, perché sono tutte le cose che, certamente, i torturatori di Guantanamo non mancheranno di rinfacciarci. Ma noi avremo certo a difenderci due pezzi di vaglia: Salvini e Minniti, ad esempio!

Ma ripeto, il tema è giuridico. Quei due hanno commesso un delitto in Italia e dunque è assolutamente necessario che vengano processati e, se del caso, condannati in Italia e siano sottoposti alla pena che gli compete nelle carceri italiane, nelle medesime condizioni degli altri detenuti italiani. Così deve essere per la legge italiana, anche se dubito che lo sarà … chi sa che fra qualche anno uno di loro ci chiederà di aiutarlo a sposarsi con qualche regalo di nozze.

Nelle convenzioni, spesso, si prevede la possibilità che uno Stato richieda (e gli venga concesso, ripeto, concesso … ve la ricordate Silvia Baraldini rimandata in Italia solo perché morente?) di ottenere il condannato perché sconti la pena nello Stato di cui è cittadino. Ma, sta in fatto, che qualunque decisione in merito è solo ed esclusivamente una decisione politica. Nel senso che non esiste un vero e proprio obbligo di concederla, dato che si tratta di un reato commesso in Italia, rispetto al quale l’unica differenza è che è stato commesso da uno straniero. Per essere ben chiari: in USA una concessione del genere, anche all’Italia, sarebbe semplicemente impensabile.
Come dico, vedremo. Anzi, suggerisco, facciamoci tutti un po’ di attenzione, perché poi, non si sa mai, quando il clamore della vicenda si sarà attenuato (e ormai in questo Paese le cose durano lo spazio di un mattino) magari senza clamore il delinquente troverà il modo di tornare in USA e esservi processato e, naturalmente, assolto, o più semplicemente messo in libertà.
Bene. Lo vedremo.

Ma lo schifo, che è nostro, tutto e solo nostro, di quel ragazzo con le mani legate dietro la schiena, seduto e bendato mentre lo interrogano, è un crimine contro l’umanità, è un insulto alla nostra civiltà. Certo, piace a Salvini che evidentemente ha distrattamente giurato su qualche altra Costituzione e certo non ha idea di chi sia Cesare Beccaria, ma sta in fatto che si tratta di un atto disgustoso che ci mette al medesimo livello di quelli, e non sono pochi, che si comportano come gli USA a Guantanamo, ad Abu Graib, eccetera.

Non basta, Generale Giovanni Nistri, dolersi che qualcuno non abbia rispettato le regole; si tratta della dignità del nostro Paese, del rispetto della nostra Costituzione, dell’onorabilità della nostra intera storia … perfino Catilina non fu arrestato e bendato, ma accusato e condannato. Generale non ‘scenda’ al livello di quei politicanti che sulla vicenda vogliono farci voti, cercano applausi facili: abbia il coraggio e l’onestà, non solo intellettuale ma costituzionale, di identificare quei Carabinieri che hanno fatto quelle cose e di cacciarli con disonore dall’Arma’, come la chiamate voi. Non la infanghi, non lasci che venga infangata, come nel caso Cucchi, dove solo dopo anni avete detto la verità, magari approfittando che qui non ci sarà una sorella e dei genitori a lottare.
Se lo farà sarà impopolare, sarà guardato di traverso da qualche politicante, ma avrà salvato non solo l’onore dei Carabinieri e dell’Italia, ma il Suo!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.