domenica, Dicembre 15

Migranti e terrorismo: gli italiani pronti alla forza? Insicurezza ed instabilità giustificherebbero l’uso della forza per più del 30% degli italiani: gli incubi dell’Italia di oggi secondo il sondaggio di IAI e LAPS

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Per gli italiani nulla è più importante della sicurezza e della stabilità: questo emerge dal sondaggio coordinato dal Laboratorio di Analisi Politiche e Sociali (LAPS) dell’Università di Siena con la collaborazione dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) e pubblicato lo scorso 9 Ottobre. Ad essere intervistate, circa 1.000 persone di nazionalità italiana, maggiorenni e aventi accesso ad Internet. I tasselli che formano il mosaico internazionale degli ultimi anni preoccupano tutti in merito alle giuste opzioni strategiche da intraprendere, ma proprio questa continua instabilità va ad intaccare lopinione che gli italiani hanno nei confronti della politica estera.

Già qualche anno fa, nel 2013 e, quindi, precisamente all’inizio della legislatura in corso, un’altra indagine targata IAI-LAPS si era incentrata sul pensiero dell’Italia in merito alle strategie interne in materia di politica estera. Ma da quattro anni a questa parte, molto è cambiato e ci consente di misurare, fra tutti, anche i cambiamenti di opinione verificatisi durante l’attuale legislatura parlamentare.

L’immagine di un’immigrazione del tutto incontrollata è ciò che più spaventa i nostri connazionali. Tra i dati più evidenti dal confronto con la precedente indagine, troviamo proprio quello che riguarda il controllo dei flussi migratori: il numero degli italiani che lo considerano una priorità è più che raddoppiato (dal 30 al 66%) ed ormai più della metà pensa che vi sia una connessione tra immigrazione irregolare e terrorismo. A ciò corrisponde un ridimensionamento delle altre opzioni proposte: promozione delle esportazioni (dal 28% al 14%), garanzia del rispetto del diritto internazionale (dal 21% al 12%), assicurazione degli approvvigionamenti energetici (dal 10% al 7%) e difesa degli italiani allestero (dall’11% all’1%).

Proprio a causa di questo aumento in termini di preoccupazione, iniziano ad essere giustificati sempre più anche i metodi di respingimento estremi. Il 38% crede in una politica di respingimenti, infatti, anche questa dovesse comportare trattamenti disumani a danno dei migranti. Un altro terzo del campione sarebbe, invece, propenso per l’invio di un contingente militare in Libia per il controllo delle frontiere. Poco meno del 30% del campione si dichiara favorevole per il salvataggio delle vite umane nel Mediterraneo e all’accoglienza degli stessi sul territorio nazionale.

La crisi migratoria, insomma, rimane il punto dolente: in proposito, il 70% degli italiani boccia la strategia del Governo dandole, su una scala da 0 a 10, un misero 2.9. Gli sforzi del Ministro degli Interni Marco Minniti sembrano, quindi, completamente vani agli occhi di buona parte del popolo; quasi il 30% del campione da addirittura il voto più basso. Ma il parere degli intervistati in merito all’azione del Governo si estende anche ad altre aree: solo per i rapporti con gli Stati Uniti e per la lotta al terrorismo si registra una maggioranza decisa di italiani favorevoli. Negli altri settori presi in analisi, invece, tra cui i rapporti con i Paesi del Mediterraneo, la gestione del commercio estero ed i rapporti con l’UE, i giudizi negativi regnano sovrani.

Oggetto del sondaggio è stato anche il tema della sicurezza internazionale. Tra crisi economica, Brexit e avvento di Donald Trump le preoccupazioni sono aumentate. Dato positivo si riconferma quello in merito all’Italia nella Nato; l’opzione di uscita dall’Alleanza per creare una forza autonoma europea o diventare un Paese neutrale rimane minoritaria. In merito, invece, al ruolo italiano nel contesto internazionale, l’82% degli intervistati ritiene che il Paese abbia poca o nessuna influenza, né in ambito europeo né in ambito globale, un dato del tutto in linea con quello di quattro anni fa.

Ciò che però emerge rispetto a qualche anno fa, è un decisamente crescente bisogno di protezione che si traduce in un aumento di coloro che richiedono un maggiore coinvolgimento dei Paesi europei all’interno dell’Alleanza Atlantica. Il necessario rafforzamento del ruolo degli Stati europei è un pensiero in fortissima crescita; oltre il 60% del campione si schiera a favore di questa opzione. Integrazione militare e consenso netto per le missioni militari internazionali i due dati da evidenziare in materia di sicurezza. Circa il 40% degli italiani intervistati si mostra favorevole ad avere sia un esercito nazionale che uno europeo e quasi un terzo (il 30%) sarebbe favorevole ad un esercito unico europeo. Solo il 7% si mostra soddisfatto del solo esercito nazionale, mentre quasi inesistente è la percentuale di coloro che non vorrebbero alcuna protezione di natura militare. In merito, invece, alle missioni militari internazionali si segnalano differenze importanti rispetto al 2013: i contrari alle missioni scendono dal 59% al 41%, mentre aumentano gli incerti, quasi triplicati.

Altro dato da evidenziare è quello relativo all’uso della forza militare: sempre meno italiani sono contrari alle torture o allinterventismo militare all’estero: il 44% afferma di essere soddisfatto dell’impegno nazionale nella coalizione anti-Isis ed il 14% sarebbe favorevole ad un ampliamento delle operazioni militari italiane in Siria.

Insomma, la nostra società appare sempre più intimorita e la maggiore severità di giudizio ne è probabilmente una conseguenza naturale. Come scrivono gli autori del report «questo cambiamento dell’opinione pubblica verso le missioni internazionale potrebbe essere ricondotto sia al venir meno del ricordo, ancor vivo nel 2013, della partecipazione italiana alla missione militare in Libia del 2011 sia ad una reazione al mutato quadro internazionale e ai nuovi rischi provenienti dal Medio Oriente».

Ancora, ad essere costantemente in negativo è il dato che riguarda il rapporto tra Italia ed Unione Europea: un italiano su tre rimane propenso per luscita dallUnione o, almeno, dalla zona Euro (36%). I nostri concittadini continuano ad essere spaventati dall’impatto della crisi; quando questo, poi, si somma alla sensazione di insicurezza portata da minacce percepite come ‘esterne’, però, la collaborazione tra Stati sembra apparire come una sorta di ‘scudo’, utile e necessario alla protezione interna.

Fonte di maggior timore è anche la minaccia terroristica che, parimenti, fa sorgere negli italiani il favore nell’uso di misure militari repressive, finanche se si parla di tortura nei confronti di sospetti attentatori; il 33% si schiera a favore di questa opzione ed il 69% degli italiani è decisamente favorevole all’uso delle forze armate per prevenire la minaccia di attentati. Un assolutamente evidente 14% la ritiene, però, insufficiente e proclamerebbe lo stato di emergenza come in Francia. Solo il 17% lo ritiene improprio e nocivo talmente tanto da alimentare la psicosi.

Crisi migratoria e terrorismo: queste le maggiori preoccupazioni degli italiani che, sommate ad un clima di assoluta instabilità ed incertezza, producono un crescente bisogno di sicurezza che già sembra ben riflettersi nell’Italia e nell’Europa di oggi. «Il sondaggio offre alla politica uno spaccato delle preoccupazioni degli italiani in tema politica estera del Paese», ha sottolineato il presidente dello IAI, Ferdinando Nelli Feroci. «È in atto un profondo cambiamento in Italia», afferma Ettore Greco, direttore dell’Istituto; «notiamo un’inclinazione maggiore verso l’uso della forza». Sarà il caso che gli italiani si preoccupino anche di questo?

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