martedì, Marzo 26

Migranti: signor Conte, che aspetta a denunciare sé stesso e il suo Governo? Il premier vorrebbe portare i responsabili delle stragi di migranti davanti alla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità, peccato che la Libia non abbia sottoscritto lo Statuto della Corte e dunque non sia perseguibile

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Il sedicente premier, quello che Sergio Mattarella ritiene essere il Presidente del Consiglio dei Ministri, altrimenti noto come ‘avvocato del popolo’, avvocato di diritto civile, commerciale a amministrativo, come ama precisare, professore di diritto, dopo essersi dettoscioccato’ per quanto accaduto a poche miglia dalla costa italiana a 117 persone, morte affogate, non soccorse da nessuno, anzi, rispetto alle quali (se ben si capisce, al solito sul punto le notizie scarseggiano) si è preferito, da parte delle autorità italiane, ‘lasciarealla Libia il compiuto di intervenire, e si è ‘preferito’ (non so da chi e come) scoraggiare l’intervento di una nave mercantile nei pressi, per lasciare la ‘competenza’ alla Libia. Che non ha fatto nulla di utile. Tanto che la marina italiana (ahimè con grande ritardo ed anche su questo sarebbe opportuno avere notizie più chiare, ma tanto non ne arriveranno) è intervenuta solo con un elicottero, che ha recuperato (e speriamo salvato dalla morte) solo tre persone. Che, è l’unica notizia che circola con chiarezza, hanno avuto la forza di dire che preferivano la morte al rientro in Libia.
La stessa situazione, pare, per un’altra imbarcazione da cui si è salvata una sola persona, su 45, ora in Marocco. Infine, la nave Sea Watch, quella odiatissima da Matteo Salvini & co. perché covo di trafficanti di non so cosa, e complice di non so cosa altro, ha raccolto altri 45 uomini, donne e bambini a largo della Libia, dopo avere, dicono, inutilmente cercato di contattare le autorità libiche, peraltro silenti anche negli altri due casi.
Sempre secondo le notizie giornalistiche, di alcuni di questi naufragi ancora in corso è stata informata l’Italia che «ha rifiutato di fornire notizie alla Sea Watch, perché la cosa è di competenza libica». Questo lo afferma la Sea Watch. Ricontattate più tardi le stesse autorità italiane hanno ribadito che la competenza era libica e che quindi toccava alla Libia intervenire. Ma la Libia era silente per altri cento a largo di Misurata.
Aggiungo solo che il Ministro dell’Interno afferma che tutto ciò è colpa delle Organizzazioni non governative ma anche su ciò i dati non sono in mio possesso.

Di ciò, qui sintetizzato, danno notizia i giornali. Non tocca a me valutare la veridicità dei fatti. A me toccano solo alcuni commenti, confesso con lo stomaco rivoltato, perché nella mia ignoranza e ingenuità e nella mia concezione infantile e poco evoluta dei doveri degli esseri umani, vivo nell’idea che se una persona sta affogando va salvata comunque e da chiunque possa farlo. Punto.

Mi limito, dunque, ad un paio di osservazioni su quanto detto dallo ‘scioccato’ sedicente premier.
Ha detto che, finito il suo mandato (come dire a babbo morto, o pensa di dimettersi la settimana prossima?), studierà il diritto penale, anzi: «Non avrò pace finché questi trafficanti non saranno assicurati alla Corte Penale Internazionale, perché questi sono crimini contro l’umanità, finito il mio mandato io che ho fatto l’avvocato, occupandomi di diritto civile, commerciale e amministrativo, mi dedicherò al diritto penale per perseguirli».
Premesso che forse, data la situazione, si potrebbe evitare di attendere che l’avvocato del popolo studi il diritto penale … diamine, ci sarà qualcuno in Italia (non dico al Governo, ma insomma mobilitabile dal Governo) che sappia qualcosa di diritto penale, no? è proprio il diritto penale quello che serve?

Vediamo. Il ‘premierparla di Corte Penale Internazionale, che, essendo un tribunale internazionale, agisce nei confronti dei responsabili dei crimini previsti nel suo Statuto (solo quelli!) fondamentalmente se lo Stato del quale i criminali sono cittadini abbia sottoscritto lo Statuto. La Libia non lo ha fatto e ilpremierdovrebbe saperlo, visto che va là ogni settimana. Inoltre, la Corte ha competenza solo complementare (articolo 1 dello Statuto), cioè interviene solo dopo che un processo non sia stato celebrato o non sia in corso nello Stato, sempre che lo Stato sia membro della Corte: in altre parole, sono gli Stati a dovere perseguire, alla luce anche e non solo delle norme dello Statuto, che sono norme di diritto interno, anche per l’Italia, nonostante il modo ‘sgraziato’ in cui la Convenzione è stata introdotta nel nostro ordinamento. Poi ci sono possibilità ulteriori, ma non importa visto che la Libia, ripeto, non essendo parte dello Statuto della Corte, non è tenuta a nulla, e, certo, non arresterebbe i presunti colpevoli su richiesta della Corte. E sorvolo su chi siano i colpevoli presunti o meno. Perché la Corte Penale internazionale ha lo scopo di perseguire anche le autorità da cui promanano certi comportamenti, non solo i diretti esecutori degli stessi. Ma comunque, ciò sarebbe superabile se si potessero intanto perseguire i responsabili diretti dei fatti criminosi.
Ma, non essendo la Libia parte dello Statuto, ciò potrebbe accadere solo se quei criminali o i loro capi responsabili (quindi anche i governanti che eventualmente abbiano consentito tutto ciò) fossero in Italia (o in Francia, o comunque in un paese che abbia sottoscritto lo Statuto) e fossero arrestati e imputati di quel reato da un tribunale italiano (o di altro Stato) e la Corte Penale internazionale esercitasse o fosse invitato ad agire.
Cosa alquanto complicata. E poi, almeno allo stato dei fatti, alcuni ‘trafficanti’ o ‘scafisti’, sono nelle mani del Governo italiano, e quindi possono essere tranquillamente perseguiti e puniti, senza scomodare la Corte penale internazionale, che, alla peggio, comminerebbe la stessa pena prevista dall’ordinamento italiano, da scontare nelle carceri italiane. Mutatis mutandis per qualunque altro Stato li potesse perseguire.

Ma la cosa importante, volontà a parte, è che la Libia non solo non vuole ma non ha la possibilità di agire contro i trafficanti e detentori di migranti, ma, attenzione, quei centri di detenzione, le motovedette, le armi, eccetera, sono fatti e pagati profumatamente dall’Italia, che, cari signori Conte, Salvini e Di Maio non può tirarsi fuori da ogni responsabilità, come vilmente cerca di fare.
Sì, vilmente: anche Ponzio Pilato faceva così.
Quanto ai ‘responsabili’, diciamo così, ‘politici’, cosa pensa di fare il ‘premier’, di sbarcare in Libia e arrestare, che so, al Sarraj o Haftar con i quali si scambia salamelecchi un giorno sì e l’altro pure? O i capi della Guardia Costiera libica, alla quale noi diamo navi e soldi e addestramento?

Chiacchiere, direte voi. Sì, chiacchiere sulla pelle di oltre duecento poveri disgraziati, morti affogati, per … fuggire dalla Libia, che noi finanziamo per tenerceli prigionieri. Questa, diciamocelo con franchezza, è la cosa più disgustosa di tutte: noi vogliamo e finanziamo iltrattenimentocontro la loro volontà di decine di migliaia di presone in Libia, per di più in condizioni inumane a dir poco. Lo sa l’avvocato del popolo? Lo sa il giovane Di Maio (che vergogna quando dice: «il posto degli africani è l’Africa, non il fondo del mare»)? Lo sa il concentrato Toninelli che chiude i porti? Lo sa il responsabile della Guardia costiera? Siamo alle solite: è sempre colpa degli altri: Giggino dice che è colpa della Francia che ha le colonie; le solite cose ‘imparaticce’, e i profughi che arrivano da Somalia, Eritrea, Libia, e Etiopia, colonie italiane, che sono? Direte, e Salvini? Inutile: lui lo sa e se ne frega!
E ora, dopo Baglioni, anche Fabio Fazio siespone’: «Un giorno dovremo rendere conto di questi morti innocenti. Di ciascuno di loro», forza cacciateli!

E allora, lo ripeto ancora per la millesima volta: posto pure che si possa non fare entrare quelle persone in Italia o in Europa (che si sta coprendo di infamia, certo), quelle persone hanno il diritto sacrosanto di andare dove vogliono: arrestarle e imprigionarle è un crimine.

Ebbene, signor ‘premier’ in attesa che lei studi il diritto penale (inutile in questo caso, come le ho già detto, ma certo non mi illudo che studi il diritto internazionale, anzi, per carità, non lo faccia!), le ricordo rispettosamente un paio di cosucce.
L’articolo 27 dello Statuto della Corte Penale Internazionale, spiega esplicitamente che la posizione politica del responsabile è irrilevante per la perseguibilità: in altre parole, anche un governante è perseguibile. È la grandissima, rivoluzionaria, novità di questo Statuto che esclude anche l’immunità e che, infatti, ha indotti gli USA e altri, coraggiosamente, a non sottoscriverlo!
L’articolo 28 stabilisce esplicitamente che se i crimini sono commessi in base a ordini o disposizioni superiori, i ‘superiorisono altrettanto responsabili quanto coloro che commettono il reato.
Ma si aggiunge anche che, articolo 33: «Il fatto che un crimine … sia stato commesso da taluno in esecuzione di un ordine del Governo o di un superiore … non esime l’autore dalla responsabilità … l’ordine di commettere … crimini contro l’umanità è manifestamente illecito». Visto, anzi, che come lei ci ha detto, è stato quasi un intero mese a New York e quindi ben conosce la lingua: «The fact that a crime within the jurisdiction of the Court has been committed by a person pursuant to an order of a Government or of a superior, whether military or civilian, shall not relieve that person of criminal responsibility… For the purposes of this article, orders to commit genocide or crimes against humanity are manifestly unlawful». Lo dice lei che si tratta di crimini contro l’umanità!
Chiaro?

E dunque, caro signoravvocato del popolo’, che aspetta a denunciare sé stesso e il suo Governo per ciò che è accaduto? Certo, ove esistesse qualche magistrato interessato ad applicare il diritto penale nel caso di specie, e che abbia digerito le leccornie della cena della signora Chirico, forse ci potrebbe pensare seriamente. Se avesse bisogno di qualche consulenza, io sono qui, gratuitamente.
Quanto a lei, signor premier e suoi colleghi, si vergoni, anzi, vergognatevi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.