lunedì, Maggio 27

Migranti RIportati in Libia: violati i diritti dell’uomo Chi lo fa, permette di farlo, o ordina di farlo è responsabile di violazioni gravi dei diritti dell'uomo e in particolare dell’art. 7.1, lettere ‘c’, ‘d’, ‘e’, ‘h’, ‘k’ dello Statuto della Corte penale internazionale

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Ciò che mi spaventa, sì mi spaventa, nella politica odierna con riferimento ai migranti e non solo, è il concentrato di indifferenza, cinismo, odio, cattiveria e ignoranza che si rivela in ciò che i vari politici dicono; anche i più ‘competenti’, sulla carta.
Per fortuna l’’avvocato del popolo’, dichiara che studierà il diritto penale e magari, già che c’è, anche il diritto internazionale (invero alquanto difficile, meglio se lascia perdere) e quindi si può sperare che un giorno o l’altro qualcosa cambi un poco.

Pacatamente, molto pacatamente, vorrei fissare i punti salienti della situazione attuale, da un punto di vista strettamente giuridico. E, come ogni giurista che si rispetti, per prima cosa metto in ordine le norme, in base alle quali si deve agire. Perché il diritto è la guida del comportamento umano, sia di chi governa che di chi è governato. Il diritto, che lo si voglia o meno, è un fenomeno umano, fatto dall’uomo per servire l’uomo.

L’Italia, in quanto stato indipendente, è parte di quella che si chiama la Comunità internazionale, cioè la comunità di tutti gli Stati del mondo: del mondo facciamo parte tutti, che lo vogliamo o no, e quindi nessuno, meno che mai uno Stato, può ritenersi esente dall’obbligo di applicare le norme del diritto internazionale, cioè, del diritto che regola i rapporti tra i soggetti del diritto internazionale.
Nella propria Costituzione, l’Italia, come moltissimi altri Stati, prevede esplicitamente (art. 2, 10, 11, 117, ecc.) la necessità di applicare le norme del diritto internazionale. Anche uno Stato in cui questa previsione non vi sia è obbligato, perché quelle norme regolano i rapporti tra tutti gli Stati. Ma il fatto che nel nostro, come in moltissimi altri ordinamenti, il diritto internazionale sia richiamato nella Costituzione, conferisce alle norme provenienti dal diritto internazionale un rango particolarmente significativo, che si risolve nella prevalenza delle norme di provenienza internazionale su quelle del diritto interno. Cioè: se una norma di diritto interno è in contrasto con una di diritto internazionale si applica quest’ultima.

Ogni Stato dispone della sovranità sul proprio territorio e quindi può decidere rispetto ad esso quello che crede, ma nel rispetto del diritto internazionale. Per capirci: se è vero che uno Stato può fare quello che vuole del proprio territorio, è anche vero che non può fare cose che danneggino gli altri Stati o il mondo intero. Anzi, in certi casi, anche se il suo comportamento non danneggia direttamente altri, lo Stato non può fare alcune cose senza incorrere in responsabilità.
Solo per fare un esempio banalissimo: gli insulti e le minacce che vari governantiitaliani rivolgono ad altri Stati o a capi di altri Stati, sono illeciti e determinano responsabilità, anche se la modesta rilevanza delle persone che li fanno non determina reazione alcuna. Viceversa, gli insulti e gli attacchi rivolti l’altra sera dal signor Alessandro Di Battista alla Francia, non hanno alcuna rilevanza perché Di Battista non ‘parla a nome dello Stato’, anche se ciò non esclude che, una volta in Francia, il signor Di Battista venga arrestato e processato a norma del diritto penale francese, o anche che venga processato in Italia a norma del codice penale italiano, che contempla ipotesi del genere, come ad esempio l’art. 297 del codice penale.

Una delle norme fondamentali del diritto internazionale in materia di sovranità è quella per la quale lo Stato può decidere se e chi accogliere sul proprio territorio. Ma, così come uno Stato non può inquinarne un altro o insultarlo senza incorrere in conseguenze giuridiche, uno Stato -ogni Stato- è tenuto ad applicare le norme che permettono ad ogni individuo di andare dove vuole e come vuole. Il diritto internazionale, infatti, prevede esplicitamente, sia in norme non scritte (che sono le più ‘importanti’), sia in molte norme scritte (in trattati internazionali, insomma) che le persone, tutte le persone, hanno diritto ad uscire dal proprio Stato e andare dove vogliono. È evidente fino alla banalità che ciò non vuol dire che se uno vuole andare in Italia l’Italia non possa impedirglielo. Ma vuol dire che per rispettare quel diritto a uscire dal proprio territorio, bisogna che gli Stati trovino fra di loro un modo per regolarne l’accesso, perché se uno esce dal proprio Stato mica può restare a mezz’aria!
Ma vuol dire anche un’altra cosa, se possibile molto più importante. Se una persona esce da uno Stato, in nessun caso può essere forzatamente ricondotta in quello Stato se non vuole andarci, perché si violerebbe il suo diritto ad andare altrove dallo Stato in cui non vuole stare. Ciò non è solo previsto in trattati internazionali sulle migrazioni e sui rifugiati, ma anche in trattati sui diritti dell’uomo in genere, e in norme non scritte, ma fondamentali, in materia di diritti dell’uomo. Non diversamente, del resto, da quanto dispongono le Costituzioni degli Stati civili, dove si dispone che ogni individuo può andare a vivere, a lavorare, eccetera dove vuole.

Bene, questa è la teoria, molto sintetizzata e perfino banalizzata. Vediamo brevemente come si applica ai fatti di questi giorni. Sorvolo sull’obbligo -ripeto obbligo- del salvataggio in mare di persone che rischiano di affogare. Qui non occorre il diritto, ma l’umanità. C’è chi l’umanità non la sente, per il semplice motivo che è privo del senso della umanità, o, più semplicemente, non è un uomo. In Italia ne abbiamo parecchi, specialmente nei dintorni del Governo e dei supporter del Governo, amici ed estimatori. Affari loro. Le parole del Papa bastano e avanzano; poi c’è chi pensa che basta impugnare un rosario o una immaginetta o andarsi a confessare per essere un uomo: sono affari suoi.

Le persone ‘salvate’ dopo lunghi scambi di messaggi tra naufraghi e autorità italiane e libiche sono il tema da trattare ora. Sta in fatto che: le navi italiane non sono intervenute e hanno fatto quel che si chiama scarica barile; è chiaro che, pilatescamente, il Governo italiano ha premuto sulle autorità libiche perché intervenissero loro. E fin qui siamo nel discorso precedente, con o senza rosario. Se altri nemmeno sono intervenuti, significa solo che i Pilati abbondano, ma non giustificano il pilatismo altrui.
Ma è anche chiaro che le autorità libiche, da noi richieste esplicitamente e vantandocene anche, hanno messo i naufraghi su una nave che li ha RIportati in Libia. Dove il termine importante è ‘ri’. L’unica cosa certa al cento per cento è che quelle persone non volevano andare in Libia, ne erano appena fuggiti. Né volevano tornare ai propri Paesi di provenienza, per lo stesso motivo: ne erano fuggiti.
Il che, coscienza a parte, non vuol dire che l’Italia dovesse accoglierli, su questo non ci piove, ma certamente anche l’Italia aveva l’obbligo di salvarli e, principalmente l’obbligo di impedire che venissero riportati da dove provenivano: Libia o Stato di provenienza. Ovviamente questo vuol dire che si deve trovare un modo di agire europeo o addirittura mondiale, ma ciò non toglie che, mentre lo si trova, la gente non può essere lasciata nell’acqua ad affogare.

È infine, ancora più banalmente ovvio, che quelle persone non hanno commesso nessun reato, hanno solo esercitato il loro diritto a viaggiare, a lasciare il proprio Paese, e quindi non possono legittimamente essere ristretti in carcere o simili posti, non possono essere sottoposti a maltrattamenti, non possono essere privati della libertà personale. Cioè, chi lo facesse oltre ad essere un fetente, sarebbe anche un delinquente.
Chi lo fa, permette di farlo, o ordina di farlo è responsabile di violazioni gravi dei diritti dell’uomo e in particolare dell’art. 7.1, lettere ‘c’, ‘d’, ‘e’, ‘h’, ‘k’ e probabilmente anche ‘f’ e ‘g’ dello Statuto della Corte penale internazionale. Crimine imputabile non solo a singole persone, ma anche a governanti e responsabili di Stati, sia pure in esecuzione di ordini e perfino di leggi. Anzi, a stretto rigore, chi abbia eseguito gli ordini che hanno condotto a ciò, è responsabile esattamente quanto chi glieli abbia dati, dato che esplicitamente le norme prevedono l’obbligo di rifiutare di eseguire certi ordini.

Considerato che l’‘avvocato del popolo’ ha deciso di studiare il diritto penale e forse -ahilui-, anche il diritto internazionale, non gli sarà difficile convocare una riunione di Governo e imbarcare i Ministri tutti su un pullmino, guidato magari da Di Battista, diretto a Regina Coeli o, se preferisce a Rebibbia.Glielo avevamo già chiesto nei giorni scorsi: che aspetta a denunciare il suo Governo?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.