martedì, Luglio 23

Migranti: ‘piattaforme regionali di sbarco’ in Africa? L’Unione Africana dice NO alla UE L’Unione Africana ha definito la proposta di Bruxelles una grave violazione del diritto internazionale e un tentativo di creare un moderno mercato degli schiavi

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L’Unione Africana (UA) respinge seccamente il progetto dell’Unione Europea (caldeggiato dall’Italia, attraverso il Ministro degli Interni Matteo Salvini) per la creazione dipiattaforme regionali di sbarcoin Africa (controllate da UE e ONU) dove i migranti raccolti nelle acque europee del Mediterraneo verrebbero stazionati in centri di accoglienza -in Paesi africani, appunto- in attesa che la loro domanda d’asilo venga esaminata nei Paesi europei. Progetto avanzato durante il Consiglio europeo del 28 giugno 2018.

La posizione della UA al momento non è ufficializzata, bensì contenuta in una bozza interna all’organismo, condivisa da tutti gli Stati membri, alla quale ha avuto accesso ‘The Guardian’, resa nota dal quotidiano lo scorso 24 febbraio, che ovviamente ha già messo in allarme Bruxelles, che comunque sembrerebbe consapevole del fatto che il progetto ha un profilo a rischio di illegalità. Il Parlamento UE, secondo  ‘The Guardian’, avrebbe chiesto una consulenza legale confidenziale la quale solleva preoccupazioni sulla legalità di azioni volte a stabilire centri di accoglienza sul suolo africano.

L’Unione Africana ha definito la proposta di Bruxelles una grave violazione del diritto internazionale e un tentativo di creare un moderno mercato degli schiavi. I centri di accoglienza che dovrebbero sorgere nei Paesi africani finanziati dall’Europa sono stati definiti dai Capi di Stato africani centri di detenzione.
La posizione della UA è totalmente condivisa da tutte le associazioni in difesa dei diritti umani, sia africane che internazionali, e dalle società civili del continente.

L’Unione Africana boccia la proposta dell’Unione Europea di creare dei centri di detenzione de facto in territorio africano, che rischiano di ledere gravemente il diritto internazionale e il rispetto della dignità umana. La dichiarazione sarebbe stata firmata da tutti i 55 Stati africani su proposta dell’Egitto.  

«L’istituzione di piattaforme di sbarco nel continente africano per il trattamento delle richieste di asilo degli africani che chiedono protezione internazionale in Europa contravverrebbe al diritto internazionale, al diritto dell’UE e agli strumenti giuridici dell’UA per quanto riguarda i rifugiati e gli sfollati. L’allestimento di” piattaforme di sbarco equivarrebbe a centri di detenzione di fatto in cui i diritti fondamentali dei migranti africani saranno violati e il principio di solitario tra gli Stati membri dell’UA notevolmente indebolito», recita la bozza di documento della UA.

L’Unione Africana, poi, critica Bruxelles per aver aggirato le sue strutture e mette in guardia da ripercussioni più ampie. «L’Unione africana vede la decisione dell’UE di sostenere il concetto di ‘piattaforme di sbarco regionali’ in Africa e la consultazione bilaterale in corso con gli Stati membri dell’UA, senza il coinvolgimento dell’UA e delle sue istituzioni pertinenti, come una minaccia ai significativi progressi realizzati nel quadri di partenariato e dialoghi» tra le due entità, recita ancora il documento.

La proposta europea ricalca gli assai discutibili accordi firmati con i governi della Libia, nel contesto dei quali sono stati creati centri di accoglienz in locoa. Tra il 2017 e il 2018 indagini giornalistiche hanno ampiamente documentato che questi centri  di accoglienza sono, in realtà, dei veri e propri lager, dove i migranti vivono in situazioni di disagio totale, mancanza di igiene e vittime quotidiane di abusi sessuali e violenze psicofisiche. Una situazione ampiamente tollerata dall’Unione Europea, in nome della lotta all’immigrazione clandestina, che sembra non prendere in considerazione i diritti umani universalmente riconosciuti.

La presa di posizione della Unione Africana è stata preceduta da azioni unilaterali di alcuni dei suoi Stati membri. Tutti i Paesi del Nord Africa, ad ovvia esclusione della Libia, hanno rigettato ufficialmente la proposta della Unione europea. L’Unione Africana ha fortemente criticato l’iniziativa del Ministro degli Interni italiano di istituire centri di accoglienza (in realtà centri di reclusione) in Niger, Ciad, Mali e Sudan. Quest’ultimo Paese, sconvolto da una radicale ma democratica rivoluzione che reclama la fine del regime islamico guidato dal Omar Al Bashir, ha con l’Italia rapporti alquanto discutibili sulla gestione dei flussi migratori diretti in Europa, che di fatto rappresentano il fallimento degli accordi di Khartoum. Vi sono sospetti anche di gravi violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità di pari intensità e gravità di quelli commessi in Libia, da parte della controparte sudanese, in special modo del capo dei servizi segreti NISS, il generale Salah Gosh.

Il rifiuto  dell’Unione Africana a prestarsi al gioco blocca, di fatto, i colloqui tra UE e UA iniziati nei giorni scorsi a Sharm el-Sheikh, in Egitto. «Nella proposta dell’Unione Europea relativa ai centri di accoglienza in territorio africano si nota l’intenzione di creare un meccanismo di controllo flussi migratori a favore degli Stati europei che di fatto assomiglia molto a un moderno mercato di schiavi. I migliori africani riceveranno il permesso di entrare in Europa, mentre la sorte dei restanti diventerebbe solo un affare interno dei Paesi africani ospitanti. L’Unione Africana rigetta in toto la proposta poiché istituire centri di accoglienza in territorio africano equivale in realtà creare centri di detenzione, dove i diritti umani di base potrebbero essere facilmente violati creando seri problemi di sicurezza ed immagine internazionale ai singoli Stati africani ospitanti. La raccolta dei dati biometrici dei aspiranti migranti africani, richiesta dalla UE, è una palese e non accettabile violazione della privacy del individuo e della sovranità degli Stati membri dell’Unione Africana»,  sostiene la UA.

Il rifiuto della UA è coerente al processo di libero transito di persone e al progetto di cittadinanza unica iniziato nel continente nel 2015 e in fase avanzata. L’Unione Africana si è impegnata a creare un unico passaporto per tutti i Paesi africani entro il 2020. Il passaporto eliminerà la richiesta di visti e aumenterà gli scambi socio-culturali ed economici tra i diversi Stati del continente. Una politica migratoria che prende spunto da quelle già esistenti, per esempio la politica ponderata di porte aperte adottata dall’Uganda, e che va in chiara controtendenza alle politiche migratorie europee.

All’interno dei corridoi della sede Unione Africana ad Addis Ababa, in Etiopia, si esprimono i timori che l’Unione Europea, dinnanzi a questo ostacolo, tenti di stipulare accordi con singoli Stati membri in cambio di finanziamenti. Per evitare questo rischio l’Unione Africana intraprenderà una forte azione di sensibilizzazione dei vari governi al fine di evitare che per necessità economiche commettano dei crimini contro l’umanità e il mancato rispetto delle leggi continentali e internazionali sulla migrazione, libero transito di persone e sulla protezione di rifugiati e richiedenti asilo politico. Gli esperti giuridici della UA hanno fatto notare ufficialmente a Bruxelles che la proposta UE viola le stesse leggi europee in difesa degli immigrati, rifugiati e richiedenti asilo politico, oltre ai trattati internazionali sul tema firmati dalla UE.

«Bruxelles vuole infatti estendere la modalità già in atto in Libia, dove si trovano 800mila migranti di cui 20mila nei centri di detenzione, che sono vittime, secondo rapporti delle Nazioni Unite, di «orrori inimmaginabili». I migranti, secondo il parere legale richiesto dalla UA, «una volta salvati (o già avviati sul territorio europeo) non potrebbero essere respinti verso piattaforme situate fuori del territorio Ue senza prima aver ottenuto l’accesso alle procedure d’asilo dell’Ue e senza aver ottenuto la possibilità di attendere l’esame completo della loro richiesta».  

Il rifiuto del piano anti-migrazione proposto dalla Unione Europea si aggiunge alla mancata firma di rinnovo degli accordi commerciali tra Europa e la maggioranza dei Paesi africani, e alla tendenza di vari governi a porre seri limiti alla storica arma di pressione politica adottata dalla UE.
A fine febbraio il Parlamento etiope ha approvato una riforma della legge della cooperazione internazionale che limita fortemente la presenza di stranieri impegnati nel settore in Etiopia, favorendo le Ong etiopi. Un provvedimento inedito, che apre le porte a future revisioni dei rapporti tra governi africani e il variegato universo della cooperazione occidentale per il quale l’Africa rappresenta  l’ultima frontiera rimasta per il business as usually.

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