domenica, Settembre 20

Migranti, per Juncker mancano l'unione e l'Europa 300 persone in marcia da Copenaghen. Ancora tensione in Turchia

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«In Europa è arrivato il momento della sincerità e non dei discorsi vuoti» Così Jean-Claude Juncker ha bacchettato i parlamentari durante il primo discorso a Strasburgo sullo stato dell’Unione Europea. Non ha usato toni accomodanti il presidente della commissione che ha richiamato tutti a rispettare le regole e a collaborare per la gestione del problema migranti. «L’Unione non versa in buone condizioni. Manca l’unione e manca anche l’Europa. Ora la priorità è affrontare l’emergenza dei profughi. È una questione di umanità e dignità. Siamo di fronte a numeri spaventosi, ma dobbiamo reagire. Del resto, la nostra storia, la storia di noi europei, è la storia di rifugiati. E stiamo parlando non di secoli fa, ma di pochi anni fa» Juncker, dunque, ha lanciato un appello agli Stati membri invitandoli ad approvare le misure che sono state finora proposte. Tra queste c’è il piano di accoglienza per ulteriori 120mila rifugiati in Europa, oltre ai 40mila già previsti, da ripartirsi in quote obbligatorie tra gli Stati. «Gli europei devono prendersi carico di queste persone, abbracciali e accoglierli» ha detto ancora Juncker «Spero che tutti siano coinvolti, che non ci siano retorica e solo parole, ma che ci siano azioni concrete».

Nonostante il suo discorso sia stato interrotto numerose volte dai commenti dei parlamentari, il presidente ha comunque ribadito di aspettarsi per lunedì prossimo l’approvazione da parte dei ministri degli Interni del piano di spartizione di 160 mila persone. Un numero che potrebbe sembrare enorme, ma che in proporzione con la popolazione europea non fa poi così paura perché rappresenta solo lo 0,11% dell’intera popolazione dell’Unione europea. Proprio per questo non servono politiche di rigetto, razziste e xenofobe, ma un piano concreto. Niente muri, ma regole. «Non bastano le barriere a fermare l’esodo di chi fugge dalla guerra» ha sottolineato Juncker. «Fin quando ci sarà la guerra, nessun muro, nessuna barriera fermerà questa massa di rifugiati. Bisogna evitare la demagogia. Mettiamoci noi nei loro panni: quanto pagheremmo per rifarci una vita?» Il discorso del presidente della commissione è stato lungo, pungente e dettagliato e se da un lato ha trovato molti d’accordo, dall’altro non è piaciuto a tutti. «Mr. Juncker, lei semplicemente si sbaglia». Con queste parole Nigel Farage, leader dell’euroscettico inglese Ukip, si è rivolto al presidente della Commissione subito dopo il suo discorso. Per Farage i terroristi dell’Isis stanno utilizzando la rotta dei flussi migratori per insediare i jihadisti sul suolo dell’Ue. «Dobbiamo essere pazzi per assumerci questo rischio» ha sottolineato, aggiungendo che la maggior parte dei migranti che arrivano sono migranti economici. Il numero uno dell’Ukip ha poi voluto terminare con una stoccata proprio sull’Unione Europea annunciando che l’Inghilterra non riavrà il controllo delle frontiere, il prossimo anno lascerà l’Unione. Diverso il commento dei Socialisti e Democratici che per voce del suo presidente Gianni Pittella ha lodato il lavoro della Commissione. «Ha finalmente liberato l’Europa dall’egoismo vergognoso di alcuni governi nazionali. Come avevamo proposto, la Commissione ha presentato misure coraggiose in materia di migrazione e ora spetta al Consiglio e agli Stati membri far fronte alle proprie responsabilità. Esortiamo il Consiglio europeo ad adottare tali proposte per dimenticare le pagine vergognose scritte a giugno e luglio» ha concluso Pittella auspicando a un nuovo sistema permanente sostituirà di fatto l’anacronistico regolamento di Dublino.

Tra le proposte della commissione c’è anche quella di rafforzare Frontex, l’operazione navale nel Mediterraneo considerata dall’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri Federica Mogherini un’opportunità per mostrare che l’Europa è unita e che può anche usare i suoi mezzi militari. «Ora si può  passare alla fase 2, quella operativa in acque internazionali, e chiedo a tutti gli Stati membri di contribuire» ha detto Mogherini che ha presentato la nuova agenda sull’immigrazione della Commissione europea.«Questo è il momento della verità per vedere se siamo veramente una unione e la nostra credibilità all’esterno dipende dalla nostra coerenza e dalla nostra compattezza. Dobbiamo dare una risposta estera e interna». Il nodo centrale del piano è non lasciare sole l’Italia, la Grecia e l’Ungheria, tre Paesi che in queste ore stanno ancora affrontando l’esodo di milioni e milioni di profughi.

In questi giorni ha fatto notizia la gara di solidarietà dei cittadini europei che, in barba alle leggi, hanno deciso di accogliere i nuovi arrivati. Ma non ovunque l’accoglienza è stata amorevole. In Ungheria stamattina alle fermate degli autobus è comparso un volantino in cui si dice che i migranti portano malattie. «Rischiate di essere contagiati. Non toccate gli oggetti lasciati dai migranti: vestiti, abiti, scatole di conserve e anche bottigliette d’acqua». Il testo è stato firmato dalle autorità dal consiglio comunale di Asotthalom, al confine con la Serbia, guidato dal partito di ultradestra antisemita e anti Ue, Jobbik, ma anche dal governo centrale di Budapest. La posizione del Paese sembra condivisa da molti e infatti in queste ore, nei campi a ridosso del confine serbo, lì dove si snoda la barriera di Orban, a volte cementata, a volte resa solo da filo spinato, è caccia all’immigrato. Polizia e volontari, organizzati in ronde, hanno passato il pomeriggio a setacciare le strade, sia dalla parte ungherese che da quella serba. La politica xenofoba sembra aver coinvolto anche i media e infatti sui giornali internazionali ha fatto storia la giornalista, operatrice della tv ungherese N1TV, immortalata da colleghi europei a fare lo sgambetto ai migranti che attraversavano il confine. Le immagini hanno fatto il giro del web e hanno indignato l’opinione pubblica tanto l’emittente, ultraconservatrice, è stata costretta a licenziare la dipendente.

Intanto continua la lunga marcia verso la salvezza dei profughi arrivati da Siria, Afghanistan e Iraq. La rotte si spostano e puntano sempre più a nord. Nel tardo pomeriggio, infatti, almeno 300 persone, tra donne, bambini e anziani, si sono messi in marcia lungo un’autostrada che collega Copenaghen con la cittadina danese di Padborg nell’intento di arriva perfino in Svezia, dove le leggi sull’asilo sono più permissive. Si tratta di un percorso di 300 chilometri lungo la penisola dello Jutland fino alla capitale, dalla quale poi è teoricamente possibile raggiungere in treno il porto svedese di Malmoe. La carovana ha attirato l’attenzione della polizia danese che per ragioni di sicurezza ha chiuso l’arteria e ha cercato di convincere un gruppo di persone in età particolarmente avanzata a staccarsi dagli altri e lasciarsi riportare indietro a bordo di pullman. Finora i migranti erano ospitati a Padborg in un vecchio edificio scolastico, ma all’improvviso hanno deciso di ripartire a piedi tutti insieme. «La scuola non è una prigione e non è circondata da una recinzione», recita un comunicato diffuso dalle autorità locali. «Abbiamo adottato un approccio basato sul dialogo e scelto di non intervenire con la forza, ma li stiamo seguendo» hanno fatto sapere le forze dell’ordine, mentre la società ferroviaria Dsb ha comunicato di aver sospeso a tempo indeterminato il traffico ferroviario tra Germania e Danimarca a causa dell’afflusso di centinaia di migranti.

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