martedì, Agosto 4

Migranti, ONG, scafisti: solo ‘affabulazione’, tutto più o meno già noto

0
1 2 3


Una «sorta di affabulazione che allontana dalla realtà», così Carlo Carlotta Sami, portavoce per l’Europa dell’Unhcr, ha definito il ‘caso politico-mediatico sulle potenziali collusioni tra soggetti operativi presso alcune ONG e scafisti-trafficanti di migranti.

Il ‘caso’ è scoppiato ad aprile, quando il Movimento 5 Stelle ha inteso fare delle dichiarazioni del Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, appunto, un ‘caso’ politico-mediatico. Zuccaro, nell’audizione del 22 marzo al Comitato Schengen del Senato, aveva dichiarato che vi sono «evidenze che tra alcune Ong e i trafficanti di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti, non sappiamo ancora se e come utilizzare processualmente queste informazioni, ma siamo abbastanza certi di ciò che diciamo; telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all’improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati».

La Procura di Catania da tempo osserva con particolare attenzione il ruolo delle Ong. «Per quelle sospette», ha detto Zuccaro, «dobbiamo capire cosa fanno», le indagini sono volte a capire se dietro alcuni finanziatori di Ong vi possano essere legami con gli stessi trafficanti che possano dunque favorire e agevolare questo flusso umano. «A mio avviso alcune ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante. Si perseguono da parte di alcune ong finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi», aveva poi detto successivamente Zuccaro.

Lo scorso 9 maggio Zuccaro è stato nuovamente ascoltato, questa volta dalla Commissione antimafia e dalla Commissione migranti (nel momento in cui scriviamo il resoconto stenografico non è ancora disponibile). Il procuratore in questa sede ha affermato, secondo quanto riportato dalle agenzie, che è «soltanto una ipotesi di lavoro» quella che «vi sia qualche Ong che possa essere finanziata dai trafficanti», confermando quanto affermato fin dall’inizio, ovvero che non vi sono prove:  «di prove si può parlare soltanto a fronte di conoscenze che possano essere utilizzate processualmente e queste al momento mancano». «Mai ho detto che avevo un solo elemento probatorio in questo senso», ha aggiunto.

L’ex Commissario Celeste Bruno, in Polizia dal 1977 al 2011, per oltre 21 anni alla Squadra Mobile, che tra i molti casi ha seguito anche quelli relativi alla tratta di esseri umani e crimine organizzato, autore del libro ‘KAFILA – Il Grido dei Disperati’,  mostra di condividere l’affermazione di Sami, che il tutto sia solo ‘affabulazione’.  E più si affabula e più si fa confusione, più si alzano polveroni più nei polveroni ci sguazzano coloro che sulla vita delle persone ci fannobancomat’, come sostiene Bruno, usando una molto efficace immagine. Tutti responsabili, nessuno è responsabile. Risale al 2006 la prima indagine, avviata dalla Squadra Mobile della Questura di Milano, sulle organizzazioni criminali che gestiscono la tratta di esseri umani che, dal Nord Africa, tentano di raggiungere la coste italiane. Già da quella indagine era evidente quanti interessi economici ci siano dietro il destino dei migranti.   ‘KAFILA – Il Grido dei Disperati’ racconta, appunto, i dettagli di quell’indagine che Bruno stesso ha condotto, con la guida di Luigi De Magistris, all’epoca sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.  Bruno in questa intervista ci parla di un rapportomalatotra ONG e scafisti,facendo leva sulla sicurezza dei migranti che, non verrebbero soccorsi in mare quando in difficoltà, ma raggiunti direttamente poco dopo essersi imbarcati”, “con le navi delle ONG a rincorrersi in mare a chi raggiunge prima le imbarcazioni cariche di migranti”.

E poi il migrante-bancomat sbarca, e ridiviene bancomat, come scrive in ‘KAFILA’ Bruno: «quando il tratto di mare è coperto e pongono piede a terra, nella sospirata Italia, eccoli nei centri di accoglienza ove ancora, specie quelli con parenti già inseriti in questo nostro Paese o in quelli europei, sono oggetto di attenzione di altre bande. Avvicinati, insidiati, turlupinati, con la minaccia che sono solo in attesa di essere rimpatriati, vengono convinti a fuggire a frotte per poi essere ancora sequestrati, in attesa che un loro congiunto, raggiunto telefonicamente,  paghi un riscatto a un loro complice.   E quindi, quando tutto il percorso sembra finito, in molti finiscono nelle mani dell’accoglienza per scoprire che amangiaresulla loro pelle, non  sono benefattori ma altri intrallazzatori e balordi in giacca e cravatta, in odore di mafia e politica», Mafia Capitale con il suo ‘Mondo di mezzo’ fa testo. «Un altro modo di fare bancomat. Ma pur sempre criminale».

 

Bruno, come e perché è stata aperta l’inchiesta  che costituisce la base del suo ultimo libro e come si è sviluppata?

L’inchiesta nasce a Milano, presso la Squadra Mobile, e trae origine dalla denuncia di un cittadino egiziano dopo aver ricevuto una telefonata da uno sconosciuto che lui definì ‘strana’, persona che gli aveva richiesto un riscatto per la liberazione di un suo nipote, a dire del suo interlocutore, fatto fuggire dal Centro di San Anna a Crotone e ‘trattenuto’ ovvero sequestrato da loro in quelle campagne. Da quell’atto raccolto attentamente e non sottovalutato, prese l’avvio l’operazione ‘Kafila’.

Quali le informazioni più importanti che sono emerse da quell’inchiesta?

Le metodologie adottate dal gruppo criminale erano già conosciute in linea generale, in quanto diffuse nei territori esteri ove si concentravano i migranti ma mai si era avuta notizia di tali  delitti nel nostro Paese, fenomenologia che suscitò una enorme preoccupazione tra noi addetti ai lavori e successivamente attenzione ed eco tra i mass media. Si giunse anche alle interrogazioni parlamentari e a richieste di informazioni dalla EU.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore