giovedì, Ottobre 1

Migranti, l'Ue sfida il blocco dell'Est Orban alza un muro al confine croato. Tensione a Gerusalemme per il venerdì di preghiera

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Con ogni mezzo, in ogni modo, per qualunque strada, attraverso qualsiasi se pur piccolo varco. Perché la salvezza dall’Isis, dalle guerre e da una morte certa è a pochi passi e sono proprio quelli i più difficili. Nel pomeriggio centinaia di profughi, per lo più siriani, si sono incamminati a piedi lunga la strada che conduce dalla provincia nordoccidentale turca di Edirne al confine con la Grecia per cercare di entrare nel territorio dell’Unione Europea. Ma le forze di sicurezza turche hanno bloccato la marcia a circa 14 km dal confine con la Grecia «Il loro passaggio non è possibile» ha detto il governatore locale Dursun Ali Sahin, che oggi ha recitato con alcuni profughi la preghiera islamica del venerdì. «Se ci fosse un Paese che li invita formalmente saremmo felici di portarceli noi stessi in macchina o in aereo, ma finora non è successo». Ieri il portavoce del governo greco, Rodolphos Moronis, ha detto che il Paese si sta preparando a una nuova possibile nuova ondata di migranti che non arrivano più solo dal mare, ma anche da terra, attraverso il valico di frontiera di Pazarkule. A spingere i rifugiati è la forza della disperazione e quando trovano un ostacolo sanno che c’è sempre un’altra via. E così le rotte si moltiplicano spingendo i Paesi dell’Europa a prendere decisioni importanti. Mentre la maggior parte degli Stati sta chiudendo le porte, la Grecia già ieri ha aperto dei corridoi umanitari e anche oggi ha continuato a far passare sul suo territorio i migranti che sono arrivati e che si spostano velocemente verso il confine ungaro. Ma la decisione non è piaciuto alla confinante Slovenia che nelle prossime 24 ore vedrà l’arrivo di almeno un migliaio di migranti. Il governo di Zagabria, dunque, impreparato, ha accusato la Croazia di non rispettare le regole Ue con la sua decisione di lasciar transitare i profughi dal suo territorio senza registrarli. I

l sottosegretario all’Interno sloveno, Bostjan Sefic, ha denunciato in particolare la violazione del protocollo di Dublino che impone la registrazione per valutare chi abbia diritto all’asilo. Sefic ha poi spiegato che per il momento Lubiana non prevede l’apertura di un corridoio per permettere ai migranti di attraversare il Paese e proseguire verso l’Europa. Eppure gli arrivi aumentano di ora in ora. Anche la Macedonia ha visto decine di migliaia di migranti attraversare la sue frontiere da sud a nord, dal confine meridionale con la Grecia a quello settentrionale con la Serbia, diretti verso i ricchi paesi del nord Europa. La situazione balcanica rischia, dunque, di diventare un grosso problema per l’Unione e proprio per questo, il commissario Ue per l’allargamento Johannes Hahn ha detto che i paesi balcanici non saranno lasciati soli ad affrontare l’emergenza . Rivolgendosi al parlamento macedone a Skopje, Hahn ha detto che tutti i paesi dell’UE hanno il compito di proteggere le frontiere esterne. «Non siete un parcheggio per i rifugiati» ha voluto tranquillizzare «siete anche voi vittime di questa situazione e non sarete lasciati soli». E vittima dell’esodo dei migranti provenienti dal sud del mondo si sente sicuramente Viktor Orban. Il premier ungherese non ha alcuna intenzione di cedere alle richieste dell’Europa e così, dopo il muro lungo il confine serbo, ha iniziato la costruzione di una barriera di 41 km anche al confine con la Croazia. «Non possiamo aspettarci alcun aiuto dalla Serbia, dalla Croazia o dall’Europa occidentale nell’affrontare la crisi dell’immigrazione» ha detto Orban parlando alla radio nazionale «È un liberalismo suicida quello di parte dei media e di alcuni politici europei, che minaccia il nostro modo di vita e noi non lo permetteremo mai».

L’Unione Europea deve fare i conti con l’ostruzionismo balcanico e in generale con il blocco dei Paesi dell’Est. Dopo la riunione dei ministri degli esteri dei giorni scorsi, le decisioni sono ancora in una fase di stallo, ma occorre far presto. Proprio oggi, infatti, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha minacciato di ricorrere al voto di maggioranza se non si riuscirà a trovare un accordo sulla ripartizione dei migranti all’interno dei paesi Ue. «Se non è possibile fare altrimenti» ha tuonato Steinmeier «dobbiamo prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di ricorrere anche allo strumento delle decisioni a maggioranza». La Germania sembra voler sbloccare in qualunque modo l’empasse decisionale in cui si trovano i 28 e forse sfidando proprio il blocco dell’est oggi il ministro dell’Economia e vicecancelliere tedesco, Sigmar Gabriel ha proposto di bloccare i finanziamenti ai Paesi che non condividono i valori europei di umana empatia e solidarietà. «L’Europa è una comunità di valori basati sulla simpatia umana e sulla solidarietà. E coloro che non condividono i nostri valori non possono avere i nostri soldi nel tempo» ha detto Gabriel. «Se si continua così,l’Europa è a rischio, più che con la crisi finanziaria della Grecia».

Mentre nelle stanze di Bruxelles si continua a discutere, però, migliaia di persone continuano ad arrivare anche via e si moltiplicano le tragedie. Appena due settimane dopo il ritrovamento del piccolo Aylan Kurdi sulla spiaggia di Bodrum, questa mattina le autorità turche hanno ritrovato su una spiaggia nella provincia occidentale di Izmir il corpo di una bambina di circa quattro anni, anche lei vittima di un naufragio. Per gli attivisti della Rete siriana per i diritti umani, si tratterebbe di Hanan Al Jarwan, morta affogata nella notte. Secondo le prime ricostruzioni, si trovava su un barcone diretto verso un’isola greca insieme ad altri quattordici naufraghi, tra i quali otto bambini. Gli altri passeggeri del barca sono stati messi in salvo dalla Guardia costiera turca e forse la bimba è stata l’unica vittima innocente. Stessa disperazione, identico destino infame, ma da un altro lato della cartina dell’Europa. Sotto il tunnel della manica, ieri notte è morto fulminato un ragazzo, forse siriano, mentre cercava di salire sul tetto di un treno merci diretto in Inghilterra. Sale così a 10 il numero dei migranti morti da giugno nel tentativo di raggiungere la Gran Bretagna attraverso l’eurotunnel.

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