lunedì, Marzo 25

Migranti: l’Italia non sta con Salvini & company, certificato Ipsos La ricerca condotta con More in Common e More in Common: la maggior parte degli italiani sono molto ambivalenti ma non adottato una posizione estremista verso i migranti

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Unlike Salvini, Italians Still Believe in Welcoming Strangers’, insomma l’Italia non sta tutta con Matteo Salvini, e gli italiani, una maggioranza, rifiuta il populismo applicato allo straniero. Così titola ‘News Deeply’, presentando una ricerca di More in Common, realizzata in collaborazione con la Social Change Initiative e l’istituto italiano Ipsos. L’indagine intende fare il punto sull’opinione che gli italiani hanno del proprio Paese e del suo posto nel mondo, e sul rapporto con coloro che vi risiedono senza cittadinanza, ovvero sull’atteggiamento degli italiani nei confronti dei migranti e dei rifugiati.

I risultati, in sintesi, mostrano quella che viene definita da Tim Dixon, uno degli autori della ricerca, una ‘diversità ideologica di quanto comunemente si presumedell’opinione pubblica italiana, sottolineando che il «grado di diversità ideologica trovato in Italia è sempre più raro altrove», molto diverso rispetto alla ‘tribalità’ americana, ma anche rispetto al resto dell’Europa.

Un’Italia frammentata: atteggiamenti verso identità nazionale, immigrazione e rifugiati in Italiaè il titolo della ricerca, diffusa in questi giorni in Europa, da  More in Common, «iniziativa internazionale nata nel 2017 per costruire comunità e società più forti, resistenti e unite di fronte alle crescenti minacce della polarizzazione e della divisione sociale», punto di partenza del progetto «capire come mai le democrazie più progredite non riescano a gestire efficacemente la crisi dei rifugiati e il suo impatto sulle politiche interne».

La ricerca, mettendo in evidenza come il Paese ferito dalla crisi economica e preoccupato dalla questione migranti e che su questa ‘preoccupazione’ abbiano lavorato i partiti di estrema destra con «una narrativa semplificata che dipinge l’immigrazione come un’invasione», sostiene che «nonostante l’idea diffusa che l’immigrazione sia un male per il Paese, la maggioranza degli italiani prova sentimenti di solidarietà ed empatia per gli stranieri: l’opinione pubblica italiana spesso è più sfaccettata di quanto si immagini».

Ecco i dieci punti chiave che sintetizzano i risultati della ricerca.

«1. In Italia serpeggia un’insoddisfazione diffusa per lo status quo, una profonda sfducia nelle élite e la visione preponderante che il paese ci stia rimettendo dalla globalizzazione. È difficile trovare un segmento della popolazione italiana convinto che la globalizzazione sia stata un bene: solo il 18% crede che essa abbia avuto un impatto positivo sull’economia nazionale. La frustrazione per la situazione politica è evidente dall’altissima percentuale, il 73%, di coloro che ritengono che i partiti tradizionali e i politici non si preoccupino della gente comune.

2. Gli italiani descrivono il proprio Paese come debole, arrabbiato e diviso. Il 53% dei cittadini vede nell’Italia una Nazione debole, solo il 5% la dipinge come aperta, ottimista e fiduciosa. Tutti concordano sul fatto che la disoccupazione sia il problema più grave per il Paese, ma mettono l’immigrazione e la criminalità al secondo posto per rilevanza. Identificano inoltre la situazione politica italiana come fonte di preoccupazione.

3. L’identità culturale tradizionale è importante per gli italiani, la maggior parte dei quali teme la sua scomparsa. Metà della popolazione italiana riferisce di essersi sentita, a volte, straniera nel proprio Paese. Una fetta ancora più consistente (il 59%) crede che l’identità nazionale stia scomparendo (solo il 22% dissente).

4. Malgrado le preoccupazioni per la gestione e l’impatto del fenomeno migratorio, la maggior parte degli italiani non adotta una posizione estremista verso i migranti. Molti italiani restano accoglienti verso gli stranieri, compresi immigrati e rifugiati:

la stragrande maggioranza (72%) sostiene il principio dell’asilo politico e il diritto di queste persone di trovare rifugio in altre nazioni, compresa la propria (solo il 9% è contrario);

sul piano personale, sono più gli italiani solidali con i rifugiati (41%) di quelli distaccati (29%), con un 27% di neutrali. I sentimenti nei confronti dei migranti in generale sono leggermente più tiepidi (il 32% è solidale, il 33% distaccato);

gli italiani rifiutano l’estremismo: la maggior parte (61%) si dice preoccupata per il crescente clima di razzismo e discriminazione, e solo il 17% nega di esserne allarmato;

c’è maggiore sostegno per i diritti umani che per i gruppi nazionalisti: un esiguo 11% riferisce un profondo legame con i movimenti politici in difesa della Nazione, mentre il 37% sceglie con convinzione quelli in favore dei diritti umani.

5. L’opinione pubblica esprime preoccupazione per il fenomeno migratorio: la maggior parte della popolazione pensa che abbia un impatto negativo sul Paese, soprattutto alla luce delle scarse prospettive lavorative per gli italiani. Solo il 16% considera positivo l’impatto dell’immigrazione sull’Italia, mentre il 57% lo reputa globalmente negativo. La preoccupazione per le ripercussioni economiche negative è parzialmente legata alla convinzione che gli immigrati, rispetto agli italiani, siano spesso disposti a lavorare di più per un salario inferiore.

6. Il sentimento negativo verso l’immigrazione è esasperato dai timori per la sicurezza e dalla percezione che l’Italia abbia perso il controllo dei propri confini, nonché dall’incapacità delle autorità di gestire efficacemente il fenomeno migratorio. In molti pensano che le persone in arrivo siano troppe e la situazione ingestibile, che l’Italia sia stata lasciata sola a fronteggiare la crisi e che vista la situazione attuale il Paese non può più permettersi di accogliere altri migranti. La profonda frustrazione degli italiani su questi temi si riflette nella loro propensione a considerare provvedimenti estremi.

7. Dietro il sentimento negativo degli italiani verso l’immigrazione e l’erosione dell’identità nazionale si annidano paure più profonde legate all’integrazione. Alla domanda se sia vero che gli immigrati in generale si sforzano di integrarsi nella società italiana, il 44% si dichiara in disaccordo e solo il 29% è d’accordo (il 25% è indeciso).

8. Come in molte altre Nazioni europee, il rapporto degli italiani con i gruppi musulmani residenti nel Paese è poco sentito. Il timore che le persone con retroterra culturale islamico non riescano a integrarsi nella società italiana è confermato dal 40% degli intervistati, secondo cui l’identità italiana e l’Islam sono incompatibili.

9. A differenza degli altri europei, gli italiani si sentono più liberi di esprimere le proprie idee su argomenti controversi. È quasi del tutto assente la percezione del politicamente corretto o l’idea che esistano tematiche off-limits, e il libero dibattito sulle sensibilità culturali non sembra subire alcuna limitazione. Questo è un fattore significativo, perché la presenza di sensazioni repressive viene spesso sfruttata dai gruppi di estrema destra per indirizzare l’opinione pubblica contro i valori del cosmopolitismo: un approccio che ha meno possibilità di successo in una cultura pubblica diretta ed esplicita come quella italiana.

10. L’identità religiosa è importante per gli italiani, per quasi metà della popolazione il retaggio cattolico influenza la convinzione di avere delle responsabilità verso il prossimo, compresi migranti e rifugiati. Il 42% conferma che, in quanto Paese cattolico, l’Italia deve farsi carico dei bisogni di chi arriva in Europa come migrante (mentre il 28% è contrario e il 27% è neutrale); con ogni probabilità, questo atteggiamento affonda le sue radici anche nella storia dei tanti italiani emigrati per lavorare dall’altra parte del mondo. Eppure, a questo spirito di accoglienza verso gli altri si affianca la paura che l’Italia stia perdendo la sua identità cattolica: il 48% sostiene che il patrimonio religioso nazionale vada protetto da fedi e credenze estranee».

Nelle conclusioni si sottolinea come questo studio illustri «che molti italiani mostrano di avere una combinazione di posizioni aperte e chiuse e non sono a loro agio né con una prospettiva daconfni apertiné con una caratterizzata daconfini chiusi’. Considerano ospitalità e accoglienza come tratti fondamentali della società italiana e vogliono che l’Italia abbia un ruolo nell’aiutare le persone che sono state costrette a fuggire condizioni disperate nel loro paese. Tuttavia manifestano anche profonda preoccupazione circa la capacità dell’Italia di gestire efficacemente la migrazione e pochissima fiducia nello status quo. Chiedono anche che il sistema di gestione della migrazione nel loro paese sia gestito in modo equo e competente e vogliono che i nuovi arrivati si integrino, rispettino la cultura italiana e diano un contributo alla società. Questa relazione dimostra che, malgrado la crescente preoccupazione per le politiche migratorie, gran parte degli italiani rifiutano gli atteggiamenti estremisti verso i migranti».

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