sabato, Settembre 19

Migranti: la Germania mette pressione alla Ue Nel mirino anche Trump negli Usa. Estese fino al 23 giugno 2019 le sanzioni alla Russia

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Senza un accordo nell’Ue sui migranti entro la fine di giugno, la Germania renderà operativi i respingimenti. A confermarlo il ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer: «Nel caso in cui l’accordo in Europa e con i partner non si possa trovare entro il Consiglio europeo di fine mese, non voglio iniziare il lavoro sui respingimenti a quel punto: voglio che la misura si debba solo applicare. La questione dell’immigrazione non è ancora sotto controllo». Il ministro dell’interno ha detto inoltre di voler sostenere il potenziamento di Frontex e all’istituzione di zone particolari in Africa dove riportare i migranti.

«La Cdu sostiene l’iniziativa del ministro dell’Interno di un masterplan sulla immigrazione», ha detto Angela Merkel a Berlino in conferenza stampa. «Vogliamo rappresentare interessi tedeschi ed europei insieme. Non vogliamo agire in modo unilaterale e senza accordo», ha ribadito per poi dire: «Non c’è ancora un accordo europeo sull’asilo e ci vuole un’intesa con gli altri partner europei. Per questo non si tratterà soltanto di dire cosa ci aspettiamo noi ma anche cosa gli altri ritengono necessario per loro».

Nel frattempo l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani Zeid Raad al-Hussein polemizza con gli Usa dopo l’ennesima discutibile decisione di Donald Trump in tema di immigrazione: «E’ inaccettabile e crudele separare i figli dai genitori migranti che entrano illegalmente negli Stati Uniti dalla frontiera con il Messico. Pensare che uno Stato possa cercare di dissuadere i genitori infliggendo tali abusi sui bambini è inammissibile».

L’incontro fra Vladimir Putin e Donald Trump potrebbe avvenire forse il 13 o il 14 luglio. Lo fa sapere il quotidiano russo ‘Kommersant‘. A Bruxelles l’11 e il 12 luglio si terrà il summit Nato e così, per Trump, l’incontro con Putin potrebbe rappresentare l’apice della sua tournée europea.

Il Consiglio Ue ha esteso oggi di un anno (fino al 23 giugno 2019) le sanzioni alla Russia in risposta all’annessione illegale della Crimea e Sebastopoli. E’ quanto si legge in un comunicato dell’Ue. Le misure si applicano a persone e società residenti in Ue e includono divieto di import in Europa di prodotti originati in Crimea o Sebastopoli, di investimenti e restrizioni nei servizi al turismo.

Andiamo a Gaza, dove il portavoce dell’esercito ha affermato: «Un’ora fa cinque terroristi hanno cercato di sabotare una installazione di sicurezza lungo il perimetro settentrionale della Striscia». Intanto un ex ministro israeliano dei tempi di Yitzhak Rabin, Gonen Segev, è stato accusato di essere una spia per conto dell’Iran. Lo hanno annunciato lo Shin Bet (Servizio sicurezza interna) e la polizia secondo cui Segev è sospettato, tra l’altro, di aver fornito a Teheran informazioni sull’industria energetica, sui siti di sicurezza del Paese, su differenti strutture e su personalità politiche e militari.

In Iraq, due camionisti sono stati uccisi da miliziani dell’Isis che indossavano uniformi dell’esercito ad un falso posto di blocco sull’autostrada tra Baghdad e Kirkuk. Altri cinque camionisti sono stati rapiti nello stesso episodio, mentre otto pastori sono stati sequestrati in un villaggio. Mentre è di almeno 40 uccisi tra soldati governativi e milizie sciite filo-iraniane il bilancio di raid aerei, attribuiti alla Coalizione internazionale a guida Usa, nell’est della Siria al confine con l’Iraq. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), che cita fonti locali.

Il Consiglio per la sicurezza nazionale (Nsc) afghano, presieduto dal presidente Ashraf Ghani, ha deciso di estendere per altri dieci giorni il cessate il fuoco già disposto fra il 12 ed il 19 giugno anche se i talebani, che hanno sospeso le ostilità per tre giorni, sono già tornati ad attaccare le forze di sicurezza governative.

Non si fermano gli arresti di massa in Turchia. A una settimana dalle cruciali elezioni presidenziali, sono 326 le persone detenute con accuse di terrorismo in tutto il Paese. Per la maggior parte (134) si tratta di sospetti affiliati al Pkk curdo. Altri 119 sono finiti in manette per supposti legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Detenuti anche 61 sospetti membri dell’Isis e 12 di gruppi illegali di estrema sinistra. Secondo l’Onu, dal fallito colpo di stato del 15 luglio 2016, le persone arrestate in Turchia sono almeno 160 mila.

Chiudiamo con la Colombia, dove il neopresidente Ivan Duque ha fatto appello all’unità del Paese. 42 anni, si insedierà in agosto e sarà il presidente più giovane degli ultimi cento anni. Nel suo primo discorso da neoeletto ha promesso di lavorare strenuamente per superare le divisioni e contro la corruzione.

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