martedì, Agosto 4

Migranti in regola, regolari, da regolarizzare. Siamo uomini o stranieri? Riesplode il tema migranti, braccianti, ovvero braccia, non uomini. È perché mancano braccia in agricoltura, non per civiltà, umanità, diritti

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Il ‘caso’ recentissimo costituito dal tema della regolarizzazione dei lavoratori e braccianti stranieri nei campi, delle colf e badanti, anche italiani, che in minima parte ‘buca’ una comunicazione h 24 dedicata per conoscenza, nevrosi, clamore mediatico, al famigerato virus, avviene in un Paese come l’Italia che, come per il contenimento pandemico, vive da sempre di casi emergenziali, e quella delle politiche migratorie è ancora un’emergenza, mentre abbiamo uomini e donne straniere, e figli di seconda generazione a tutti gli effetti italiani ma che devono attendere il compimento del 18° anno di età perché una sinistra asfittica nei modi e contenuti non ha voluto o non è riuscita a proporre una legge di civiltà. E mentre una becera destra forcaiola ed avanguardista ancora (ancora?), balbetta di patria e sangue e non riconosce il 25 aprile per quel che è, punto, la giornata dedicata alla Liberazione dal regime nazifascista, non il giorno di una generica libertà, vero senatore Matteo? (quello toscano)

Un Paese che paga decenni di arretratezza culturale, produttiva, economica, sociale, soprattutto legale, essendo corruzione ed illegalità, come l’abnorme evasione fiscale, capaci di collocarci ai primi posti in Europa.Viviamo, dunque, questi accadimenti improvvisamente urgenti in un periodo storico saturato, sospeso, ‘vuoto’, in apnea, reclusi per non esser l’uno untore dell’altro, scandito in tempi claustrofobici da un virus biologico pandemico che non è unkiller’, non è un nemico, non è in guerra, soprattutto non è pensante, ma un agente virale chiuso come altri centinaia in un luogo chiamatonatura’. Il salto di specie è avvenuto grazie ai nostri maldestri irresponsabili comportamenti, prodotto dell’occupazione invasiva di territorio, che il modello capitalistico acquisitivo di distruzione delle risorse del pianeta produce, con la progressiva desertificazione delle terre, lo scioglimento di ghiacciai eterni, l’innalzamento delle temperature del globo terracqueo.

In questo tempo dell’eccezionalità, speranzosi per una presunta ‘normalità’ distruttrice dove non tutto andrà bene, ritorna centrale il tema della caducità della carne e del corpo umano, fragile, indifeso, mortale, che rimette in discussione certezze sociali e culturali, psicologiche ed affettive, distrugge migliaia di vite, ma sono sovente anziani tanto ormai mancava poco…, e produrrà milioni di disoccupati (all’incirca come una qualsiasi crisi del modo di produzione capitalistico, cfr. la Grande Depressione del 1929 o quella del 2007-2008 con la cancellazione di Lehmann Brothers che i regolatori americani, parti terze solo per gli illusi, collocavano pochi giorni prima del crollo in un rating altissimo!), con conseguenti rivolte disordini conflitti sociali. Essendo questo virus tutto fuor che un livellatore di disuguaglianze economiche e sociali, perché i ricchi si stanno già arricchendo di più.

Ma siamo proprio sicuri che parliamo di tutti i corpi che formano ciò che viene denominato corpo sociale?Oppure i corpi che abitiamo si differenziano a seconda di ruolo, status sociale, denaro, networkrelazionali in cui siamo inseriti, e del posto che siamo in grado di occupare nella scala sociale del consesso umano?

Un buon esempio della politica ai tempi del coronavirus ci viene dalla, secondo alcuni, indifferibile necessità che ha l’Italia di provvedere alla regolarizzazione di decine di migliaia di cittadini extracomunitari, in politichese chiamatimigranti’, mai umani, tanto meno cittadini, perché privi dei crismi giuridici che ne darebbero lo status di persone. Così, questi braccianti stranieri spuntano dai ‘tg’, o in qualche servizio non a loro dedicato, ma più per l’essere manodopera, che nonpersone’, strane figure, in prevalenza dal colore di pelle scuro in varie gradazioni, che si aggirano per i campi italiani con la schiena piegata.

Ma allora esistono ancora, ma guarda! io pensavo fossero stati espatriati dal quel tizio sguardo truce dalla barbetta simil islamica che incute paura perché simile nella fisiognomica ad un terrorista islamico, terrorista in quanto islamico, che ne avrebbe buttati fuori almeno seicento mila,mai esistiti se non nella sua crassa ignorante campagna politica permanente, avendo la fortuna di poter non far nulla e beccarsi le prebende della casta, con i lauti guadagni del Senato della Repubblica. Quello che al Parlamento europeo pochi hanno incrociato perché assente, quello che volava con i soldi dello Stato per aprire commissariati la mattina e fare personale permanente campagna elettorale il pomeriggio. Quello che da irresponsabile pro tempore del Viminale non ha partecipato a cinque incontri su sei per ridiscutere il Trattato di Dublino, orrido, egoistico pateracchio sulla non ricollocazione dei migranti sul suolo che alcuni si ostinano ancora a chiamare europeo. Quello che ha sputato in faccia per anni i meridionali, votato poi da 95 mila smemorati asserviti meridionali calabresi. Ecc. ecc. Insomma quello dei ‘pieni poteri’ che poi ci avrebbe pensato lui, con gli amici di estrema destra, e, pare, si dice, con lauti finanziamenti russi.

Invece no, sono i baraccati della Puglia, Calabria, e di altre realtà meridionali, quelli che subiscono nuove forme di schiavitù nell’Italietta di questi anni, dove molti e variamente colorati politici hanno tuonato perché finisse questo immondo traffico di colture di ortaggi e frutta che gaiamente gustiamo sulle nostre tavole, non cogliendo il colore del sangue che le avvolge. E diversi di noi lo sanno da anni. Quelli pagati a 3,50 euro l’ora, invece che, contrattualmente 7,7, come a Venosa per quelli, questi sì, italiani per la maggior parte, che raccolgono asparagi. Quelli che propongono l’imbecille ignoranza del ‘prima gli italiani’ che non ci pensano proprio ad essere sfruttati così.

Stranieri sopravvissuti e sopravviventi in baracche di legno che ogni tanto bruciano con giovani di 20-25 anni dentro, in ghetti fogne e discariche che nessuno vede. Neanche quelli che dovrebbero intervenire per legge, dallo Stato centrale alle Forze dell’Ordine, ai controllori di un mercato delle braccia che i caporali governano indisturbati, quegli ispettori del lavoro pochi e distratti che l’attuale minaccioso padrone delle ferriere italiano con poca ‘bonomìa’ ritiene di non dover aumentare!! Tal Bonomi, capo di Assolombarda al tempo e oggi di Confindustria, quando si voleva mettere la zona rossa ad Alzano Lombardo e Brembo, nella fase di esplosione del virus, che disse? che fece? Là si dovevafar girare i dané. Là dove è avvenuta una carneficina lasciando tutto aperto. Non sapremo mai quanti anziani avremmo salvato, ma possiamo capire perché non sia successo. Colui il quale il giorno della designazione ha sparato subito bordate ad alzo zero su un Governo che ha tentato di fare il possibile tra tante difficoltà, qualche incapacità, tantissima burocrazia (160 decreti ed affini in meno di due mesi!), giusto per far capire al mio solo omonimo ‘pochette’ (Giancarlo Guarino dixit) che aria tirasse. Mentre il quotidiano ‘la Repubblica’, in dispregio totale dei suoi Lettori che lo sostengono da decenni, cambia direttore che viene, non a caso, dal quotidiano di proprietà ex Fiat che occupa il Cda di Gedi, senza che i Lettori venissero almeno informati. Indecente. Tanto per dire di quale progetto di destra conservatrice stia cominciando a saldarsi attorno all’eroica figura di Mario Draghi.

Riesplode il tema -quello delle regolarizzazioni dei migranti- perché domani che cosa mangiamo?’, ‘le industrie conserviere come trasformano i prodotti?’, facendoci sopra ammiccanti pubblicità, e si scannano nel Governo tra le diverse opzioni in ballo.
Ma il vero problema, che costituisce anche una certezza in questo mondo oscurantista, arrabbiato, velenoso, ne(r)ofascistoide, è che nel nostro Paese tutto ciò che non si risolve con chiarezza subito, ritorna con gli attributi dell’improvvisazione che solo un Paese serio avrebbe già risolto. Come per l’immonda legge Bossi-Fini, mai abrogata dalla sinistra, alla legge sullo Ius soli, fino agli ultimi due squadristici decreti sicurezza finalizzati a militarizzare in ordine pubblico un tema come quello della coesistenza e coabitazione tra cittadini di Paesi diversi che avrebbero avuto bisogno di un serio piano e strategia di coesione sociale.

Mentre da un sondaggioLa7’, dell’11 maggio, per quel che valgono i sondaggi, spesso inficiati da quesiti che orientano le risposte -lo dico da sociologo che da molti anni maneggia con cura questionari e schede, impressionistici e fortemente influenzati dal contesto e momento emotivo in cui ci si chiede di esprimersi (questa è un’altra faccenda, ne riparlerò)-, vede esprimersi circa la giustezza di regolarizzare solo chi lavora nel settore agricoloil 10%, regolarizzazione per ‘tutti gli immigrati che lavoranoil 44%, e un 33% chenon li vuole regolarizzare’, cioè la destra che specula e si arricchisce sull’illegalità lucrando politicamente, con un 13% che ‘non sa’.
Il quesito è umanamente e civilmente discutibile, sul piano tecnico forse comprensibile, perché si è chiesto ‘Considerata la carenza di manodopera nel settore agricolo, è stato proposto di regolarizzare gli immigrati irregolari che già lavorano nella filiera agricola’. È perché mancano braccia in agricoltura per coloro i quali ‘già’ vi lavorano, non per un valore di sistema, di civiltà, umanità, di diritto di ciascuno a veder garantiti i propri diritti. Inquietante refrain simile della destrina ex ministretta, non diritti, ma solo braccia. Allora trattasi di strumentale ignoranza.

Dall’agenzia ‘Ansa’ dell’11 maggio pareva difficile un accordo di governo per due ostacoli: una possibile sanatoria penale per i datori di lavoro che regolarizzino chi è in nero -il nero in nero è immagine sublime!-, secondo, la durata di sei mesi dei permessi di soggiorno temporanei, per poi evidentemente tornare clandestini -così può continuare il gioco delle destre che forse piace a qualcuno perché alimenta caos. Le cinque stelline farfugliano cose del tipo «Non riteniamo questa soluzione possa rispondere alle reali esigenze delle nostre aziende del settore agroalimentare», ‘reali esigenze’? Allora vi hanno comunicato queste esigenze. Inoltre, «il permesso di soggiorno deve essere legato ad un contratto di lavoro», appunto, riconoscete il permesso temporaneo da convertire in un permesso di soggiorno effettivo grazie e propedeutico alla firma di un contratto di lavoro.
Il solito guazzabuglio di porre in antitesi emersione del lavoro nero da parte di chi ha lucrato su quello sfruttamento, in cambio di uno scudo penale, contropartita inaccettabile persino da noi che pure tra decine di condoni fiscali edilizi, ritorno di capitali puliti o riciclati all’estero pagando un 5%! di prebenda alla faccia dei tanti che le tasse ne hanno pagato sempre tutte e troppe, vero ‘GT’, famoso Ministro ai tempi di ‘B.’?, daremmo un segnale ancora più devastante di illegalità, maggiore di quanto già non sia illegale questo Paese.
Ma la vera perla per le intelligenti menti virtuali pluristellate, come gli chef di grido, sta nell’affermare che «Se vogliamo dare un segnale forte e chiaro, dovremmo inasprire le pene e aumentare i controlli». Giusto, ma chi lo fa, io, chi mi legge, o lor sconosciuti dell’uno vale l’altro, siete voi che governate o noi?
Nicola Zingaretti intanto pensa, con il suo stile signorile e con un’educazione che oggi appare una risorsa vitale, un poco meno pronto nelle grandi decisioni, ma forse non è epoca.
Finito? No, ultima chiosa va riservata agli adepti della setta, minuscola, di forza Italia Viva, che in contatto con il mio omonimo hanno avuto l’assicurazione che la regolarizzazione e lo svuotamento dei ghetti dei braccianti si farà, ma non ci hanno comunicato in che anno e se in periodo lavorativo o feriale… si farà? Ma ho sentore che il saccente senatore di Rignano ha avuto tre anni di potere governo amicizie e tempo per svuotarli. Ma nel nostro Paese quando si governa non si fa, quando si è lontani dal potere viene una tale voglia di fare!! Io intanto continuo a non voler capire tutto ciò….

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.