martedì, Luglio 16

Migranti: gli orizzonti di Bruxelles field_506ffbaa4a8d4

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Bruxelles studia una proposta legislativa per un meccanismo permanente di ricollocamenti dei profughi, per quote, su scala europea, che dovrebbe segnare il superamento del regolamento di Dublino -la riforma del regolamento di Dublino era prevista si affrontasse nel 2016 ma gli eventi dell’ultimo mese hanno sconvolto i programmi-, da far arrivare sul tavolo del Consiglio dei Ministri degli Interni Ue del 14 settembre. Non sarà ancora l’asilo europeo, che negli ultimi giorni sta animando il dibattito in Italia e in Europa, ma di certo con questo piano l’Europa inizierà a porsi seriamente la questione del diritto d’asilo europeo. Ciò nella consapevolezza che «questa crisi … è un crash test per le istituzioni europee nei loro rapporti con gli Stati membri», come ha affermato Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per le Migrazioni, gli Affari Interni e la Cittadinanza della Commissione Juncker. «Non dobbiamo, attraverso questa crisi, seguire la strada della ri-nazionalizzazione. Perché questo potrebbe essere l’inizio della fine di tutte queste conquiste che tutti noi abbiamo fatto nel corso degli ultimi 50 anni».

Contrari al piano sul quale Bruxelles sta lavorando, il consueto blocco di gran parte dei Paesi del Nord-Est, a partire da Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Bulgaria.

Intanto la Commissione Ue richiama al rispetto delle regole del Sistema comune di asilo esistente, con una serie di lettere amministrative che rappresentano «l’ultimo avvertimento prima di aprire le procedure di infrazione», che andrebbero ad aggiungersi alle 32 già in corso. L’Italia è nel mirino per quanto attiene alla raccolta delle impronte digitali: su 92mila persone che hanno attraversato illegalmente le frontiere nei primi sette mesi del 2015, ne sono state identificate solo 29.881. I due Paesi europei al centro degli arrivi dei profughi, Italia e Grecia sono stati richiamati a «realizzare velocemente i centri di registrazione», gli hotspot.

Alla radice del tentativo di trovare l’accordo per un meccanismo permanente di ricollocamenti dei profughi, vi è il primo tentativo fallito da parte dell’Unione di ridistribuzione dei rifugiati del maggio scorso, che sarebbe dovuto avvenire sulla base di un meccanismo temporaneo -quelli già presenti sul territorio europeo e quelli che vivono in cambi profughi nei loro Paesi d’origine in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato da parte di Paesi europei- tra tutti gli Stati membri.
La ridistribuzione sarebbe dovuta avvenire in base a una serie di parametri di riferimento: popolazione complessiva (che avrebbe pesato, nell’operazione di conteggio, per il 40%), PIL (40%), tasso di disoccupazione (10%) e numero di rifugiati già accolti sul territorio nazionale (10%). Il piano è stato osteggiato da molti Paesi, una dozzina di Stati membri si sono espressi in assoluta contrarietà rispetto all’obbligo di quote, altri 12, sebbene si siano detti disponibili ad accettare il sistema di ricollocamento, avrebbero poi rifiutato i parametri dettati dalla Commissione, e, per tanto, addio quote (obbligatorie) e ripiegamento strategico sulla clausola della distribuzione ma su base volontaria. Entro ottobre 32.256 profughi dovrebbero essere ricollocati dopo il via libera -atteso a settembre- dell’Europarlamento. Entro dicembre il numero dovrebbe salire a 40mila, dopo una serie di verifiche.

Il percorso per il riconoscimento reciproco nei 28 Paesi del diritto d’asilo, è di «lungo periodo», spiegano fonti Ue citate da ‘Ansa’, «perchè‚ comporta una revisione legislativa» e ad oggi «non ci sono scadenze temporali previste».
Ciò che, invece, potrebbe essere più immediato è il meccanismo permanente per il ricollocamento dei profughi su scala europea, da attivare in situazioni di emergenza. Si tratta di un sistema figlio dello schema di ricollocamenti intra-Ue che puntava a ridistribuire 40mila profughi in due anni, 24mila dall’Italia e 16mila dalla Grecia, ma che per il momento è rimasto bloccato a poco più di 32mila a causa della resistenza opposta da alcuni Stati membri.
Secondo la roadmap della Commissione Ue, la proposta legislativa dovrebbe arrivare entro fine dicembre, ma fonti diplomatiche europee lasciano intendere che potrebbe esserci un’accelerazione. «Il 9 settembre», pochi giorni prima del Consiglio straordinario dei Ministri dell’Interno Ue (fissato per il 14), «il Presidente Juncker terrà un discorso sullo stato dell’Unione davanti al Parlamento europeo. Offrirà spunti interessanti sull’immigrazione», promettono.
Tra gli argomenti sul tavolo della riunione dei responsabili dell’Interno del 14 settembre, i dossier sugli hotspot (i centri per smistare i richiedenti asilo dai migranti economici) ed i rimpatri veloci, la lista europea sui Paesi di origine sicuri, destinati ad imprimere un’accelerazione nelle decisioni sull’asilo.

Il Commissario Dimitris Avramopoulos ha confermato che il meccanismo permanente al quale si sta lavorando di fatto altro non è che una riedizione della proposta dei mesi scorsi. Sostenendo che i colloqui con i Paesi riluttanti a quel piano sono proseguiti e le posizioni più nettamente contrarie sarebbero rientrate o starebbero per rientrare – «La maggioranza dei Paesi vogliono contribuire», ha dichiarato, «Alcuni Paesi che erano un pò riluttanti … hanno cambiato idea, perché ora si rendono conto che questo problema non è il problema di altri Paesi, ma loro pure». Avramopoulos ha confermato a ‘Reuters’ che si punta a fare in modo che i Paesi UE accolgano il sistema (originario) delle quote, anche, eventualmente, rivedendone i parametri di definizione, controbilanciando con procedure di rimpatrio veloce (capitolo al centro della discussione del prossimo 14 settembre).
Il programma pilota della Commissione propone di trasferire 40.000 richiedenti asilo provenienti da Italia e la Grecia in altri Stati dell’UE e accogliere 20.000 rifugiati dall’estero. Raggiunto l’accordo, questo dovrebbe poi trasformarsi in quel meccanismo permanente alla base della proposta di legge che sarà presumibilmente avanzata a dicembre. Avramopoulos ha sottolineato la necessità di individuare modi legali per portare in Europa coloro che hanno diritto all’asilo o che possono contribuire all’economia europea, contestualmente a nuovi strumenti, che la Commissione proporrà, per accelerare il rimpatrio di coloro la cui domanda di asilo non potrà essere accolta, i così detti migranti economici, per il ritorno in patria dei quali si lavorerà anche su programmi di supporto finanziario per coloro che aderiranno al rimpatrio volontario.

 

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