martedì, Novembre 12

Migranti e denuncia alla Corte Penale Internazionale: Ci sarà pure un giudice a Roma! E’ il momento che qualcuno si ponga il problema e agisca. Perchè qualunque giudice italiano venga informato di simili comportamenti (e basta leggere i giornali) non solo può, ma deve agire

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Molte sarebbero le notizie, più o meno tristi e perfino triste di questo fine settimana, ma vorrei tornare di nuovo a parlare della Corte Penale internazionale e della mastodontica denuncia -presentata da un gruppo di avvocati internazionali, che dimostrerebbe la responsabilità europea nei crimini contro l’umanità compiuti nella gestione dell’immigrazione da parte UE, in prima linea l’Italia, come afferma Juan Branco, uno degli avvocati firmatari della denuncia- di cui ho accennato qualche giorno fa. Perché nel provincialismo estremo della nostra ‘politica’, ma anche duole dirlo, della nostra ‘stampa’, la notizia è scomparsa dai giornali sui quali già c’era stata solo di passaggio, e invece è molto importante, o meglio, lo potrebbe essere se qualche Magistrato (non Palamara, parlo di Magistrati) si andasse a leggere la denuncia, ma specialmente lo Statuto della Corte, lo Statuto di Roma!

Perché in quello Statuto, e grazie a quello Statuto, accade che: i reati, o, meglio, i comportamenti descritti nello Statuto, grazie alla legge di conversione (ma anche più semplicemente grazie alla prassi di diritto internazionale) sono a tutti gli effetti, ripeto a tutti gli effetti, reati di diritto italiano.

Forse, ancora una volta, vale la pena di spiegare.
La nostra Costituzione (non diversamente da quella della gran parte dei Paesi civili) ha creato un sistema, precisato con la riforma del 2001, per il quale la norme di diritto internazionale pattizie (i trattati, insomma) vengono sistematicamente con legge trasformati (avete letto bene: trasformati, o se preferite incorporati’ il risultato non cambia) in diritto interno, cioè in leggi come tutte le altre, solo ‘più garantite’. per così dire (rubo l’espressione a uno dei maggiori giuristi del nostro tempo, Costantino Mortati) a seguito, oggi, di quell’articolo 117.1 della Costituzione di cui ho parlato spesso.

Lo Statuto di Roma, dunque, è legge interna italiana per decisione del Parlamento (sia chiaro, del Parlamento, non dei cattivi burocrati europei, di Mario Draghi o di Trump o Putin, del Parlamento italiano: legge 232 del 12.7.1999) che istituisce una serie di reati, rispetto ai quali, diversamente da quanto è accaduto per la faccenda Diciotti (e diversamente da quanto sta accadendo per altre vicende analoghe) il principio della immunità dei politici dalla responsabilità penale (sia pure previa votazione delle camere) non vale. La cosa è prevista esplicitamente in quello Statuto, anzi, lo Statuto è stato fatto apposta per quello!

Infatti, la grande e per certi versi rivoluzionaria novità dello Statuto sta proprio nel fatto che esso è stato pensato proprio e solo allo scopo di perseguire i politici, i militari, i funzionari, eccetera che, con il loro comportamento, determinano quelle gravissime violazioni dei diritti fondamentali che si chiamano crimini contro l’umanità, e infatti l’articolo 27 dello Statuto dice testualmente: «1. Il presente Statuto si applica a tutti in modo uguale senza qualsivoglia distinzione basata sulla qualifica ufficiale. In modo particolare la qualifica ufficiale di Capo di Stato o di governo, di membro di un governo o di un parlamento, di rappresentante eletto o di agente di uno Stato non esonera in alcun caso una persona dalla sua responsabilità penale per quanto concerne il presente Statuto e non costituisce in quanto tale motivo di riduzione della pena. 2. Le immunità o regole di procedura speciale eventualmente inerenti alla qualifica ufficiale di una persona in forza del diritto interno o del diritto internazionale non vietano alla Corte di esercitare la sua competenza nei confronti di questa persona». Questa disposizione, dunque, è a tutti gli effetti LEGGE ITALIANA vigente e applicabile.

E quindi, i crimini di cui allo Statuto, non restano in una sorta di empireo astratto, in una via di mezzo, insomma, tra la teoria e la realtà, delle ‘invocazioni’ a punire, anzi.
Il precedente del Tribunale sulla ex Iugoslavia (tribunale di dubbia legittimità, ma che ha molto lavorato, diversamente da quello Penale internazionale), ha, infatti, mostrato cosa può accadere in concreto se si applicano i criteri indicati, e cioè quelli per cui si persegue non lo Stato, come è accaduto finora, ma le persone che, nello Stato, hanno determinato o ordinato o eseguito i comportamenti illeciti: il signor Radovan Karadžić, per fare un esempio, è attualmente in galera!
In altre parole, a stretto rigore, la Corte potrebbe arrestare e condannare direttamente i Ministri o i generali o i funzionari che abbiano ordinato gli atti criminosi previsti nello Statuto; anzi, per la precisione, non solo che li abbiano commessi, ma anche che abbiano determinato le condizioni perché venissero commessi sia pure da altri.

Insomma, non solo si può condannare, che so, il capo della Polizia che ordina un massacro, ma si può condannare anche quello che, senza ordinarlo direttamente, abbia però determinato o non impedito le condizioni per cui quei crimini furono commessi.

Non a caso, in quella lunga e articolata denuncia, si cita esplicitamente la responsabilità dei governanti italiani (non solo degli ultimi, dunque) che, avendo stipulato accordi con la Libia, sapendo benissimo che i profughi sarebbero stati torturati e derubati, hanno consentito, magari finanziandola, che la Libia li arrestasse e disponesse della struttura necessaria ad organizzarne l’arresto e la detenzione, mentre loro chiudevano gli occhi e andavano a dormire, magari dopo aver recitato il rosario.
E non solo. Perché è perseguibile anche il fatto di non soccorrere i profughi in rischio di naufragio, o di determinare le condizioni per cui quei profughi invece che da navi di Paesi civili, venganosalvatidalle navi libiche pagate dall’Europa (e dall’Italia in particolare) e quindi arrestati, torturati, derubati, eccc.

Se ci fate caso, vedrete che da qualche settimana, con una scusa o l’altra, i tentativi di impedire il soccorso in mare sono molto diminuiti, come molto diminuita è la pressione perché i profughi vengano riportati in Libia. Cosa che comunque sarebbe gravemente illecita e perseguibile perché in contrasto, tra l’altro, con la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, che vieta il respingimento, il cosiddetto refoulement.
Sarà una mia illazione, ma io credo che Matteo Salvini, che è un grande fanfarone, ma in realtà è un pavido, e lo abbiamo già visto quando ha preteso di coinvolgere mezzo Governo nelle sue attività, ora abbassa i toni perché comincia a temere che qualcuno si svegli e lo incrimini.

Ebbene, qui c’è l’ultimo passaggio, del quale nessuno parla, e anche i giudici tacciono.
Se è vero, come è certamente vero, che ilsequestrodi persone a bordo di una nave (di Stato o non, e quindi ciò vale per la Diciotti come per la Sea Watch) è un reato di diritto interno italiano, che, se commesso da un Ministro richiede l’autorizzazione del Parlamento per essere perseguito; se è vero, come è vero, che il respingimento dei profughi per ordine di un Ministro è un reato in quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra, e quindi entrambi per essere perseguiti in Italia possono esserlo con le regole comuni, e cioè con l’autorizzazione parlamentare, se è vero, verissimo tutto ciò, è, però, altrettanto vero che ciò non vale per lo Statuto del Tribunale Penale internazionale.

Perché, nonostante, va detto ora perché è a nostra vergogna come italiani e del nostro Parlamento che lo ha fatto, nonostante la legge di applicazione dello Statuto (una legge del 2012) renda complicate e vaghe le cose, nulla al mondo può impedire (anzi, tutto al mondo obbliga) di applicare lo Statuto, che è stato trasformato per intero e senza remore, con legge del 1999, ed è chiarissimo, e la legge del 2012 non incide sullo Statuto.

Quella legge, quella del 1999, fa sì che i comportamenti che, nello Statuto di Roma, sono definiti criminosi, lo siano immediatamente e completamente anche nel diritto italiano, perché ogni singola parola dello Statuto dal Luglio del 1999 è legge italiana, e nessuna legge successiva può modificarla, trattandosi della legge di trasformazione di un trattato internazionale, garantito, tra l’altro, dall’articolo 117.1 della Costituzione.

Ma queste sono cose tecniche. Occorre solo aggiungere una cosuccia della quale nessuno parla, ma che è fondamentale.
Lo Statuto e quindi la legge con cui è stato trasformato in legge italiana, prevede esplicitamente, come ho detto, sia che i governanti possono essere incriminati, sia che anche i funzionari che hanno eseguito ordini illeciti (come il respingimento, il mancato soccorso, ecc.) sono perseguibili e non possono trincerarsi dietro il fatto di avere ricevuto ordini superiori.

Credo che sia venuto il momento che qualcuno si ponga il problema e agisca. Per chiarire, quando si sente di rimpalli di responsabilità tra funzionari italiani e libici o maltesi sul salvataggio di qualcuno e da ciò consegua la morte dei naufraghi, quei funzionari sono perseguibili a norma di Statuto di Roma.
E dunque, qualunque giudice italiano, ripeto ‘qualunque’, venga informato di simili comportamenti (e basta leggere i giornali) non solo può, ma deve agire, almeno finché l’azione penale resterà in Italia obbligatoria, diversamente dalle pretese degli amici di Salvini e della signora Chirico

Vergognoso, infine, ma questa è solo una nota ‘di costume’, che nessuno, proprio nessuno rilevi l’ipocrisia disgustosa della «accoglienza da parte della CEI senza spese del Governo italiano». A parte la grettezza oscena del ‘risparmio’ di quattro soldi (quando se ne buttano a milioni per voli e viaggi vari di Ministri ed altri, oltre i 49 milioni sempre latitanti, ecc.) si finge di non sapere che la CEI è la Conferenza Episcopale Italiana, italiana, mi spiego?, italiana, cioè è una organizzazione di preti, vescovi eccetera italiani, chiaro?, italiani, e che opera in Italia, chiaro?, in Italia, finanziata in gran parte con soldi italiani tra cui il 5×1000 (del che ogni italiano degno di tal nome dovrebbe andare fiero) e opera sul suolo italiano. Chiaro?, italiano. Cioè quei profughi sono accolti in Italia, ma, dato che la CEI non ha, né intende avere, né potrebbe avere, una Polizia e meno che mai prigioni o simili, dopo averli rifocillati e rivestiti e magari dotati di documenti, li lascia liberi di andare dove vogliono … per fortuna quelli della CEI sono per lo più preti, che usano il rosario solo per pregare.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.