domenica, Dicembre 8

Migranti: dopo Malta si cambia, forse Ad un accordo si è potuti giungere perché evidentemente il ‘clima’ è cambiato; l’Italia appare di nuovo come un Paese affidabile

0

È buona norma commentare le decisioni di carattere normativo solo quando siano rese esplicite in documenti ufficiali e formalmente vincolanti. Ma merita di spendere due parole, sia pure solo su una bozza, per quanto riguarda l’accordo raggiunto a Malta tra i Ministri dell’Interno di Italia, Francia, Germania, Malta e Finlandia, che servirà di base per un accordo più ampio da stipulare a Bruxelles, sempre tra i Paesi europei che lo vorranno. A sua volta, in vista di una modifica dell’accordo di Dublino, che attualmente regola l’accoglienza dei migranti.

Come noto, lo dico solo perché si sentono spesso affermazioni alquanto singolari, un accordo internazionale può essere o risultare modificato solo in due modi: con il consenso unanime di coloro che lo hanno stipulato (a meno che qualcuno contrario se ne vada e quindi ‘consenta’ l’unanimità altrui) oppure, di fatto, attraverso la stipulazione, da parte di alcune delle parti di quell’accordo, di un altro accordo diverso, che varrebbe solo fra di loro; magari gli Stati in questione potrebbero anche denunciare il vecchio accordo e abbandonarlo, ma non sarebbe indispensabile. Questo solo per chiarire che l’accordo di Dublino, non è iscritto sulla pietra ad opera di Jahvè o dei suoi scalpellini!

L’accordo di Dublino, peraltro, non riguarda tutti i migranti, o meglio tutti gli stranieri che lasciano il proprio Paese, ma solo quelli che rientrano nella categoria dei possibili richiedenti asilo. Questo è un punto molto importante, perché stabilisce una differenza netta tra coloro che lasciano il proprio Paese per motivi economici e coloro che fuggono, o dicono di fuggire, da una situazione di pericolo e non solo di dissidenza politica.

Non è cosa da poco, a onore del vero. Anche, e specialmente perché, se ben si comprende, e salvo vedere quale sarà poi il testo definitivo da approvare a Bruxelles l’8 Ottobre o poco dopo, il richiedente asilo, nelle definizioni di questo accordo, è colui che chiede asilo … non è un ossimoro, né una battuta: si tratta di un principio rivoluzionario rispetto al trattato di Dublino.
Se anche solo questo principio si riuscisse a mantenere e consolidare, sarebbe una vera rivoluzione. Perché la persona straniera che fugge, o dice di fuggire dal proprio Paese, dovrà presentare la domanda di asilo presso il Paese che avrà accolto (sia pure provvisoriamente) lo straniero.
In sostanza quello che dovrebbe accadere (e, a quanto pare il Ministro tedesco ha esplicitamente confermato questo punto) è che gli stranieri raccolti da navi e portati a terra verranno immediatamente distribuiti tra i Paesi che si presteranno a riceverli, secondo quote che saranno stabilite -e anche questo è importante- in ragione di quote fissate in astratto Paese per Paese, in una percentuale degli stranieri asilanti rispetto alla popolazione. Solo quando -e questo non ci giova, diciamolo francamente- la quota di richiedenti asilo stabilita Paese per Paese sarà superiore del 120 % alla quota stabilita.
Ma, il punto fondamentale è questo, la redistribuzione sarà obbligatoria, sia pure solo tra i Paesi che sottoscriveranno l’accordo. Anche se, il tutto riguarda solo (ironia della sorte, signori Matteo Salvini e Luigi Di Maio) gli stranieri raccolti danavi, e dunque non quelli che arrivano con i famosi barchini … e questo, immagino, sarà ora un altro problema, che potrebbe (dovrebbe in verità) indurre a riprendere sul serio l’operazione Sophia, silurata dal nostro Governo, Conte regnante!

Ciò posto, un automatismo, insomma, non del tutto automatico e che probabilmente non ci avvantaggerà, dato che la ‘politica’ italiana in materia di migrazioni e asilo ha sempre visto l’Italia non tra i Paesi a maggior percentuale di stranieri accettati sul proprio territorio. Insomma, noi abbiamo pochi stranieri rispetto a quelli che hanno altri Paesi europei (la Confindustria, ancora pochi giorni fa, ha strillato che abbiamo bisogno di più stranieri!); ma almeno si è stabilito il principio secondo cui gli altri Paesi collaboreranno tra di loro e con l’Italia per distribuire in maniera equilibrata gli stranieri, o meglio quella particolare categoria di stranieri che richiederà l’asilo. Ma, tenuto conto che saranno i Paesi di destinazione e decidere sull’asilo, i ‘furbi’ per dir così, andranno sì in un altro Paese, ma da lì saranno presto (si suppone) espulsi a cura e a spese del Paese di accoglienza.
E, badate, questo è un altro punto di enorme importanza, perché ‘scarica’ l’Italia, Malta, la Grecia e la Spagna dall’enorme peso della identificazione delle persone da espellere e, specialmente, del loro rimpatrio, cosa nonché complessa molto costosa.

Inoltre, ma su ciò dovranno tornare più avanti, i porti di sbarco (i famosi porti sicuri) non dovranno più essere come oggi soltanto quelli di Malta e di Italia (e in parte di Grecia e Spagna), ma potranno essere anche altri, ma solo su base volontaria.
È l’affermazione di un principio interessante, ma a ben vedere più di principio che di utilità pratica. Ammesso, infatti, e non concesso, che la Francia (peraltro molto collaborativa a Malta come la Germania), accetti di mettere i propri porti a disposizione, considerato che la gran parte di quelle persone parte dalla Libia e comunque dal nord-Africa, non ha molto senso (a parte Salvini, ovviamente) sottoporre quella gente allo stress di navigare, che so, fino a Marsiglia. Ma, anche qui, ciò che conta è il principio.

Resterebbe da domandarsi come mai, dopo mesi e mesi di controversia discussione insulti e minacce, si giunga oggi in poche ore ad un accordo, i cui principi, lo ripeto è questo ciò che conta, sono fondamentali. Mi permetto di supporre, senza offesa per nessuno, che non sia stata solo la bacchetta magica della Signora Luciana Lamorgese a fare il miracolo. È evidente a chiunque che ad un accordo si è potuti giungere, con il pieno consenso del temutissimo (specie da Salvini, lo ricordate) ‘sovranista’ Horst Seehofer, perché evidentemente ilclimaè cambiato; l’Italia appare di nuovo come un Paese affidabile, sul quale si può contare, almeno in termini di ragionevolezza e di disponibilità a discutere seriamente.

Salvini dirà, come ha già detto, che la Signora Lamorgese ha firmato un accordo sotto dettatura di Emmanuel Macron e Angela Merkel, e che la sovranità italiana ne risulta lesa. Ma dovrà anche spiegare come mai sia possibile oggi … beh, domani, trasferire gli stranieri rapidamente (l’accordo parla, se ben capisco, di massimo quattro settimane) in un altro Paese, sulla base di quote prevedibili e certe.

Ora l’accordo dovrà essere integrato e precisato, ma i principi sono stati posti. Viktor Orbàn e Jarosław Kaczyński si opporranno, ma l’accordo si potrà fare tra gli altri. E da allora potrà scattare la seconda proposta italiana, tutta ancora da discutere e precisare, di sanzionare, ad esempio con una riduzione percentuale di finanziamenti, i Paesi che rifiutassero di partecipare, magari premiando gli altri.

Ciò non toglie nulla alle altre due gravissime questioni restate in sospeso.
Quella della Libia e del suo status di guerra strisciante, ma specialmente del regime di violenze e sopraffazione in cui gli stranieri sono tenuti. Gli Stati europei finora hanno rifiutato di entrare nel tema, ma prima o poi, speriamo, lo faranno, e potranno interessare la Corte Penale Internazionale.
L’altra questione che rimane aperta è quella della responsabilità non solo politica ma penale dei nostri politici in ciò che hanno fatto nell’intero scorso anno (e forse anche prima, non mi pare che Marco Minniti sia immacolato) fino a pochi giorni fa. C’è da sperare che la Magistratura confermi il proprio stile di rettitudine e continui nella sua azione, anche se il rischio di incriminare anche Di Maio e Conte potrebbe agire da potente remora!
O magari no?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.