lunedì, Maggio 27

Migranti dall’Africa, i casi di Algeria e Marocco I due Paesi stanno portando avanti politiche per trattenere migranti dal centro Africa nei loro territori, offrendo lavoro e opportunità. Ma funziona davvero?

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Contenere la migrazione dall’Africa verso l’Europa e portare avanti politiche di anti terrorismo. Non si tratta di un annuncio di Trump o dell’Unione Europea, bensì delle recenti politiche che stanno intraprendendo Marocco e Algeria.

L’Algeria, nel luglio di quest’anno, aveva annunciato un piano per regolarizzare i migranti irregolari e conceder loro un permesso di lavoro che gli desse la possibilità di stabilirsi, per qualche tempo, entro il territorio nazionale. Una decisione presa con l’intenzione di trattenere un numero fra i 25 mila e i 100 mila migranti irregolari, che il Paese pensa di riuscire ad assorbire in settori dove è carente la manodopera, come quelli agricolo ed edile.

“In realtà si tratta di politiche a corto respiro, che vengono intraprese ciclicamente da questi Paesi”, ci dice Lorenzo Marinone, analista del desk Nord Africa e Medio Oriente per il Ce.S.I., Centro Studi Internazionali. “Entrambi applicano, a seconda delle esigenze del momento, soluzioni permissive o stringenti nei confronti dei migranti, non si tratta di progetti a lungo raggio”.

La decisione algerina va di pari passo con quanto il Marocco si propone di fare già da qualche anno. Nel 2013, il Paese nordafricano aveva infatti concesso 25 mila permessi lavorativi di un anno, dei quali avevano beneficiato persone provenienti da 116 Paesi differenti, in primis Senegal, Syria e Nigeria. L’Algeria ha voluto seguire questo indirizzo, trovandosi anch’essa su una delle rotte che dall’Africa centrale portano verso l’Europa, la via occidentale. Una direttiva non certo calda come quella libica, ma che ha tuttavia visto raddoppiarsi il numero di persone che transitano dall’area: da 5 mila nel 2010 alle oltre 10 mila del 2016.

Con la chiusura della rotta del Mediterraneo centrale, i flussi migratori si sono spostati verso i territori occidentali dell’Africa”, dice Marinone. “Marocco e Algeria stanno cercando di avvantaggiarsi da questa situazione, portando manodopera in settori che vogliono rilanciare, come, per l’Algeria, quello degli idrocarburi”.

Sono diversi gli aspetti da considerare in queste recenti politiche dei due Paesi. Il primo è quello relativo ai rapporti con l’Unione Europea. Attraverso una politica che blocca, temporaneamente, l’afflusso di migranti da un continente all’altro, Marocco e Algeria puntano a garantirsi il favore dell’Europa, e avere una carta da giocarsi per ottenere aiuti in ambito di sviluppo economico e commerciale. Non per niente, l’Europa stessa ha messo i due Paesi nella lista dei 16 nordafricani verso cui destinare fondi e aiuti. Fondi che i due Stati nordafricani potranno reclamare forti di un potere negoziale che deriva dal controllo su un tema così cruciale per l’Europa.

Bruxelles sta ultimamente considerando la sponda dei Paesi a sud come prioritaria”, dice Lorenzo Marinone. “Specialmente per quel che riguarda investimenti e infrastrutture, in particolar modo in campo energetico, in cui potrebbero arrivare più fondi che in passato”.

Altro elemento caro tanto al vecchio continente quanto a Marocco e Algeria è la lotta al terrorismo. Una volta tanto, non progettata attraverso azioni di tipo militare, ma cercando di sgonfiare i focolai di protesta che divampano in Africa, cercando di offrire alternative di tipo economico a potenziali futuri combattenti. Con l’accoglienza dei migranti e l’offerta di posizioni lavorative, i Governi di Marocco e Algeria sono convinti di poter dare una mano nel contenere la radicalizzazione in determinati ambienti ed evitare che nuovi miliziani si uniscano ai gruppi di matrice terroristica, consapevoli che sono spesso condizioni di vita disagiate e scarsità di opportunità economiche a spingere i giovani nelle mani dei gruppi armati. Basti pensare alla presenza di al-Qaeda, che in quest’area dell’Africa prende nome di AQIMal-Qaeda in the Islamic Maghreb -, e all’ISIS, che ha dichiarato l’Algeria come territorio in cui opera attivamente attraverso alcune sue cellule.

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