venerdì, Luglio 10

Migranti: cittadini sì, no, forse. Ma con data di scadenza Habemus una mini sanatoria a tempo, nuova variabile nel governo delle politiche migratorie?

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Pensiero lento vs velocità elettronica

Una premessa nel riparlare della contorta vicenda della recente regolarizzazione dei migranti nelle campagne, pena la distruzione dei prodotti della terra, che poi noi non potremmo mangiare (per quanto, pensando a diversi, pentastallati e non, in Parlamento… BRA braccia rubate all’agricoltura, appunto). Un titolo giornalistico tra il serio ed il faceto potrebbe essere: Sacro batte Profano. Non saprei con quanti goal, ma comunque una vittoria del trascendente sull’immanente a colpi di lacrime. Difatti quando ogni tanto qualsiasi madonnina ‘dicunt’ versa lacrime nel nostro cattolicissimo Paese, quello dove corruzioni, mafie, estorsioni, traffico di droga superano il cospicuo, sulla carta, numero dei credenti, si organizza con solerzia estrema che la burocrazia italiana (laica) dovrebbe invidiare, un caravanserraglio di spettacolarizzazione del sacro, che diviene, in men che non si dica, turismo del sacro, con proficui ritorni d’immagine, quanto di denaro circolante.
Lacrime monito del diffondersi di una crisi dei valori, sempre decisa ad arbitrio da qualcuno, che sovente significa un pensiero laico del dubbio insofferente agli assoluti che qualcuno vorrebbe prescrivere ed imporre per tutti.

Intanto, mentre qualcuno giura mediaticamente sul profluvio di lacrime, masse di varia umanitàcomposte di umili, disperati, talora incolti, ravvedono un’ancora di salvezza e di conforto per i propri problemi e sofferenze.
Al riguardo rivedersi i due bambini che nella campagna romana dicono di ‘vedere’ la madonna ‘qui’ ‘là’, no ‘più in là’ e tutto lo spiegamento mediatico che li insegue sotto una metaforica pioggia battente con malati sofferenti che crederebbero a tutto pur di sottrarsi ad una vita difficile quanto tragica, descritti magistralmente da Federico Fellini nella straordinaria ‘
Dolce Vita’.

Al contrario, sul versante dell’immanente, laico e talora progressista, le lacrime ministeriali di una ministra, partecipe per condizione e storia di quel mondo agricolo, ben che vada sortiscono l’effetto di un’attribuzione di diritti a tempo, ‘à la carte’, di appena sei mesi.
Non c’è che dire,
le vie del Signore sono infinite, quelle dei difensori delle condizioni materiali dell’esistenza hanno una scadenza, un tempo massimo, una fine. Come fare per non cedere alle lusinghe con cui il sacro cerca di trovare nuovi followers?

Dunque, ritorniamo a parlare dei ‘nostrimigranti.
Nostri perché qui da noi, mica per afflato solidaristico, ma perché altrimenti restavano prive dei nostri prodotti ortofrutticoli le nostre belle tavole da ‘Mulino Bianco’, archetipo pubblicitario di un Paese inesistente, divenuto un nostro mito primigenio così ben descritto da un Berselli acuto giornalista dei fenomeni culturali italiani.
Tema dei migranti ancora e più divenuto uno spartiacque per le crisi produttive economiche e socialisusseguitesi nel nostro bel Paese,fatto, tra l’altro, di impoverimento generalizzato, al netto di un gigantesco lavoro prodotto in nero, dunque illegale, paradossalmente inserito tra le voci di risarcimento economico dal Governo per cercare di attutire il colpo del Covid-19. Un Paese dove prospera da decenni, alla faccia di tutti i governi succedutisi, come si dice, di vario orientamento, una gigantesca intollerabile fuga dal pagamento delle tasse che ci colloca che primato!, primi in Europa, dove ad ogni cataclisma e disastro le prime voci allegre intercettate sono quelle di pseudo imprenditori privi di scrupoli che ridono al pensiero dei sicuri affari favoriti che ne ricaveranno. Insomma in un Paese in cui da sempre il patto tra Stato e masse è consistito in un reciproco farsi i fatti propri, poiché il primo sovente ha più concesso che garantito, Costituzione formale alla mano che quando siamo proprio con l’acqua che ha superato la gola gorgogliamo essere tra le migliori al mondo, peccato che venga ancora e sempre disattesa!

Per coloro i quali al sacrificio dello studio hanno preferito scorciatoie, che oggi costituiscono sempre più maggioranze composite, tra cui destre populiste autonominatesi sovraniste, in un agire (pensiero è troppo) violento quanto remunerativo nei sondaggi, fatto proprio anche da frange di un moderatismo di sinistra (?) per inseguire la destra, non avendo più un progetto di società proprio democraticamente si intende! i quali si interrogano sui motivi per cui persone straniere vengono a rompere le scatole nel nostro Paese, ricordiamo che il bipede umano è mosso dall’alba della sua breve storia, 150 mila anni fa, da irrefrenabile necessità vitale e da curiosità nel mettere un piede davanti all’altro ed andare, muoversiscoprire. Movimento che si chiama mobilità umana, sempre ugualenell’hardware della struttura del corpo, mentre ciò che muta nel tempo è il software, o la sua sintassi cognitiva e materiale checontrassegna, contraddistingue, differenzia radicalmente chi si muove per dolori e sofferenze, dittature e violenze, tra sangue e morti, da coloro i quali viaggiano per piaceri, odori, colori, cibo, sesso, da lietamente ricordare al proprio ritrovare la sicura strada di casa. Il primo viene additato come clandestino, categoria inesistente se non per incolti politici, il secondo turista, apprezzato con carta di credito a supporto dei suoi piaceri, coccolato e riverito perché solvibile. Il primo costituisce il perfetto capro espiatorio cui la comunità sociale può scaricare lostigmadelle proprie frustrazioni, paure angosce represse e procurate, un perfetto ‘homo sacer’ (Agamben docet), ‘uccidibiledalla comunità tutta, perché privo di alcuna titolarità giuridica a difesa di un corpo ed identità non riconosciuta, non attribuita, negata. Dunque, sacrificabile. Umano che parte da un Paese come persona, con dati personali, staziona in mare, ma per una percentuale politica arrivando sulle nostre coste diventano clandestini’, avendo al contrario ancora un nome e cognome solo in attesa di accoglimento come rifugiato da guerre o meno. Dunque, clandestino di che, di identità, di territorio, di sangue? A proposito di ‘Ius soli’,anch’esso disatteso.

A tutto ciò il mondo della solidarietà, dell’uguaglianza, del rispetto reciproco, ma al fondo una politica degna di tal nome, risponde con una protezione a tempo decidendo di non decidere, come avviene da decenni per il fenomeno delle politiche migratoriedove l’emergenza dei corpi visti nelle nostre strade ha sempre avuto il sopravvento rispetto a strategie e progetti razionali di inclusione. Ciò che significherebbe governare tematiche complesse in società plurietniche, alla faccia degli svariati nazionalpopulisti, chiamate a dare risposte per costruire nuovi profili di convivenza ed inclusione, e non di sola coabitazione sociale. Ciò che richiede uno spessore, un pensiero, una progettualità all’altezza di fenomeni tipici di società aperte, dove secondo alcuni a circolare dovrebbe essere solo il denaro, che difatti ogni giorno, anche se inconsapevoli, circola per centinaia di miliardi con quell’immateriale tanto comodo perché invisibile, ricevendo meno pressioni che riducono le paure che ci cadono addosso senza che qualcuno ci sollevi dal risolvere qualcuna di esse, essendo gli individui lasciati soli a governare fenomeni che non riusciamo a comprendere e dunque impossibili da governare. Memori occorre ogni volta ricordarlo ai distratti, agli inconsapevolidel dettato ‘prescrittivo’ con cui alcuni decenni fa si inauguravano politiche di deregulation e privatizzazioni grazie alla Thatcher e Reagan, da taluni osannati, propugnatori della religione neoliberista per cui lo Stato non esisteva, ma solo gli individui, appunto soli e senza princìpi di protezione e vera sicurezza, oppure che lo Stato era il problema, non la soluzione. Insomma, degli incendiari estremisti le cui ‘leggi’ e prescrizioni appaiono oggi in tutta la loro devastante applicazione. Mentre i ‘democratici’ non solo sono divenuti sempre più smemorati, ma ne hanno infine apprezzato anche alcune parti (Clinton e Blair oltre la retorica sono tra quelli che hanno le maggiori responsabilità al riguardo). Una deregolazione, insomma, dal principio di autorità e dagli attributi dello Stato, sempre più minato, in favore di un fai da te o ‘laissez faire’ dei princìpi neoliberisti che poi ha significato una ripresa dell’hobbesiano ‘homo homini lupus’ di violenta competizione di ciascuno contro l’altro per la propria sopravvivenza. Su ciò speculano gli imprenditori della paura, che vengono pure allisciati mediaticamente da una platea larvatamente democratica.

Dunque habemus una mini sanatoria a tempo, nuova variabile nel governo delle politiche migratorie? con relativa regolarizzazione per meno di 300 mila ‘invisibili’ già presenti in Italia, alcuni da anni, mentre all’incirca una cifra pari permarrà nella condizione di irregolari (che non è clandestino, ignorante bugiardo fascio leghista). Subito ‘mojito man’ (che in Spagna è sublime e continuerò a bere) ed ex ministretta ‘eià eià trallallà’ gridano, strillano, urlano, manganellano sullo schifo! la vergogna! naturally l’invasione!!!, tutto molto sopra le righe, tutto molto sconsiderato, e dunque tutto tanto gradito dal variegato popolino ignorantello del nostro Paese che ha bisogno di un capetto, come accade ogni venti anni, in una evidente sindrome da ventennio che attira tanto gli italioti, non tutti, per carità, avendo avuto l’ultimo che oggi da anziano si atteggia a liberale!, il già pregiudicato di Arcore.

Tutti dimenticano, soprattutto quelli al governo odierno fatto da giovini che ignorano, burocrati con poca memoria e pochi politici distratti, che appunto di sanatorie è vissuto il nostro Paese. Quindi rinfrescandoci la memoria. Nel 2002, ben diciotto anni fa, il duo d’avanspettacolo Bossi-Fini regolarizzò oltre 600 mila (!) lavoratori in nero, mentre i leghistoidi ancora nordisti, prima che la servitù del Sud se ne innamorasse, urlavano, sbracciavano, con gesti volgari sì, insomma, uguali a quelli di oggi e gli industriali lombardi del tondino o veneti, fors’anche con dei leghisti tra loro, tra dané o sghei esacra acqua(!) del Po, preferirono senz’altro i primi, chiedendo che arrivassero braccia, solo quelle anche allora…, per le proprie fabbriche e fabbrichette, perché diprima gli italianinei campi e nelle officine non se ne trovavano… Per dire di coerenza lucidità intelligenza. Legge del 2002 mai abrogata da governi non di destra, lasciando alla categoria di irregolare di gestire un traffico sociale molto serio lasciato lì tra le eventuali e varie.

Ma non paghi di ciò, sette anni dopo, nel 2009, un’altra legge della destra, allora Ministro Roberto Maroni, quell’altra specie di leghista che affermava bisognasse essere ‘cattivi’ con gli immigrati senza che alcuno gli rispondesse per le rime, furono fatti emergere qualcosa come 270 mila lavoratori domestici, quelli ancora ‘invisibili’ a tutt’oggi.
Risultato principale? Il fenomeno viene accantonato per prossime contese elettorali.

Intanto, ciò che si mette come pezza a colori si risolverà, se va bene, per una regolarizzazione di rapporti di lavoro preesistenti, più che favorire la realizzazione di nuovi rapporti di lavoro che porterebbero un principio di uguaglianza e di non sfruttamento nei nuovi rapporti di lavoro, così da regolare un settore agricolo dove alla parola schiavitù le anime candide guardano con stupore, mentre quelle oscure tutto sommato si vedono i propri affari non tanto intaccati.

In questo scenario oltremodo sempre contingente, il 21 maggio scorso si è visto, ma poco raccontato mediaticamente, ed è stato indetto il primo di una serie di scioperi con cui i braccianti cercano di far sentire la voce di chi oltre alle braccia vuole far coincidere diritti. Diritti uguali a quegli degli altri, alla salute, a farsi pagare in ragione delle giornate che hanno lavorato, a ricevere contributi, anche loro, ed indennità di disoccupazione, magari pure un alloggio decente invece di capanne dove ci muoiono bruciati. Insomma i nostri stessi diritti, quelli che appena ci toccano ci fanno reagire gridando contro uno Stato che favorisce alcuni a scapito di molti.
Quindi se ci toccano le lacrime delle ministre, che ormai si riproducono, abbiamo il dovere civile di sapere che quelle lacrime hanno una data di scadenza. I diritti invece dovrebbero e sono inalienabili. Altrimenti sono rovesci…

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.