giovedì, Dicembre 12

Migranti centroamericani in viacrucis dal Messico agli Stati Uniti Una carovana è partita dal Chiapas alla volta degli Stati Uniti per chiedere condizioni di vita dignitose, la fine della corruzione politica e il diritto all’asilo

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Puntando l’occhio sul continente americano, non possiamo non accorgerci di una cosa molto importante accaduta negli ultimi giorni: il fine settimana appena trascorso, infatti, ha segnato l’inizio di due cammini. Già, perché se negli Stati Uniti è partita la marcia di chi chiede lo stop alla vendita delle armi, appena fuori, in quel lembo di terra che unisce le due ‘Americhe’, si è messa in cammino una ‘carovana di migranti’, fatta di uomini donne e bambini. Hanno di certo obiettivi diversi questi movimenti, ma lo strumento di cui si servono è lo stesso, quello del cammino. Chi lo percorre con più rabbia e quindi ‘marcia’; chi invece lo fa con discrezione, quasi in silenzio, e cammina, cammina, perché è proprio in quei passi così pesanti e cadenzati che è il succo della loro traversata: mostrare cosa significhi essere migrante e cercare di fortificare quelle che sono le strutture sociali di accoglienza e supporto. Una via crucis lunga dal Chiapas agli Stati Uniti.

La ‘Viacrucis migrante 2018’ è di fatto un’enorme corteo di più di 1500 persone partito dalla città di Tapachula, al confine tra Messico e Guatemala il 25 marzo scorso, per mostrare all’America e al resto del mondo quali siano le condizioni civili e politiche che costringono questi popoli mesoamericani (provenienti principalmente da Hoduras, Guatemala, Salvador, Nicaragua) a diventare migranti. Un percorso organizzato dall’associazione ‘La 72 –  Hogar Refugio Para Personas Migrantes’, fondata dal frate Tomàs Gonzales Castillo, insieme con un’altra associazione, ‘Pueblo Sin Fronteras’: c’è un programma, che prevede delle tappe ben precise lungo il percorso, e per ciascuna di queste sono previsti degli incontri a tema, con persone e associazioni locali.

È una marcia pensata per far capire non solo quali siano le difficoltà alla base della migrazione, quanto anche quelle che si incontrano lungo la strada verso gli Stati Uniti, soprattutto attraversando il Messico. È noto già da tempo come questa terra renda le persone costrette ad attraversarla, prede di violenze, omicidi, sequestri: al punto che i migranti sono diventati, per le gang criminali del Paese, preziose risorse per i loro traffici (di droga e di persona). È per questi ‘desaparecidos’, le cui cifre sono sempre più alte e incontrollate, che alla fine del 2017 è stata organizzata un’altra carovana, quella delle ‘Madri Centroamericane’, che per il tredicesimo anno si sono riunite alla ricerca dei figli (e non solo) inghiottiti dalle terre messicane: il Movimento Migrante Mesoamericano, che si è fortemente impegnato per la realizzazione di questa spedizione, ha fatto sapere che il numero approssimativo di questi desaparecidos si aggirerebbe intorno a 100mila.

I mesoamericani sono migranti diversi da quelli cui siamo abituati noi europei: migranti mediterranei da una parte, che fuggono per lo più da guerre e regimi dittatoriali, e migranti americani dall’altra, che fuggono da un’America centrale preda di multinazionali, potentissime organizzazioni criminali (come la Mara Salvaturcha, forse la più grande e temibile) e corruzione nel sistema politico e di polizia. Ma in entrambi i casi, tanto in America quanto in Europa, ci si ritrova davanti a una crisi umanitaria: persone che svaniscono nel nulla attraversando il Messico, persone che svaniscono nel nulla attraversando il Mediterraneo.

E poi? Frontiere che respingono, che rifiutano di soccorrere e di far perdere a quelle persone anche l’ultimo briciolo di dignità umana che erano riusciti a portarsi dietro fin lì. Così anche in Italia sono nate delle ‘carovane’: ed è stato il tema dei migranti ambientali, vittime di espropriazioni di terreni e discariche tossiche ad essere scelto lo scorso anno da ‘Carovanemigranti 2017’, per la loro camminata lungo tutta la penisola italiana. Una realtà presente in Italia dal 2014 quella delle ‘Carovanemigranti’, che ogni anno (tranne nel 2015) organizza una marcia percorrendo l’Italia da nord a sud, con l’intento di creare dei ponti tra le migrazioni che avvengono nel Mediterraneo – più vicine a noi geograficamente –  e quelle del Centro America, tanto distanti nello spazio quanto prossime per problematiche e difficoltà. Quest’anno infatti, da quanto si apprende nella pagina Facebook dell’associazione, la quarta Carovana si articolerà in due parti: la prima destinazione sarà la Tunisia, porto da cui sono partite e continuano a partire tante giovani vite che non sempre, purtroppo, hanno seguito sulle nostre coste di approdo. Lì infatti, si andrà alla ricerca di quelle famiglie che ancora aspettano di avere notizie dei loro figli partiti e mai più tornati, così da metterli in contatto con una realtà speculare che però arriva proprio dall’America Latina. Dalla Tunisia poi, si partirà alla volta di un’altra frontiera, quella italo-francese che ha nelle cittadine di Bardonecchia, Ventimiglia e Briançon le sale d’attesa per richieste di asilo che difficilmente arriveranno: lì ad aspettarli ci saranno altre associazioni che per quanto possibile, cercano ogni giorno di rendere più dignitose e umane le vite dei migranti.

Insomma, carovane che come un filo continuo rendono l’America e l’Europa mai così vicine e simili.

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