martedì, Luglio 16

Migranti, 250mila euro per ogni migrante non accolto

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È stata presentata oggi la proposta di riforma del regolamento di Dublino presentata oggi dal vicepresidente vicario della Commissione Ue Frans Timmermans e dal commissario europeo all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos: estensione dei controlli su alcuni tratti di confine per cinque Paesi dell’area Schengen, rimozione parziale dell’obbligo dei visti per i cittadini turchi e riforma del sistema di asilo europeo secondo il principio di un’equa e solidale partecipazione comune. Questi i punti salienti della riforma. E se uno Stato deciderà – anche temporaneamente – di non prendere parte ai ricollocamenti è previsto un contributo di solidarietà di 250 mila euro per ciascun richiedente asilo che non viene accolto. Regno Unito e Irlanda potranno decidere se e in quale misura vogliono partecipare a queste misure.

Nel dettaglio, la Commissione ha presentato una raccomandazione al Consiglio dell’Unione europea per permettere a cinque Paesi dell’area Schengen di estendere i controlli temporanei alle frontiere interne fino ad un massimo di sei mesi, ma solo per confini specifici: quelli di Austria (con Slovenia e Ungheria), Germania (con l’Austria), Danimarca (con la Germania), Svezia (nei porti della Police Region South e al ponte Oresund) e Norvegia (nei porti collegati con Danimarca, Svezia e Germania). L’iniziativa, sulla base di un articolo del Codice Schengen mai azionato prima, è strettamente legata alle croniche difficoltà da parte della Grecia nella gestione greca delle sue frontiere esterne. Tra i confini presi in esame non figura il Brennero, ed è per questo che il collegio dei commissari ha liquidato la questione affermando che al momento al momento, «non esiste un problema di flusso di migranti da risolvere”, secondo le parole di Timmermans.

Inoltre, secondo la proposta della Commissione, che intende superare l’attuale sistema d’asilo sancito nel Regolamento di Dublino, quando i migranti in arrivo in un Paese superano una certa soglia, tutti quelli in esubero saranno automaticamente redistribuiti fra tutti gli altri Paesi europei secondo un principio di un’equa e solidale partecipazione comune. Una prospettiva che solleva già le dure proteste da parte di quattro Paesi dell’Europa dell’Est (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia), che contestano l’annunciato contributo di solidarietà considerandolo alla stregua di un sistema di ‘multe’. Al punto da essere definito come «ricatto» da parte del ministro degli esteri ungherese, Peter SzijjartoLa Commissione europea vuole anche abolire i visti per i viaggiatori turchi che vorranno visitare l’area Shengen. È una condizione posta da Ankara in cambio dell’impegno di riprendere tutti i migranti arrivati ​​in Grecia dal 20 marzo, come previsto dall’accordo con l’Ue.

Domani gli scozzesi tornano alle urne per rinnovare il loro Parlamento regionale. Attesa una schiacciante vittoria dei nazionalisti dello Scottish National Party (Snp) che rischia di avere importanti ricadute non solo in Scozia e nell’intero Regno Unito per il dilemma dell’indipendenza a cui oggi si intreccia la questione della Brexit. Il risultato di domani potrebbe provocare infatti un effetto domino sui movimenti separatisti di tutta Europa. Un esito che confermerebbe lo storico trionfo delle elezioni legislative del maggio 2015, che hanno visto lo Snp conquistare ben 56 dei 59 seggi al Parlamento di Westminster destinati alla Scozia. Al voto anche gallesi e nordirlandesi, anche loro per il rinnovo dei rispettivi Parlamenti regionali.

Saranno chiamati alle urne anche i cittadini londinesi per scegliere il successore del sindaco conservatore Boris Johnson, che conclude il suo mandato dopo otto anni per concentrarsi sul suo lavoro di deputato e leader della campagna per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea nel referendum del prossimo 23 giugno. I candidati con maggiore probabilità di prenderne il posto sono il laburista Sadiq Khan, 45 anni, musulmano proveniente da una famiglia semplice, e il conservatore Zac Goldsmith, uomo d’affari e politico di lungo corso. Tra le tante problematiche della capitale, il prossimo inquilino della City Hall dovrà occuparsi di questioni chiave come i trasporti, la polizia, l’ambiente e l’edilizia. Tuttavia, l’argomento che su cui si è concentrata la gran parte del dibattito elettorale è la crescente crisi degli alloggi per mancanza di abitazioni a prezzi accessibili.

Donald Trump a un passo dalla nomination repubblicana: il milionario newyorkese ha ottenuto il 53% dei voti nelle primarie dell’Indiana, portando a casa tutti i 51 delegati in palio. Il suo avversario Ted Cruz ha annunciato il proprio ritiro dalla corsa alla candidatura per la Casa Bianca: anche l’ultimo candidato del GOP che poteva sperare di contrastarlo, dunque, ha deciso di cedere. In giornata si è ritirato anche l’ultimo sfidante in lizza, John Kasich. L’establishment repubblicano getta così la spugna davanti a un elettorato che, sempre di più, ascolta solo la paura. Tra i democratici ha vinto Bernie Sanders, con il 53% dei voti, ma la corsa alla nomination di Hillary Clinton non sembra più in discussione.

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