lunedì, Ottobre 14

Midterm: i Latinos potrebbero scegliere di non votare 29 milioni di latinos hanno diritto a votare a livello nazionale nel 2018, il 12,8% di tutti gli elettori idonei, ma, trascurati sia dai democratici, per i quali sarebbero più inclini, sia dai repubblicani, possibile che non votino

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Trafficanti di droga, stupratori, criminali, ‘serpenti avvelenati’ responsabili dei problemi della società americana. Il Presidente americano, Donald Trump, ha dipinto gli immigrati latinoamericani come il nemico pubblico numero uno, nei comizi e nei tweet in vista delle elezioni di metà mandato del 6 novembre. Nonostante ciò, gli elettori ispanici sembrano non mostrare interesse avendicarsi alle urne: i sondaggi non prevedono che vadano in massa alle urne per togliere al Gop il controllo del Congresso.

Secondo gli esperti, i ripetuti insulti di Trump non hanno avuto l’effetto di spingere i Latinos verso il partito democratico. Li hanno piuttosto convinti a non votare. «Nel 2016 molti analisti avevano descritto i commenti dell’allora candidato Trump contro gli immigrati texani e gli ispanici come un possibile motivatore perché i Latinos andassero alle urne: invece l’affluenza era calata», dice Mark Hugo Lopez, direttore delle ricerche su immigrazione e demografia al Pew Research Center. In più, il 30% degli ispanici finì per votare per Trump.
29 milioni di latinos hanno diritto a votare a livello nazionale nel 2018, sottolinea Lopez, costituendo il 12,8% di tutti gli elettori idonei, secondo le analisi del Pew Research Center sui dati del Census Bureau.

Il pool di elettori ispanici eleggibili è cresciuto costantemente negli ultimi anni. Tra il 2014 e il 2018, altri 4 milioni di ispanici sono diventati elettori idonei (cittadini statunitensi dai 18 anni in su). Gran parte di questa crescita è stata guidata da giovani ispanici nati negli Stati Uniti che hanno raggiunto la maggiore età. Dal 2014, circa 3 milioni hanno compiuto 18 anni. Altre fonti di crescita includono naturalizzazioni di immigrati ispanici -tra i messicani da soli, 423.000 diventati cittadini statunitensi dal 2014 al 2017- così come i residenti di Porto Rico che si spostano in uno dei 50 Stati e nel Distretto di Columbia, in particolare in Florida.

Circa sette su dieci (71%) degli elettori ispanici vivono in soli sei Stati, alcuni dei quali protagonisti delle grandi sfide di questo 6 novembre: California (7,7 milioni), Texas (5,4 milioni), Florida (3,0 milioni), New York (2,0 milioni), Arizona (1,1 milioni) e Illinois (1,0 milioni). Gli ispanici rappresentano la quota più alta di tutti gli elettori ammissibili nel Nuovo Messico (42,6%), seguiti da California (30,0%), Texas (29,8%), Arizona (23,4%) e Florida (19,8%).

Scottati dall’errore delle previsioni del 2016, molti analisti ora sono più cauti. «Resta da vedere che cosa accadrà quest’anno. I Latinos potrebbero essere più interessati a votare, ma ci sono molti indicatori per cui forse il tasso d’affluenza non crescerà rispetto al 2014», ha aggiunto Hugo Lopez. Al voto di metà mandato di quell’anno l’affluenza fu solo del 27% per quella fascia, dato basso secondo il Pew Resarch Center.
Si finisce in un circolo vizioso: meno i Latinos si mobilitano, meno i partiti spendono per rispondere alle loro preoccupazioni. E quindi, l’apatia cresce ulteriormente. Gli elettori ispanici sono più inclini a votare per i democratici, ma questi «non stanno facendo abbastanza per raggiungerli», secondo Christine Marie Sierra, docente emerita di Scienze sociali all’Univerità del New Mexico. «Continuiamo a sentire che vogliono raggiungere le classi lavoratrici bianche o le donne bianche in alcuni sobborghi», dice, «va bene ma non è dov’è la base: per i democratici la base è nelle comunità di colore, devono investire di più specialmente con i Latinos per superare la mancanza di partecipazione».

L’organizzazione no-profit Latino Decisions stima che il 63% degli ispanici intende votare, ma anche che oltre la metà non è stata contattata da alcun politico a livello locale. «Quelli che vengono più contattati voteranno con maggior probabilità, quelli meno coinvolti o del tutto esclusi probabilmente non lo faranno», dice David Ayon, dell’organizzazione. A complicare le cose c’è il fatto che il voto degli ispanici è tutt’altro che un blocco monolitico, spiega Hugo Lopez: comprende un mosaico di comunità diverse, con affiliazioni di partito non necessariamente legate al Paese d’origine delle persone. I repubblicani, ad esempio, godono del sostegno della maggioranza del cubani americani, comunità che si è opposta duramente al comunismo nell’isola. I veterani dell’Esercito e gli evangelici dell’America centrale sono ugualmente più vicini al Grand Old Party.
Questo scenario rende difficile fare previsioni, soprattutto in alcune sfide elettorali più calde di oggi.

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