mercoledì, Luglio 17

Midterm: è l’anno delle donne Candidate: cifre da record per le donne in corsa per Camera e Senato: ben 257. Elettrici: il 64% delle intervistate dichiara di avere un'idea ‘sfavorevole’ del Presidente. Onda rosa in arrivo al Congresso

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Donne protagoniste nelle elezioni di midterm, sia come elettrici, sia, soprattutto, come candidate.
Axios fa notare che «Donald Trump è sott’acqua nel voto delle donne»: il 64% delle intervistate dichiara di avere un’ideasfavorevoledel Presidente in carica. Il peggio del peggio Trump può aspettarselo dalle donne bianche che vivono nelle periferie, un gruppo elettorale considerato cruciale per le presidenziali del 2020.

Un’analisi pubblicata sul ‘Wall Street Journal’ ed ‘NBC News’ mostra come negli anni si vada allargando la differenza nelle preferenze di voto di due classi sociali in particolare: le donne bianche con un elevato livello di istruzione (bachelor’s degree o superiore) e gli uomini, anch’essi bianchi, ma con un livello di istruzione medio-basso (senza bachelor’s degree). Se nel primo gruppo i democratici (o meglio: la preferenza che ad avere la maggioranza al Congresso siano i Democratici) attualmente prevalgono di 33 punti sui repubblicani, nel secondo viceversa è il GOP ad essere in vantaggio di ben 42 punti. Negli anni ’90, i due gruppi non mostravano forti differenze da questo punto di vista, tendendo entrambi a essere lievemente più pro-Repubblicani rispetto alla media.

L’onda che travolgerà il Congresso americano dopo queste elezioni di metà mandato potrebbe non avere il colore rosso del partito repubblicano, come spera il Presidente Trump. Ma neppure il blu, come auspicano i democratici. A ridefinire equilibri e politiche di Washington potrebbe essere la cosiddetta ‘pink wave’, l’onda rosa provocata da candidate ed elettrici. Chi ne beneficerà, secondo gli analisti, saranno sicuramente i progressisti: il 63% delle americane, registra un sondaggio ‘Cnn’, preferisce i candidati democratici, contro un terzo delle elettrici che si schiera con i conservatori. Pessime notizie per il Gop, visto che uno sparuto 33% delle donne darà, secondo questi sondaggi -e dei sondaggi nell’era di Trump non bisogna mai fidarsi troppo- il proprio voto ad un repubblicano: un minimo storico assoluto dell’indice di gradimento tra l’elettorato femminile.
A spaventare i repubblicani sono le donne politicamente più attive. Statisticamente si tratta di elettrici visceralmente ostili al Presidente Trump, con istruzione medio alta e coinvolte nel movimento ‘Me Too’.

Cifre da record per le donne in corsa per Camera e Senato: ben 257.
Per la prima volta le donne potrebbero conquistare un quarto dei seggi disponibili alla Camera e al Senato. In particolare le deputate potrebbero superare le 100 unità, toccando una vetta storica (al momento ci sono 61 democratiche e 23 repubblicane).
I numeri ufficiali sono del Center for Women and American Politics (CAWP) di Rutgers: sono state 61 donne (41 democratiche e 20 repubblicane) a tentare le primarie del proprio partito per la nomination alla carica di governatore. A spuntarla 12 democratiche e 4 repubblicane. 

Mai come in queste elezioni di metà mandato negli Stati Uniti tante donne sono candidate al Congresso e per la prima volta il numero delle elette potrebbe arrivare a un quarto dei seggi. Eppure, nonostante metà della popolazione americana sia costituita da donne, le politiche rappresentano solo il 28,7% delle candidature dei due principali partiti, democratico e repubblicano, alla Camera e il 32,4% al Senato (nel 2016 furono rispettivamente 24,2% e 20,9%).

Se le elezioni del 1992 furono etichettate come ‘Anno della donna’ per l’elezione di 47 politiche alla Camera, di cui 24 per la prima volta, e altre quattro al Senato dove si triplicò la presenza femminile, alcuni media americani stanno usando per le loro previsioni l’espressione ‘Anno delle donne’. Secondo i dati ufficiali, da quando nacque il primo Congresso del 4 marzo 1789 sono state 12.249 le persone che si sono sedute nei seggi della Camera e del Senato: le donne sono state 329, pari al 2,68%. Di queste, 289 sono state membri della Camera, 52 del Senato, 12 hanno ricoperto entrambi gli incarichi.

Secondo il Center for American Women and Politics at Rutgers (Cawpr), delle 529 politiche che hanno aspirato a seggi al Congresso in queste elezioni del 2018, 235 hanno vinto le primarie per la Camera (183 democratiche e 52 repubblicane), superando il record precedente del 2016, quando furono 167; 22 hanno vinto invece le primarie per il Senato, dove sono in palio 35 seggi (15 democratiche e sette repubblicane). Le candidature femminili alla Camera rappresentano il 42,9% per i Dem (32,5% nel 2016) e il 13,3% per il Gop (13,7% nel 2016). Al Senato, costituiscono il 42,9% per i democratici (32% nel 2016) e il 21,9% per i repubblicani (14% nel 2016). In parallelo, 16 politiche hanno conquistato la nomination per diventare governatrici, 12 democratiche e 4 repubblicane, mentre sinora il dato più alto era stato 10 nel 2010. Attualmente le donne che guidano Stati americani sono soltanto 6 su 50.

Il Cawpr stima che le candidate, se vincessero tutte le sfide alla Camera in cui sono favorite o incerte, nel 2019 controllerebbero il 24% dei seggi, percentuale mai raggiunta prima. Attualmente, l’80% circa dei 435 seggi è controllato da uomini alla Camera, per gli incarichi rinnovati ogni due anni: le donne sono 84, cioé il 19,3%, 61 democratiche e 23 repubblicane. Al Senato, dove un terzo dei 100 senatori è rinnovato ogni sei anni, le donne sono 23, 17 democratiche e sei repubblicane, pari al 23%.

Guardando ai dati storici, il numero più alto di elette al Congresso è stato raggiunto nel 2016: 107 sul totale di 535 seggi, pari al 20%. Negli anni ’90, le elette alle due Camere del Congresso non arrivavano al 7%. Negli Stati Uniti non esiste alcuna legge che imponga ai partiti quote minime di presentazione di candidate.

Molto importante, poi, potrebbe essere il ruolo delle donne nere -che costituivano il 6,6% della popolazione del paese e il 6,5% della popolazione in età di voto nel 2016, ma rappresentavano il 3,1% degli eletti federali e statali- in particolare per il partito democratico.

La prima donna eletta al Congresso nel 1917 apparteneva al partito repubblicano: era Jeannette Rankin e ottenne un seggio alla Camera. Prima di lei, i 7mila deputati erano stati tutti uomini. La sua elezione avvenne quattro anni prima che le donne avessero il diritto di voto a livello nazionale. Nonostante questa prima volta, è poi stato il partito democratico ad avere più donne rappresentanti alla Camera: le politiche Dem sono state sempre più numerose delle colleghe Gop (fatta eccezione per due volte negli anni ’50).

La Pennsylvania è il più grande degli 11 Stati che non hanno donne nella loro delegazione al Congresso: dovrebbe perdere questo anacronistico primato quest’anno, perché alla Camera si sfidano per il 5° distretto due donne, Pearl Kim per il Gop e Mary Gay Scanlon per i Dem. In South Carolina, un altro di quegli 11 Stati, la repubblicana Katie Arrington è favorita per il 1° distretto. L’Arizona avrà la sua prima donna senatrice quest’anno, grazie alla disputa tra la repubblicana Martha McSally e la democratica Kyrsten Sinema.

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