martedì, Luglio 14

Mia Martini: storia di un inedito La singolare vicenda quella di ‘Fammi sentire bella’, il brano che dà il titolo al docu-film di Rai3 messo in onda a 25 anni dalla scomparsa dell’artista, raccontata a L’Indro da Gianna Bigazzi, vedova di Giancarlo, il noto compositore fiorentino di fama internazionale

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Nella notte tra il 12 e 13 maggio del 1995 il destino si portava via una delle più grandi voci della musica italiana: Mia Martini. Sola e priva di soccorsi nella casa in cui da poco si era sistemata vicino Varese. 25 anni dopo quella tragica perdita, alcuni eventi hanno richiamato alla nostra memoria la vita, gli amori, le amicizie, i successi e le tante ingiustizie subite da quella che i giornali francesi definirono ‘l’Edith Piaf’ italiana, in particolare il docu-film del regista Giorgio Verdelli, trasmesso su RAI3 il 27 febbraio scorso, il cui titolo (‘Mia Martini, fammi sentire bella’) è ispirato ad un brano fino ad allora inedito, interpretato dalla stessa cantante e pubblicato il giorno successivo dalla Sugar Music, l’etichetta di Caterina Caselli.  Com’è potuto accadere che un brano, con la voce di Mia Martini, sia rimasto in un cassetto per  tanti anni prima di vedere la luce? A questo interrogativo ha in buona parte risposto la stessa Caselli, che tanto si è attivata perché quel brano di struggente malinconia trovasse un’adeguata collocazione, tale da rendere giustizia all’artista scomparsa, cosa cui teneva anche tantissimo Gianna Bigazzi “che a detta di Caterina Caselli  aveva un rapporto profondo di amicizia con Mimì.

E allora, per conoscere più nel dettaglio i motivi di questo ‘ritrovamento’ poniamo la stessa domanda proprio a lei, Gianna vedova del noto Giancarlo Bigazzi, autore  di brani di  successo internazionale ( basti citarne uno su tutti – ‘Gloria’ che incantò anche il celebre direttore d’orchestra austriaco Herbert von Karajan, il quale interruppe una riunione per ascoltarlo alla radio) e per i maggiori interpreti della canzone  italiana (Ranieri, Tozzi, Mina, Masini, Raf, Vanoni, Morandi, Ruggeri, Vallesi, ecc.ecc.). Quel brano infatti è nato a casa Bigazzi e Gianna ne ha seguito le diverse fasi.

 

Cara Gianna, qual è l’incredibile storia di questo ‘inedito’? Come è nato e perché è rimasto nascosto per così tanto tempo?

La storia andò così. Un giorno arrivò su a casa nostra a Settignano (una collina intorno a Firenze) Mia Martini – e nel bel docufilm si vedono gli ambienti dove Mimì soggiornò laquale voleva cambiare aria e ‘giro’ artistico e lasciarsi alle spalle le  vicende che l’avevano tormentata, amava le canzoni di Giancarlo ma non aveva mai avuto modo di lavorare  con lui, autore e produttore di  successi popolari. Giancarlo, scrivi qualcosa anche per me”, gli disse. In quel periodo lui era sotto pressione, stava  preparando la colonna sonora del filmMediterraneo e i brani con i giovani talenti della cosiddetta ‘bottega fiorentina’ (Masini, Raf,Vallesi, Baldi, Alotta, ecc.) ma lei per Giancarlo era una persona speciale, una donna senza atteggiamenti divistici,  con una vocalità straordinaria  e un’anima profonda. E così, diversamente da com’era solito fare (dei 1300 brani musicali pochi sono quelli al femminile), decise di realizzare un brano che fosse all’altezza di Mimì, della sua vocalità e delle sue doti interpretative, da portare a San Remo. Era il ’91. Nei mesi che lei rimase   nella nostra dimora, la Cingallegra, che era anche  luogo di  lavoro, la mia amicizia con Mimì si fece sempre più stretta, di grande affetto, con me  poteva confidarsi, esprimere le gioie, i sogni, il bisogno d’amore, e sopratutto curare le ferite che  l’ambiente musicale, gli uomini, il mondo le avevano inferto. Amava Firenze e tra queste mura, circondata dal verde e da sincero affetto passava serenamente le sue giornate. Nacque così, Gli uomini non cambiano, al quale lavoravano insieme a  Giancarlo, Marco Falagiani e Beppe Dati.  Il brano per Sanremo era quello e non altri. In quanto le si attagliava perfettamente. Pensato per lei e le donne, pazientemente costruito. “Non sono un artista, ma un falegname – diceva Giancarlo – e questa è la nostra ‘bottega’. Una bottega però nel senso Rinascimentale. Dunque il brano fu inciso da Mimì e confezionato. Pronto per il Festival. Solo dopo, quando si trattò di preparare un album, furono ascoltate le cassettineinviatele da vari autori che Mimì si era portata con ammassate in una borsa, fino ad allora mai aperta, per vedere se c’era qualcosa di utilizzabile. Tra queste ce n ‘era una di Angelo Versiglio contenente un’idea musicale sulla quale poter lavorare. Sia musicalmente che per il testo. A questo si dedicarono Giancarlo  e Beppe Dati.

Era ‘Fammi sentire bella’?

Non ancora. Mancavano gli ultimi ritocchi e soprattutto il titolo. E sai come venne fuori? Una sera che la cena era pronta e loro Giancarlo e Mimì non uscivano dalla stanza del pianoforte ridotta a camera a gas per il  fumo, andai a chiamarli e vidi lui un po’ seccato. Ci manca ancora il titolo, siamo qui che ci s’arrovella…..”Guardate che i piatti si freddano…venite a cena poi ritornate dopo al lavoro….” Fu un tira e molla un po’ risentito, “la tavola v’aspetta”, “ e lasciala aspettare….. “. Poi verso le 11  spazientita tornai da loro  e dissi: “Ma il titolo c’è già, che andate cercando…”. E quale sarebbe?” E’ Fammi sentire bella”!  

Allora è stata tua  l’idea del titolo!

Mi venne all’istante, ripensando al testo che ripetevano e limavano in continuazione….Stasera quando tornerai/ fammi sentire bella/bella come il mare com’era fino a ieri il nostro amore…Lì per lì Giancarlo non la prese bene: ”Ecco è arrivata la poetessa!” esclamò, poi borbottò “non è mai esistito che sia stata una casalinga a suggerire il titolo“. A Mimì invece piacque subito, e manifestò il suo entusiasmo abbracciandomi. Alla fine fu scelto quello.

Ma il brano non uscì. Perché finì in un cassetto?

Lei fece un provino, che andò bene alla prima eche fu masterizzato… Per farla breve, dal racconto di Gianna emerge che nacque un dissenso sul destino del brano che l’autore della prima versione avrebbe voluto fosse quello su cui puntare per Sanremo. La scelta però era già stata fatta. E così quel brano non entrò a far parte neanche dell’album ‘Lacrime’ dove Mimì aveva proposto di inserirlo. Il master  di prova con la voce di Mimì,  finì in un cassetto e l’album Lacrime uscì comprendente brani di altri autori. Ma non quello. Che quella fosse la scelta quella giusta, lo dimostra  lo straordinario successo al Festival del ’92 de ‘Gli uomini non cambiano’, canzone ormai di culto. Anche se a S.Remoarrivò secondo. Un’altra ingiustizia per Mimì, a cui cercarono di porre rimedio assegnandole il Premio della Critica. La storia si ripeteva ancora una volta. Era già accaduto tre anni prima, nell’89, con quel lavoro stupendo che era ‘Almeno tu nell’Universo’, bocciato dal pubblico ( finito al nono posto), ma premiato dai critici. Dell’inedito non se ne parlò più. E tale è rimasto per ben 29 anni.

Com’è potuto accadere?

Per un concatenarsi di circostanze: l’impegno di entrambi per l’Eurofestival, la tragica scomparsa di Mimì, nel ’95, e la lunga malattia di Giancarlo, che si sarebbe conclusa con la sua scomparsa nel 2012. Beh, c’era altro cui pensare. Ma quel ‘pezzo’ che mi ricordava Mimì, e la sua sincera amicizia,  fatta di confidenze e complicità, mi è sempre rimasto nel cuore. Lo consideravo una cosa mia, un ‘regalo’ alla nostra amicizia. Ogni tanto lo riascoltavo per rivivere le emozioni che la sua voce mi dava e il periodo che lei aveva trascorso a casa nostra. Non pensavo di  renderlopubblico. Da allora  mi sono sempre  attivata  per la riuscita delle iniziative  che rendevano omaggio a Mimì. In occasione di una di queste a Bagnara Calabra, il suo paese natio, ove fu lanciata l’idea di trasformare il Premio della  critica nel Premio Mia Martini,  feci la conoscenza di Franco Fasano, il quale saputo di questo ‘provino’ di Mimì mi esortò a  trasformarlo, grazie anche alle nuove tecnologie, in un disco vero e proprio. La cosa non m’interessava. Fino a quando non piombò da me Caterina Caselli, per vedere se tra le cose di Giancarlo -progetti, testi, brani musicali, idee, appunti, registrazioni – vi fosse qualcosa di molto interessante. E fra le tante cose spuntò fuori questo ‘provino‘. Che lei voleva trasformare  inun prodotto che fosse davvero l’ultima perla lasciataci  da Mimì. Dopo ebbi varie richieste, anche importanti, come per il film a lei dedicato, che ho sempre rifiutato: volevo che la voce fosse la sua, non di altri interpreti, sia pur bravi.  Poi si sa come sono andate le cose, Caterina si è presa a cuore il Progetto, è scattata l’idea di uno speciale tv, mi sono incontrata con il regista di Rai3 Giorgio Verdelli,   che apprezzavo per il suo lavoro su Pino Daniele, si è convenuto che  il titolo del docu-film  fosse anche il titolo del brano di Mimì, sono state fatte le riprese anche a casa, e ne è venuto un ritratto di Mimì che mi ha dato grande emozione. E penso non solo a me.

Che ricordo ti porti nel cuore di Mimì?

Di una donna speciale, di grande spessore umano, d’animo  generoso, colta, e coraggiosa, una donna vera che non scendeva a compromessi ( rifiutava le comparsate televisive  giusto per fare promozione, a certe serate anche ben retribuite rinunciava a favore di altre, a lei più congeniali, esigeva rispetto   del proprio lavoro e di quello dei suoi musicisti ), una persona autentica,   invisa da quel  certo mondo dello spettacolo che  ad un certo momento l’aveva relegata tra gli ‘innominabili’, Mimì era una donna dolce, desiderosa d’amore, dotata di una  sua ‘magia’ che  non era quella della strega, ma dell’artista unica e irripetibile.

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