domenica, Dicembre 8

Nel Messico corrotto dai cartelli in guerra

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Le statistiche sui crimini in Messico evidenziano una situazione sempre più allarmante. La violenza dilaga ed il numero degli omicidi sale vertiginosamente e disegna uno scenario da incubo già nei primi mesi di quello che sembra essere per i messicani uno degli anni più bui di sempre. Alla fine del 2016 si sono celebrati i 10 anni dall’inizio della lotta al narcotraffico, una lotta di stampo militare ideata nel 2006 dall’allora Presidente in carica, Felipe Calderón. Ma questa strategia non sembra affatto aver prodotto i risultati sperati: nessun cenno di diminuzione del traffico di stupefacenti né, tantomeno, degli episodi di violenza, che al contrario, sono drasticamente aumentati dall’ultimo biennio ad oggi. Tanti i morti: attivisti, giornalisti e cittadini comuni, uomini e sempre più donne. Alcuni omicidi fanno notizia e vengono diffusi nel mondo, altri meno e rimangono lì, lacrime che sgorgano dagli occhi di bambini, genitori e cittadini di uno Stato che non protegge.

Il Messico di oggi lamenta diverse emergenze, che vanno dal narcotraffico alla mancanza di un apparato di sicurezza, dall’assenza del rispetto dei diritti umani, alla corruzione che ha infestato il sistema politico e, non ultima, la massiccia disuguaglianza che permea la società. In questo quadro, il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) del Presidente Enrique Pena Nieto, da anni lo storico partito egemonico messicano, inizia a subire un forte declino. Lo scorso 5 Giugno, dodici Stati messicani hanno votato per eleggere il loro Governatore; le elezioni, infatti, hanno confermato il dirompente crollo di consensi per il PRI. Risultato clamoroso quello nello Stato del Messico, il più popoloso del Paese e per 87 anni guidato dal PRI che ora, invece, ha vinto con un minimo margine.

L’opposizione, dal suo canto, sembra non voler mollare la presa. Il Partito Azione Nazionale (PAN) di centrodestra ha registrato una notevole crescita tra gli elettori, vincendo in sette dei dodici Stati, così come il Movimento di Rigenerazione Nazionale (MORENA) e la sua punta di diamante, il presidente Andrés Manuel López Obrador nelle fila della sinistra istituzionale messicana che, a Città del Messico, ha ottenuto il maggior numero di voti nelle elezioni per l’Assemblea costituente. Bisognerà, però, aspettare il 2018 per le elezioni più attese, quelle presidenziali.

Spicca in questo clima la candidatura della indigena Marìa de Jesùs Patricio Martìnez. Mamma di tre bambini, attivista per i diritti umani e conosciuta per praticare la medicina tradizionale indigena. Ma la missione di Maria è anche un’altra: guarire il suo Paese. Il Congresso Nazionale Indigeno (CNI), una coalizione di gruppi etnici nativi che da 20 anni si batte per i diritti delle minoranze native, insieme all’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), hanno deciso che sarà proprio lei a rappresentarli nella corsa alle presidenziali. Se riuscisse ad ottenere abbastanza consensi per la ratifica della sua nomina, Maria potrebbe essere la prima donna indigena in corsa per il mandato. Abbiamo chiesto a Jonathan Furszyfer, Security Coordinator presso il centro di analisi politica Mexico Evalua, di parlarci della situazione che sta vivendo il suo Paese in questo difficile momento storico.

Le statistiche mostrano che i crimini e la violenza in Messico stanno aumentando. Cosa sta succedendo?

Ci sono diversi tipi di statistiche: quelle più comuni di giornali e quotidiani e, poi, altre più accurate. Sostanzialmente, per misurare la violenza, ci focalizziamo sui report che riguardano gli omicidi e lo facciamo per due ragioni: primo, perché sono i crimini con il più basso tasso di denuncia. Questo perché, se la polizia trova una persona morta, deve immediatamente riportarlo alle autorità; queste, poi, comparano questo con altri crimini; dopo, ogni persona può andare dalle autorità e denunciare. Quindi, la differenza tra gli omicidi e gli altri reati è che le segnalazioni in questi casi sono davvero poche perché sono ‘automaticamente generate’ dalle statistiche, mentre, gli altri reati devono essere riportati alle autorità. Quindi, se non credi nelle autorità o se non hai tempo o se non ti interessa perché il sistema è corrotto o perché le impunità sono alte, forse, preferisci non denunciare tutto alle autorità. Poi è molto difficile determinare il numero degli altri reati, perché, ad esempio, un trend che sale può riflettere, in realtà, che le persone iniziano a fidarsi di più delle autorità e non necessariamente che i crimini stanno crescendo più del solito. Ecco perché preferisco parlare di omicidi piuttosto che di altri crimini. Dall’altro lato, poi, abbiamo le annuali indagini sulla vittimizzazion che, invece di guardare ai report della polizia, vanno dritte alle persone e dicono ‘ehi hai subito qualche reato in quest’anno? Che tipo di crimine?’ Il punto è che, secondo entrambe le indagini (omicidi e vittimizzazione), i crimini stanno crescendo in Messico, soprattutto gli omicidi. Questo andamento è iniziato in corrispondenza dell’inizio della lotta alle droghe da parte di Felipe Calderon nel 2007; abbiamo assistito ad una crescita rapidissima fino al 2011. E dopo il 2012, 2013, quando Enrique Pena Nieto è diventato Presidente, il trend è iniziato a scendere molto rapidamente, ma dopo il mese di Maggio del 2014, è aumentato di nuovo. Questo aumento negli ultimi due anni è stato davvero veloce; in quest’anno, addirittura, i primi mesi sono stati i più violenti dal 1997 fino ad oggi. Quindi, se volessimo fare una previsione sul trend di omicidi, considerando questi primi mesi, penso che il 2017 potrebbe essere uno degli anni più violenti nella recente storia del Messico. Questo perché, in particolare, gli omicidi tendono a concentrarsi di più durante l’estate; come in altre parti del mondo, c’è, infatti, una forte correlazione tra il tempo atmosferico e gli omicidi. E’ molto caldo, c’è molta aridità e le persone hanno dei comportamenti più aggressivi e più violenti. Quindi, sì la violenza sta decisamente crescendo in Messico; gli altri crimini variano, le rapine sui mezzi di trasporto pubblico, ad esempio, stanno crescendo, soprattutto a Città del Messico e nelle aree metropolitane, le estorsioni stanno crescendo ugualmente, mentre i sequestri stanno diminuendo un po’; ma direi che in termini di omicidi il 2017 è un brutto anno, d’altronde come lo sono stati gli ultimi due.

Mi può parlare delle donne come bersaglio di questi atti di violenza?

Le statistiche che usiamo e che vediamo non distinguono tra uomini e donne, quindi, noi sappiamo solo che ci sono degli omicidi ma non sappiamo chi muore, il sesso, l’età o altro. Ma abbiamo altri dati che provengono dal Ministero della Salute e lì possiamo notare molti particolari. Ogni singola morte in Messico viene riportata, così come ogni causa. Possiamo così notare che le donne non sono veramente l’obiettivo della violenza: sono la minoranza negli omicidi in Messico e questo spiega perché circa l’87% degli assassinati nel Paese sono uomini e, solo il resto, donne. Il 50% degli omicidi si concentra nella fascia di età 15-30 anni. Donne appena nate, donne bambine, da 0 ad 1 anno hanno una più alta propensione ad essere uccise rispetto agli uomini e dall’altra parte, nella fascia da 85-90 anni succede la stessa cosa. Entrambe le categorie condividono la stessa concentrazione in termini di percentuale, le donne sono più inclini a morire a causa della violenza dai 15 ai 30 anni, quindi sono i giovani i target, di base. Un’altra cosa interessante è che gli uomini tendono ad essere uccisi o a morire in posti pubblici come nelle strade o nei bar, mentre, le donne dentro le case, non necessariamente le proprie case e questo è molto interessante perché se qualcuno muore in una casa può essere che abbia una certa relazione con chi li uccide. Questo spiega tante cose sulla violenza verso le donne.

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