domenica, Novembre 29

MES, una scelta da fare. E il Recovery Fund ci serve tutto Con un debito pubblico che ormai si aggirerà intorno al 150% del PIL, e con una evasione fiscale che raggiunge i 150 miliardi l’anno, come si può pensare di rinunciare nonché al MES alla parte in prestito del fondo di rinascita?

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Contagi sempre più, ospedali che cominciano annaspare, coprifuoco in tre regioni. Il bollettino del Covid-19 è di giorno in giorno più drammatico. E ieri, a ‘Radio 24’, il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha dichiarato il suo ‘OK’ ben chiaro al MES: «sono favorevole al Mes, anche perché l’ho negoziato io e so bene che non presenta nessun tipo di condizionalità. Spiego un fatto tecnico che il Presidente del Consiglio ha spiegato, che il beneficio per l’Italia dell’utilizzo del Mes non sono 37 miliardi aggiuntivi ma sono i risparmi di interessi, 300 milioni all’anno. Ovviamente anche 300 milioni per un ministro dell’Economia sono una cifra significativa, quindi io sono favorevole all’utilizzo».

Non so, in tutta franchezza, fino a che punto le voci che si rincorrono circa alcuni possibili nuovi interventi europei siano vere, ma è certo che se ne parla. E se ne parla, da noi, anche, in relazione al MES.
Rispetto al quale, si dice da più parti, che non si può non tenere conto del dato di fatto per il quale anche altri Stati europei, che potrebbero averne bisogno, non vi hanno ricorso e, forse, non lo faranno in futuro. Anzi, si sottolinea -senza troppa logica secondo me e come spiego tra poco- come altri Paesi abbiano un analogo atteggiamento di rifiuto nei confronti della parte nona fondo perdutodel fondo di rinascita, il Recovery Fund.

Vorrei cercare di chiarire, o meglio di chiarirmi, il senso di questa discussione, ma specialmente perché dico che è un modo di distorcere, a fini solo propagandistici, la questione del MES.
Potrebbe anche trattarsi di una idea in buona fede, ma, detto in tutta franchezza, ormai in questo Paese io alla buona fede non credo proprio più. Tra stellini, contini, renzini e ora anche calendini, e non parliamo dei pidiini, la cosa migliore è non credere a nessuno.

A noi servono molti soldi, ma proprio molti, per la sanità italiana ridotta, come ben si vede, in condizioni disastrose. E qui, secondo me, sta un punto centrale: data la formulazione del MES, saremmo obbligati a spendere quei soldi solo per la sanità. Con tutta la capacità dei nostri politicanti di sprecare denaro e di spenderlo male, resterebbe comunque, magari solo per caso, una buona quantità bene indirizzata.
Nell’ultima manovra, se non sbaglio, simettonoaltri miliardi (quattro, se non sbaglio) per la sanità. Si tratta, diciamocelo chiaramente, di soldi presi a prestito sul mercato come quelli del MES, cioè di denaro che graverà sulle casse pubbliche (che sarebbero molto più pingui se non vi fossero circa 150 miliardi di evasione fiscale all’anno) dato che il denaro preso in prestito deve essere restituito con gli interessi, e sul mercato gli interessi sono quelli che sono.
È vero, pare, come dice qualcuno, che negli ultimissimi tempi l’Italia riesce a spuntare sul mercato denaro a bassissimo tasso di interesse. Bene, ottima cosa, ma sempre di denaro preso a prestito si tratta, e domani chi sa!
Il MES ha tassi più bassi di quelli di mercato, e quindi potrebbe in ogni caso convenire. Anche perché permetterebbe di concentrare gli sforzi ulteriori sui settori dello sviluppo, per la ripresa, tra l’altro, dell’occupazione. E dunque, è una scelta, una scelta da fare con chiarezza, alla luce di un solo e semplice fatto: ridurre gli oneri del debito futuro al minimo possibile, tenuto conto che anche i fondi del fondo di rinascita saranno in gran parte prestiti, che dunque anch’essi graveranno sulle casse dello Stato.

E veniamo così, al fondo di rinascita, rispetto al quale spesso si sottolinea che alcuni Paesi europei, tra cui Spagna e Portogallo, sarebbero (il condizionale è d’obbligo, perché si tratta di questioni finanziarie, dove la propaganda rassicuratoria, diciamo così, è d’obbligo) sarebbero orientati a non chiedere del fondo di rinascita la parte a prestito, ma di utilizzare solo la parte ‘a fondo perduto’ -che io continuo a virgolettare perché il termine non è ben trovato, dà un’idea di regalo, che è assolutamente da cancellare.

I fondi del fondo di rinascita ‘a fondo perduto’, infatti, sono dati in corrispondenza del fatto che la Commissione Europea viene autorizzata a reperire fondi sul mercato da dare, in parte sotto la forma di cui sto parlando, agli Stati, ma che verranno restituiti dalla Commissione in due modi: aumentando proporzionalmente la quota che ogni Stato versa alla UE per il suo funzionamento e (speriamo in massima parte, ma questa è solo una speranza) rifornendosi di fondi attraverso le cosiddette risorse proprie, cioè delle tasse imposte dalla UE a tutti i cittadini europei, per talune cose.
Una parte di queste tasse, sarebbe sostitutiva di analoghe tasse dei singoli Stati, il che servirebbe a non aumentare le tasse sui cittadini, ma a ridurre l’onere sullo Stato per la partecipazione alla UE, onere che, nel progetti originari, dovrebbe cessare del tutto. L’equilibrio sarebbe molto delicato e complesso, ma questa è l’idea.
Da cui consegue, però, che gli Stati, e quindi anche l’Italia, non dovrebbero restituire direttamentequeisoldi, ma comunque, almeno in parte li dovranno restituire. In parte perché non tutti gli Stati europei riceveranno i finanziamenti ‘a fondo perduto’, mentre tutti contribuiscono alle spese della UE.
Il vantaggio di non ricorrere alla parte in prestito di fondi del fondo di rinascita, sarebbe di non indebitare ulteriormente gli Stati. In altre parole, non è che Spagna e Portogallo sono matti, è invece che i loro bilanci sono in grado di sopperire in parte agli investimenti necessari e sono anche in grado (o pensano oggi di esserlo) di ottenere fondi sul mercato ad un costo inferiore rispetto a quello della UE.

In realtà, secondo varie notizie di stampa, a livello di BCE e Commissione europea, e specialmente Parlamento, ecc., si comincia a pensare se non sia possibile trasformare l’operazione fondo di rinascita odierna con qualcosa di permanente: una sorta di fondo europeo permanente da destinare ai singoli Stati per aiutarli nei propri investimenti.
Sarebbe, in sostanza, un passo avanti verso la creazione di un debito pubblico europeo, che sarebbe realmente un grandissimo passo avanti della UE verso la costituzione di una confederazione. Finalmente, pensano alcuni, avremmo un bilancio europeo unico, capace di sostituirsi progressivamente ai bilanci dei vari Stati membri. Ottimo, entusiasmante. Ma non sono, queste, cose che si possano fare in sei mesi, specie fin tanto che vi saranno in Europa Stati come quelli dell’est, nazionalisti e autoritari e interessati a succhiare tutto il possibile dalla mammella europea; fin tanto che, anche, vi saranno Stati taccagni e non privi di nazionalismi abbastanza marcati, come Olanda, Danimarca e forse altri; fin tanto che vi saranno Stati coperti di debiti come il nostro.
Perché il nostro problema, una volta di più, è lo Stato comatoso dei nostri bilanci. Tutti quelli che strillano ideologicamente ad esempio contro il MES o contro le risorse comuni, non tengono in minimo conto la situazione reale dei nostri conti.

Con un debito pubblico che ormai si aggirerà intorno al 150% del PIL, e con una evasione fiscale che raggiunge i 150 miliardi l’anno, come si può pensare di rinunciare nonché al MES alla parte in prestito del fondo di rinascita?

Siamo, in altre parole, e come al solito, a confrontarci con i nostri problemi, che evidentemente non hanno Spagna e Portogallo, per esempio. Se l’Italia riuscisse a recuperare l’evasione fiscale in maniera seria (e l’unico modo, credo, è quello di permettere la detrazione generalizzata e cioè di creare il, famoso conflitto di interessi, tra fornitore e cliente) potrebbe in effetti studiare seriamente la possibilità, nonché di rinunciare al MES, anche di rinunciare alla parte a credito del fondo di rinascita, e sperare in una ripresa turbinosa.
Ma finché non riusciremo ad uscire (se mai ci riusciremo!) da questa impasse, non solo ci servono sia il MES che il fondo di rinascita in pieno, ma nemmeno basteranno, pure al di là delle balle che raccontiamo in Europa con quel libro dei sogni da ubriaco che abbiamo appena inviato.
E siccome l’Italia, oggi come oggi (fra tre anni, non ci giurerei!) non può essere ‘perduta’ per l’UE, occorre che l’UE (e in particolare Germania … si pensi alla Mercedes e alla Porsche, e Francia … si pensi alla Libia!) ci tenga, letteralmente, in piedi, sperando che noi si riesca a rimetterci a camminare, a meno che … a meno che al momento opportuno non ci si accorga che l’Italia, intesa come forza produttiva e inventiva, non c’è più.
Sì lo so, ripeto sempre questa storia, ne sono tormentato; ma sempre di più lo sono, quando sento alcuni nani nella casa di Biancaneve, esprimere sprezzo per il MES e non solo.

Ma per concludere, esterrefatto, riporto una farse allucinante -semplicemente allucinante- di colui che presume di essere un governante, ‘il nostro’ governante, Giuseppe Conte, sempre e solo più pochette. Frase non, sia chiaro, detta in Parlamento, al Capo dello Stato, agli italiani in una delle sue ripetute insopportabili chiacchiere piene di papere, nemmeno ai partiti, che so al ‘capo’ del suo, cioè Grillo, no Casaleggio, no Crimi, no Dibba, no … boh, nulla del genere, ma confidata, sussurrata al solito Bruno Vespa, per il suo solito libro, che, al solito, mi guarderò bene dal comprare e meno che mai leggere, perché esca al momento opportuno per fargli pubblicità. Una frase in cui dice: «Non ho una mia valutazione. Oggettivamente prendo atto che il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha detto che, visto che nessuno prende il Mes, ci sarebbe uno stigma per chi lo chiede. Io non so quantificare questo stigma. Non posso prevedere le reazioni dei mercati finanziari». Insomma: è ‘colpa’ di Visco:ì. Bel barile! Ma poi non si ferma, irrefrenabile nel peggiorare sempre tutto ciò che fa e disfà, e aggiunge con aria ‘saputa’, «il MES è uno strumento finanziario, non la politica della sanità» … chiaro? Ha detto, semplice semplice, che non esiste una politica della sanità.
E costui sarebbe un governante.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.