giovedì, Luglio 2

MES, Scuola e cazzità … nella danza immobile delle parole Tra l’ennesima sceneggiata Made by Salvini, gli ideologici (si fa per dire…) stellini, e la smarrita pazienza di Zingaretti, la scuola delle rime buccali ci attende

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Nel tafferuglio di ieri, con Matteo Salvini preso a pedate a Mondragone, e le ‘scintille’ tra il PD e gli stellini del M5S per la questione MES, la scuola, per una giornata, è andata in secondo piano.
Su Mondragone il discorso sarebbe lungo, e per quanto impedire a qualcuno (fosse pure Salvini) di parlare non sia mai troppo salutare, a lungo andare, per la democrazia, quanto accaduto è esattamente quanto il ‘caporale’ cercava, oramai il suo stile lo conosciamo bene.
Circa il MES, fa piacere vedere un Nicola Zingaretti che perde la pazienza e finalmente, rendendosi conto che «l‘attuale sistema di cura e presa in carico ha mostrato tutti i suoi limiti», dice «non credo possiamo permetterci ancora di tergiversare», e mette al bando la «danza immobile delle parole». Bene, vediamo ora se sarà capace di andare fino in fondo con gli stelliniideologici’. Ho detto più volte perché il MES non solo semplicemente si dovrebbe prendere, ma anche che quel che ci dovrebbe togliere il sonno, essendo la nostra ultima occasione, è il fondo di rinascita, il Recovery Fund. Nei prossimi giorni, forse settimane, vedremo se il PD riesce avere un sussulto e portare a casa il MES e poi buttarsi a capofitto per mettere a frutto il Recovery Fund e evitare la svendita del Paese.

Sulla scuola, la notizia è clamorosa, anzi, lo sarebbe, se fosse vera o almeno vagamente corrispondente alla realtà: la scuola riapre, tutta, il 14 Settembre. Bene, crediamoci. La rivoluzione è stata annunciata Venerdì, durante una compiaciuta conferenza stampa a due (Giuseppe Conte – pochette – Lucia Azzolina) orchestrata dall’innominabile Rocco Casalino.
Non solo riapre: secondo Azzolina, ci sono tre miliardi e trecento milioni per la ripartenza della scuola.
Tre le decisioni salienti annunciate: 1. Fine delle classi pollaio in una scuola inclusiva; 2. D’ora in avanti docenti specializzati nella disciplina che insegnano, tipo, spiega il Ministro, il professore di inglese laureato in lingue straniere (magari in tedesco?); 3. Distanza di un metro tra studenti, ma misurato (il metro) dalle rime buccali.

Fatta salva l’idea della scuola inclusiva, che onestamente mi sfugge, a meno che non sia una cosa detta perché è una cosa che si dice spesso per dimostrare di essere moderni, non voglio entrare nel merito di provvedimenti di così grandiosa importanza e decisiva influenza sul futuro, ma certo mi piacerebbe che qualcuno mi spiegasse come si farà, entro Settembre, a moltiplicare gli spazi per evitare i pollai, specie nelle scuole ‘allocate’ in ‘appartamenti di Scampia’, che poi non esistono … era la solita battuta un po’ (un po’?) razzista; poi, pare, la signora si è scusata e, poveretti, li va pure a trovare.
Saranno assunte 50.000 persone (non si capisce bene se docenti o cosa) a tempo determinato, creando così una nuova massa di precari, che poi cominceranno a pretendere l’assunzione definitiva (giustamente), ma la cui qualità sarà verificata dal fatto che hanno fatto alcune cose, magari pessimamente, ma quello che conta in Italia è il punteggio … una volta se pure eri un asino, ma avevi la mamma paralitica, passavi avanti in graduatoria anche a Hegel. Finora questo sistema ha dato luogo alla scuola che conosciamo e della quale faticherei molto a vantarmi: non che l’Università sia molto meglio, per carità, tanto più che più o meno indirettamente, produce le cose che vediamo.

Ma tornando ai pollai, il Ministro e pochette, dicono che troveranno gli spazi, ovviamente scaricando il problema su Regioni e Comuni. La solita cosa: io risolvo il problema, scaricandolo su di te, in questo caso, l’aggravante è dovuta al fatto che, anche qui, come per il Covid-19, si sconta la superficialità con la quale si è realizzata laregionalizzazione’, per cui la confusione di compiti e di diritti e conseguenti pretese, al solito è mostruosa.

Lo scaricabarile, del resto è una prassi nazionale.
Il sindaco di Saluzzo, l’altro giorno, protestava perché i lavoratori stranieri venuti a raccogliere la frutta praticamente gratis, dormivano in strada perché il dormitorio comunale era stato chiuso dal sindaco, con la seguente luminosa affermazione: «Non è giusto che siano le amministrazioni locali a farsi carico di oneri e rischi sempre più alti, mentre chi per legge dovrebbe occuparsene come lo Stato e le Regioni, non prende misure di alcun genere» e quindi quella gente dorme in strada, sotto la pioggia!
Il ‘governatore’ Giovanni Toti protesta vivamente perché alcuni tunnel delle autostrade liguri sono sottoposti a lavori di manutenzione straordinaria, concordati col Ministero, che quindi provocano rallentamenti: bisogna togliere subito le interruzioni, ovviamente, poi se i soffitti cadono la colpa di chi è?…ah già, non c’è problema: è un complotto tra Autostrade e Ministero e chi sa chi, per fare vedere che non si può togliere la concessione, che a sua volta essendo insicura … il nuovo ponte di Genova non può essere collaudato e quindi usato. Per citare testualmente il verbo di Toti: «Il caos di questi giorni vuol dire che qualcuno non vuole o non sa assumersi le responsabilità che gli competono. Non voglio neppure pensare che lo si faccia apposta per esasperare il clima politico della nostra regione» e vuole essere rivotato!

Però, tornando alla scuola, tranquilli, un po’ di sano burocratismo e di invadenti specificazioni e intromissioni nei particolari non poteva mancare. Se uno ha il raffreddore, resta a casa almeno tre giorni. Un classico: una disposizione sciocca, che creerà mille problemi e che è assurda come poche, tanto più che una delle cose più frequenti, specie di inverno, è un giovane col raffreddore. Immaginate le discussioni, le polemiche, le rivendicazioni eccetera che ne seguiranno. E parlo solo di questo.
Perché poi ci sarebbe da discutere (se non facesse piangere) sullarime buccalida tenere distanti di almeno un metro, invariabilmente e a tutti i costi: i nostri figli, dunque, andranno a scuola, solo col naso bene asciutto, ma con un metro in bocca.
Ma anche qui, non ci si può sottrarre ad una osservazione, di civiltà e di elementare intelligenza. Non so chi abbia inventato la castroneria (avete letto bene: castroneria) delle ‘rime buccali’, ma so e so per certo che ciò è tipico di due specie di persone, che spesso coincidono in una sola, gli ignoranti e i burocrati, cioè, come dicevo, i burocrati ignoranti. È, questa, una ‘categoria dello spirito’ come direbbe Benedetto Croce, inventare e costruire frasi ‘difficili’, con termini ‘astrusi’, per mostrare la propria (in genere inesistente anch’essa) ‘erudizione’.
Si sarebbe potuto dire che i nostri (i vostri, i miei ormai sono nell’età in cui si domandano perché mai un medico mi curi, piuttosto che abbandonarmi al mio destino … a proposito: non si era detto tempo fa che sarebbe stato interessante ed opportuno approfondire quel fatto relativo ai medici che ‘scelgono’ i pazienti da curare in base all’età?) si sarebbe, dicevo, potuto dire che i nostri figli devono tenersi distanti almeno un metro, evitando la buffonata della bocca, che susciterà lazzi e frizzi e chi sa che altro alla riapertura dell’anno scolastico e – ci scommetto una cifra, ci state? – qualche sussiegoso controllo burocratico per verificare se le misure sono state prese dalla ‘rima’ o magari dal dente! E figuriamoci se uno ha le labbra tumide!

Si sarebbe’, appunto. Ma i nostri politicanti, tutti presi dalla rivoluzionaria decisione di assumere docenti laureati in una disciplina analoga alla disciplina che insegneranno, non potevano mancare di tirare fuori, novelli Locatelli (sul cui modo di esprimersi sorvolo, visto che dice di averlo imparato dal padre, maestro elementare!), la leziosità semantica, estratta da una rapida consultazione di google: consultazione, peraltro, inconsapevole.
Non posso, però, non approfondire, perché ho usato, deliberatamente sia chiaro, un termine difficile, rapportabile, tra l’altro, a Croce (Benedetto, noto filosofo, storico e politico italiano del periodo a cavallo del fascismo), al quale viene attribuita la seguente affermazione, riferita agli spericolati racconti di filosofemi vari di un giovane aspirante filosofo, per cui a chi gli chiedeva cosa gli avesse l’aspirante raccontato, rispose: «
La cazzità, categoria dello spirito».
Sono un genio, vero? Quante cose che so!
E invece, è facilissimo, basta andare su
https://sciacaluba.forumfree.it/?t=9747049 e leggere un articolo di Scalfari (Eugenio, noto giornalista liberal socialista, oggi occupato dagli eredi Agnelli) e leggerla, unitamente ad una (quella, come sempre geniale) affermazione di Umberto Eco (https://letteralmente.net/frasi-celebri/umberto-eco), che diceva, nel 2006, su ‘l’Espresso’ (anch’esso sotto occupazione agnellica): «Mi rendo conto che il problema della Stupidità ha la stessa valenza metafisica del problema del Male, anzi di più: perché si può persino pensare (gnosticamente) che il male si annidi come possibilità rimossa del seno stesso della Divinità; ma la Divinità non può ospitare e concepire la Stupidità, e pertanto la sola presenza degli stupidi nel Cosmo potrebbe testimoniare della Morte di Dio».
Adesso, se mio chiedete di spiegare anche quel geniale ‘gnosticamente’, volete troppo, leggete, gente leggete, magari non solo su google, o meglio attraverso Google.

Ma e la chiudo qui, perché altrimenti mi arrabbio di brutto e si rompe il PC a battere sui tasti con troppa forza il problema è che, onestamente, e senza voler minimamente buttarla in politica, anzi, la domanda è: come si può ragionevolmente pensare, seriamente supporre, che da questa gente possa venire qualcosa di buono? Non sarebbe meglio andarsi a nascondere o magari mandarceli- per evitare il pericolo paventato da Eco, e quindi, magari, ottenere che la Divinità, distratta, non si accorga di loro, con il predetto ‘exitus’?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.