sabato, Dicembre 7

MES: conati di vomito per molte bocche che parlano e pochi cervelli che pensano Solita propaganda, solita folle battaglia salvidimaiana contro l’Europa, con Salvini che cerca in tutti i modi di fare propaganda e Di Maio che vuole ritagliarsi margini di manovra da utilizzare, a Governo caduto, per tentare una nuova alleanza con Salvini

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In quanto accaduto ieri alla Camera e in Senato in occasione dell’informativa di Giuseppe Conte al Parlamento in merito al MES -o, per chiamarlo correttamente, ESM (European Stability Mechanism), Meccanismo europeo di stabilità, appunto MES per l’Italia, o ‘fondo salva Stati’-, fatti sui quali lascio ai ‘giornaloni’ i commenti, limitandomi a dire che sarebbe utile leggere i 50 minuti dell’intervento Conte -e, se non vi viene il vomito, anche gli interventi in Aula di quei deputati e senatori che hanno innescato il ‘caso MES’, potete riprendervi dai conati di vomito leggendo i ‘Ma dove eravate?’ e ‘molte bocche parlano, pochi cervelli pensano’ di Emma Bonino, piuttosto che i ‘«non ti curar di lor, ma guarda e passa»’ di Mario Monti ciò che appare evidente al di là di ogni dubbio è la completa inconsistenza nonché di questo Governo dell’intera politica italiana, ormai, ma specialmente nella maggioranza, non solo divisa (che sarebbe il meno), ma in lotta aperta e in lotta per bande.

Rispetto al MES vi sono due polemiche diverse, ma, al solito mescolate in un pasticcio incomprensibile. La prima, assolutamente da ridere, riguarda la presunta violazione di non si sa quale principio da parte di pochette-Conte, che avrebbe ‘firmato’ il trattato Mes. La seconda, volgare e superficiale ancora di più, sul merito del ESM.

Capiamoci. Il MES è un trattato internazionale, che, come tutti i trattati internazionali, viene negoziato dal potere esecutivo (il Governo). È sempre stato così ed è necessariamente così in ogni Paese del mondo. Le trattative per un trattato internazionale sono lunghe complicate e molto tecniche e quindi, da un lato, richiedono mesi e mesi di lavoro, e dall’altro richiedono competenze tecniche. Ciò non impedisce, come è regolarmente accaduto in Italia nel caso del MES -e ieri Conte ne ha fatto la cronistoria-, che il Parlamento venga informato sulle trattative in corso ed esprima auspici -in genere molto generici perché il negoziato lo fa il Governo, e in una trattativa non puoi imporre di ottenere qualcosa, al massimo puoi chiedere di fare il possibile per ottenerla.
Alla fine dei negoziati l’Esecutivo (in genere i plenipotenziari, gli ambasciatori, insomma), e nel caso specifico addirittura i capi dei Governi, firmano il testo che risulta dal negoziato. La firma non ha valore vincolante, perché al momento della ratifica il Parlamento può rifiutare la ratifica e dunque il trattato. Certo, essendo il frutto del lavoro nientemeno che del capo di Governo, non si fa una bella figura a dire, dopo, che non se ne vuole fare più nulla. Si fa la figura dei peracottari, ma ormai il nostro Paese è considerato una accolita di peracottari, e quindi peggio di così …

Ma dire che Conte abbia tradito qualcuno o qualcosa è ridicolo: ha fatto il suo mestiere e il duo mefitico Salvini-Di Maio che ci governava e ci governa (solo apparentemente disgiunto oggi) era perfettamente al corrente del negoziato e del contenuto del trattato … o meglio del testo, perché che lo avessero capito allora e lo abbiano capito ora lo escludo.

Nella sostanza, al di là delle chiacchiere, qual trattato è uno strumento finanziario (una sorta di assicurazione o di banca) cui si ricorre quando uno Stato abbia l’acqua alla gola o anche il sistema bancario. Si ricorre significa che: a.- si deve chiedere; b.- che devi avere l’acqua alla gola; c.- che se lo chiedi logica vuole che chi ti dà i soldi per salvare la pelle, voglia un minimo di garanzie … Vi sembra così strano? Non si tratta di qualche migliaio di euro, si tratta di centinaia di miliardi di euro!

Qualunque Paese normale, dunque, si pone un problema un po’ diverso: cercare di non finire in fallimento, e, intanto, mostrare coesione e idee chiare. Sbaglio? siete mai andati a chiedere un mutuo o un fido in banca … che ci andate col vestito stracciato e dicendo che avete appena litigato con vostro marito che si accinge a portarvi via tutte le vostre proprietà?

E invece no, i due geni della politica italiana (aiutati, purtroppo, da improvvide osservazioni di persone dabbene e bene intenzionate, ma che, quando non sono solo arroganti o pretenziosi, ancora non hanno capito che con questo ceto di politicanti ogni parola viene travisata per interessi di parte) vogliono che ci si prestino, se necessario, i soldi ma senza nessuna garanzia, perché noi siamo sovrani. Sovrani con i soldi degli altri, vi sembra possibile?

Ma non solo, perché i nostri due geni non si rendono conto del fatto che tutta questa folle sceneggiata in piazza e sui giornali, oltre a dimostrare il livello di competenza inferiore allo zero della nostra politica, dice in sostanza ai mercati: noi non vogliamo controlli perché evidentemente siamo sull’orlo del fallimento.
Vi sembra una cosa saggia che chi chiede soldi in prestito in continuazione dica che teme di stare per fallire?

Cercare di ragionare è inutile, tanto tutto il discorso ruota intorno ad un tema diverso. Salvini cerca in tutti i modi di fare propaganda (non di fare cadere il Governo, lo sa benissimo che per ora non cade) a futura memoria (a cominciare dall’Emilia), Di Maio vuole ritagliarsi dei margini di manovra da potere utilizzare, a Governo caduto, per tentare una nuova alleanza con Salvini.

E qui torniamo al discorso di sempre: gli stellini sono in grandissima parte gente senza arte né parte’, senza un mestiere, senza cultura, senza preparazione; sono degli sbandati che hanno trovato nellapoliticadi livello meno che condominiale un modo per sbarcare il lunario, come Matteo Renzi del resto, e come la stragrande maggioranza del nostro ceto (non classe, per favore, ceto) politico.
Per loro, per quasi tutti loro, il problema è la pagnotta, letteralmente. O almeno hanno bisogno di un altro po’ di tempo per trovarsi un posto dove guadagnare e non lavorare (non lo hanno mai fatto in vita loro!) e ci vuole tempo, e intanto uno stipendiuccio come quello che gli dà la politica aiuta.

E quindi, è inutile cercare di spiegare a gente simile che questo meccanismo del MES ha funzionato già benissimo in altri casi (non la Grecia, lì non c’era e nemmeno Cipro dove la cosa era diversa e si trattava di qualche banca truffaldina o giù di lì) come Irlanda (oggi in crescita maggiore dell’Italia), in Spagna e Portogallo, entrambe in crescita, mentre noi siamo fermi al palo -aspettiamo di vedere quanto ci dirà il 53° Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese del CENSIS che sarà presentato il prossimo 6 dicembre.

Del resto un Paese che, avendo le pezze ai pantaloni, si fa prima scippare la FIAT, poi distrugge l’Alitalia, poi si accinge a trasformare l’ILVA in una grande distesa di cozze, e per di più, senza curarsi di leggi e prove, fa di tutto per distruggere una delle ultime grandi imprese che avevamo, le autostrade, rischiando anche cause per risarcimenti danni che nemmeno il Colosseo basterebbe a pagarli, che speranze può avere? ma specialmente che affidabilità può dare agli altri Paesi e ai mercati? Sarà una coincidenza, ma i casi che ho citato sono ascrivibili ai tre starnazzatori principali di questi giorni.
Solo incidentalmente: ammesso che Atlantia abbia fatto porcate, uno prima gli fa causa per quello, poi gli revoca, se può, le concessioni, e poi dice che sono dei delinquenti; non il contrario! Questo è tutto: nel merito non entro.

Ma tornando a bomba.
Tutto, in realtà, si riduce alla solita folle battaglia salvidimaiana contro l’Europa. Ora resa più evidente e irrefrenabile da due cose: il rientro in campo, sia pure per ora dietro le quinte, di Dibba, e l’evidente incapacità di Grillo di controllare la situazione, o forse non volontà di farlo -anche se c’è chi parlava, ieri sera, di «un asse in chiave elettorale fra Conte, Zingaretti e Grillo, con Di Maio depotenziato». Nel suo stile ridanciano, unito all’irresponsabilità del trio mefitico, ha preso per i fondelli Zingaretti e compagni, oltretutto azzoppato dal supergovernativo Dario Franceschini.

E le istituzioni europee?
Torno ad un mio vecchio pallino: e se a furia di tirare la corda fossero loro a buttarci fuori?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.