venerdì, Febbraio 28

Merkel IV. Superare la ‘sfasatura’ tra Roma e Berlino In un’Europa frammentata un’intesa italo-tedesca è pensabile secondo una nuova narrativa, capace di guardare oltre i ‘buoni rapporti’. Intervista a Federico Niglia, Professore di Storia contemporanea presso l’Università ‘Guido Carli’ di Roma e Responsabile per i programmi accademici dello IAI

0

 Rispetto alla Sua visione, quella di Hoffe è una posizione pessimista…

L’intellettualità tedesca incarna, da sempre, un ruolo ipercritico verso una società che appare spesso ancorata al passato. Mi vengono in mente, in proposito, molte critiche di Jürgen Habermas.Tale posizione è pienamente in linea con un filone intellettuale tedesco, che ha padri molto nobili.

Tornando ai rapporti tra Italia e Germania, tenendo presente la redazione, da poco avviata, del futuro ‘Trattato del Quirinale’, per uscire dalla ‘sfasatura’ sull’integrazione europea intercorsa tra i due Paesi (entrambi soggetti, come Lei ha rilevato in altra occasione, a ‘estraniazione strisciante’), è possibile prospettare uno strumento comparabile, per forma e sostanza, che sia funzionale a un’intesa tra Germania e Italia?

Qui sarei meno ambizioso. Il ‘Trattato del Quirinale’ ha un senso profondo nel dialogo italo-francese, al quale corrisponde, però, un network di istituzioni, ma anche di realtà imprenditoriali che sono alla luce del sole.

Il problema con la Germania, invece, è che c’è una sottostima del legame tra i due Paesi. Quindi, più che un trattato, riterrei opportuna una narrativa del dialogo italo-tedesco che riesca ad andare oltre l’immagine stereotipata dei ‘buoni rapporti’ tra Italia e Germania, che però emergono sempre come rapporti critici – è una contraddizione. Il Trattato traduce l’idea di uno slancio cooperativo e non credo, tra l’altro, che questa operazione, che singolarmente ha un senso, corrisponda al modus operandi italiano.

Come dovrebbe proporsi l’Italia in questo rapporto?

Quest’ultimo, a mio modo di leggere, deve essere proiettato verso l’Unione Europea in modo costruttivo: di riforma, certamente, ma costruttivo. Vale a dire, optando per un dialogo che non punti all’accentuazione del bilateralismo con i partner.

Quali potrebbero essere i mezzi utili alla nuova narrativa da Lei auspicata?

Innanzitutto, una comprensione di quelli che sono i legami economici italo-tedeschi, che sono soprattutto produttivi. Come secondo aspetto – che sarebbe bello recuperare -, credo che l’Italia abbia perso il suo slancio europeista quando ha smesso di percepire a livello di opinione pubblica il beneficio derivante dall’Unione Europea. Questo può essere un tema pagante nel dialogo italo-tedesco.

Non riesco, in altre parole, a leggere ‘Italia – Germania’ o, meglio: posso leggerlo solo nel contesto europeo. Qui, allora, troviamo due Paesi che hanno sensibilità talvolta divergenti e che, pur avendo ottimi rapporti economici, non risultano mossi dallo stesso slancio… In realtà, lo hanno: dovrebbero dirselo di più, con iniziative maggiormente rivolte all’opinione pubblica. In Germania abbiamo comunità italiane che non sono più ‘comunità di emigrati’ di prima generazione. Parlo di comunità che animano il business, la cultura e tanti altre risorse. Questo si potrebbe fare. Sulla Francia già lo si fa, e molto meglio.

Allo stato attuale, nell’incertezza italiana sul futuro Governo, è possibile conseguire o, almeno, tentare di avviare un processo simile?

È un grande punto interrogativo. Dipende da ‘dove’ l’Italia intenda fare la sua campagna politica. Se intende fare una campagna di riforma interna o esterna al sistema europeo: è un tema negoziale o non lo è? Le campagne elettorali accentuano apertamente i toni. Spetta al partito di governo o a quello che, comunque, avrà le maggiori responsabilità, avviare un dialogo che individui nei tedeschi un interlocutore. Se ciò non avverrà, dubito che l’Italia disponga della capacità di riformare in modo utile a sé l’attuale assetto politico.

Ritiene possibile individuare un rappresentante o una formazione politica che siano in grado di avviare questo dialogo?

La vera domanda che ci dobbiamo porre è: il populismo cosiddetto ‘elettorale’ si può tradurre in un populismo ‘di governo’? Questa è la vera questione. Non parlo in termini retorici, bensì di aspirazione conoscitiva: comprendere in che termini il Governo intende portare avanti quali proposte di riforma e dove. Il ‘dove’ è importante!   È ovvio che una campagna di riforma portata dentro le istituzioni europee avrà tempi più lunghi, una visibilità inferiore nonché una ‘ownership’, una ‘proprietà’ che spesso finisce per sfuggire al singolo Stato. Altrimenti detto, l’iniziativa, in politica europea, non è immediatamente traducibile in termini di consenso, ed è un problema che i partiti che hanno ottenuto il consenso si devono porre.

Per gli attori dell’attuale scena politica italiana potrebbe risultare una scelta poco attraente.

Significherebbe tanto lavoro… E risulterebbe, sicuramente, meno visibile.

Visualizzando 2 di 2
Visualizzando 2 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.