domenica, Giugno 7

Merkel è bolsa, e l’Europa al bivio L’Europa è, era, e dovrebbe essere, uno strumento di progresso, di condivisione di sforzi e risorse, di superamento dei nazionalismi e di democrazia specialmente economica

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Siccome non si finisce mai di sentirne di ogni genere, ma specialmente di genere tra lo spassoso e l’impudente, mi limito a spiluccare qua e là.

La Ministra italovissuta delle Pari Opportunità, dichiara e propone, pensosa, che effettivamente bisogna provvedere a organizzare una possibilità di uscita per i bambini: beninteso, organizzata bene e in massima sicurezza. Forse chiusi in una cellula di plastica impermeabile. Per carità è certamente vero che per i bambini è un tormento, ma forse si dimentica che si tratta di bambini, non di tappeti da mettere fuori a prendere aria. Cioè non basta portarli fuori, ma li si deve portare a giocare, a ridere, a scherzare, a prendere il gelato, a rovesciarlo sui pantaloni del papà, eccetera. C’è poco da organizzare, purtroppo e, poi, non mi sembra sia una urgenza assoluta.

Non diversamente, a dire il vero, da quella di decidere sullo stipendio dei calciatori, poverini. Tanto più che il discorso reale è che le squadre e i loro mentori (penso alla signora Christillin, ormai me la sogno la notte, io, vi chiedo scusa) vogliono riprendere il campionato, a qualunque costo … whatever it takes. Roba da matti, e basta così.

L’italovivente capo, conscio sempre più dolorosamente che non si schioda dal 3/4 percento, prende la parola e dice pensoso e molto responsabile, che dopo il 3 Aprile si deve riprendere a lavorare. Lo sa lui e lo sappiamo noi, che sono chiacchiere, ma vanno in prima pagina. Per cui subito interviene, per equilibrare, l’eurodeputato Cozzolino, che parla del 18, o forse no, ma chi sa, però … insomma una lunga chiacchierata, per essere presente e contrappuntante.

Ma poi, ne avevo accennato ieri mai pensando di doverne davvero parlare oggi, si sveglia stamattina il comico (anche lui, temo, in debito di pubblico pagante, come gli atleti di ossigeno) e sentenzia, con l’occhio rivolto al cielo, novello profeta Ezechiele (chi non abbia letto Wodehouse non può capire, sorvolate) sentenzia, dico, che si dovrebbe istituire un reddito per tutti’, anzi, per diritto di nascita. Si tratta di un comico, uno ride, ma invece no, parliamone, non della sciocchezza di cui sopra, ma del tema che sottende, senza volere.

Qualunque Paese civile, e in esso qualunque persona civile, deve lavorare e produrre: lavorare per vivere, produrre per stipendiare quelli che vivono, vivere per pagare le tasse, con le quali fare vivere i più poveri, gli invalidi, gli sfortunati, per fare gli ospedali pubblici (non quelli privati che piacciono a Fontana & co., ma che chiedono l’intervento dello Stato se c’è una emergenza), per fare le scuole, per fare le Università, per finanziare la ricerca, ecc.

Caro Ezechiele: in un Paese civile e moderno, ciò che occorre a tutti è un lavoro, capito?, lavoro, sudore, fatica, impegno, studio e anche soddisfazione e quindi soldi in tasca e soldi allo Stato, da cui poi ricomincia il circolo. La vita del debosciato non può essere per tutti, ma solo (cito Marx) per chi sfrutta il popolo, per i pescecani (cito Brecht) … nemmeno per i caimani, che infatti sono anfibi!

Ma il problema è serio. Il ‘nostro’ Paolo Gentiloni, che secondo molti italiani è una sorta di ‘nostro agente all’Avana’, mostra quello che è, dicendo che di bond non se ne parla, ma si potrebbe, in prospettiva ma solo in prospettiva, parlare di bond per progetti finalizzati (??) tra qualche tempo. Boh!
Bene. Come ho sempre pensato (e detto) per Mario Draghi, Gentiloni non è il ‘nostro’ Gentiloni, ma il Gentiloni della Commissione della UE, punto. Fa e dice ciò che è o crede che sia nell’interesse della UE, se poi lo fa nell’interesse di altri, peggio per lui.

Il problema è che lui (ma anche il nostro Governo che continua a parlare di ‘coronabond’), come la signora Angela Merkel e come specialmente la signora Ursula von der Leyen, non hanno capito che ora come non mai, l’Europa, intesa come UE, è a un bivio senza ritorno: o diventa ciò che era nelle intenzioni dei suoi fondatori e poi dei suoi realizzatori (Delors, ad esempio, ma lo stesso Kohl, il maestro della Merkel, che evidentemente ha fatto assai male i compiti), cioè una struttura di intenzione federale, che superi, e ormai anche rapidamente, le identità e gli egoismi conseguenti, dei singoli Stati, oppure non è, non è più, è finita.
Nulla da ridire, ma, bisogna che lo si capisca. Innanzitutto, certo, a livello europeo, da Macron (infido come una biscia cosparsa di olio d’oliva … tunisino naturalmente) a Merkel, a Sanchez, ecc., ma anche, e va detto forte e chiaro ad altissima voce, da Conte, Gualtieri, ecc. E non mi dite che questi ultimi sono quello che sono. Che ci possiamo fare?

L’Europa non è, e non era, un sogno, finiamola con questa storia stupida, e non è e non era (anche quest’altra storia stupida è bene finirla una volta e per tutte) uno strumento di solidarietà: altra parola usata e abusata, che non significa assolutamente niente. La solidarietà è carità, l’interesse comune è progresso.

L’Europa è, era, e dovrebbe essere, uno strumento di progresso, di condivisione di sforzi e risorse, di superamento dei nazionalismi e di democrazia specialmente economica. Così è stata fatta, così è stata concepita.

L’Europa è nata come gestione unica, unitaria e centralizzata dell’industria pesante europea, allo scopo di superare ed escludere (leggete bene: escludere) i pericoli di guerra a sfondo (come sempre le guerre) economico.
Non per nulla nasce dopo il disastro della seconda guerra mondiale, su impulso principalmente dei nemici di sempre: Francia e Germania, con la geniale intuizione italiana di parteciparvi e con la partecipazione dei Paesi distrutti e rasi al suolo dalla guerra e in particolare dalla Germania: Belgio e Olanda. Non per caso (e secondo me giustamente) De Gaulle fu sempre contrarissimo all’entrata della Gran Bretagna … e beh, aveva ragione no?

Ora accade che la Germania si senta forte come non mai.  Molti, me compreso, hanno scritto che la Germania da qualche anno, guarda caso sotto Merkel di provenienza della Germania dell’Est e figlia di un pastore protestante!, cerca di vincere la terza guerra mondiale senza armi, ma con l’economia. Ebbene, ci è andata vicino, ma la vittoria le sta sfuggendo, epperò credo che non se ne renda conto.
Proprio ieri, un gruppo di esperti, nominati dalla Merkel, incaricati di studiare le prospettive economiche della Germania post-virus, dicono che la Germania senza Europa finisce male. Ma la Merkel non può capirlo, ormai è come i cavalli di razza stanchi: èbolsa’. E i suoi sostenitori politici sono su posizioni sovraniste che nemmeno Salvini. Non a caso i Verdi tedeschi (ben altra cosa dai nostri, per carità) sono scatenati contro la Merkel a favore degli eurobond. Cioè di uno strumento (a quanto pare, come dicevo, non compreso nemmeno da pochette e compagni) che farebbe fare all’Europa il balzo in avanti politico prima e più che economico: cioè di prospettiva. Un balzo verso la piena occupazione non la ‘piena stipendiazione’.

Mi ha colpito una osservazione di Romano Prodi dell’altro giorno, che io condivido perfettamente e quindi la riferisco tranquillamente a lui. Prodi osservava che a Est ci sono solo Paesi autoritari o antidemocratici; a ovest idem, specie in era Trump. Non è una bestemmia, Trump a parte, la ‘democrazia’ statunitense è tutta da valutare (non qui, ovviamente) ma a parte ciò, il centro e il sud America sono il deserto della democrazia, con buona pace di Dibba. L’Europa, dice Prodi, è rimasto un continente ricco ancora di democrazia. Ma, ecco il punto: o si unisce in una Europa democratica o finisce per fare la fine del resto del mondo.
Ovunque in Europa c’è chi vuole ciò, anche senza rendersi conto che avrebbe autoritarismo ma senza il becco di un quattrino. Guardate oggi che succede in Ungheria, grazie o con la scusa del coronavirus. Se è questo che si vuole …

È il momento di scegliere se vogliamo lasciare ai nostri figli libertà, progresso e benessere, o tante camicie nere.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.