martedì, Luglio 16

Mercosur-UE: e ora ci si mette anche Bolsonaro Jair Bolsonaro in Brasile complicherà ulteriormente le cose per l’UE e il Mercosur?

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Lo abbiamo sentito più volte: l’America Latina è nel pieno di un periodo movimentato tra elezioni, crisi varie e crescita diseguale, il cambiamento è all’ordine del giorno. Ma in questo clima, la politica estera che veste sta assumendo?

In Brasile, l’elezione di Jair Bolsonaro sembra confermare la tendenza regionale a propendere verso destra e induce a riflettere sulla possibile strategia che il nuovo presidente metterà in atto. Dove propenderà il Paese? Guarderà i propri vicini favorevolmente o si spingerà a stringere più relazioni con chi è più lontano?

Il Brasile «non si concentrerà sulla cooperazione con i vicini dell’America Latina»: ne è certo Gustavo Müller, ricercatore presso il Centro di Leuven per gli studi sulla Governance Globale. E se cosi sarà, «l’Unione Europea dovrebbe rivedere il suo approccio flessibile verso l’America Latina». Perché? Perché se la retorica di Bolsonaro e del team che lo ha seguito in campagna elettorale prenderà piede e diventerà realtà, avrà probabilmente l’inevitabile effetto di influire sulle politiche nazionali e straniere del Brasile nei prossimi quattro anni. Jair pare voglia riaprire i capitoli dell’accordo già concluso nel negoziato sul libero scambio; l’Europa lo sa. Insomma, cambierà qualcosa.

L’indirizzo della politica estera a più livelli dell’Europa nei confronti dell’America Latina è stata definita nel 2016: relazioni tra regione e regione e cooperazione con la Comunità degli Stati dell’America latina e dei Caraibi (CELAC). Negli ultimi due decenni, i vertici tra UE e America latina hanno definito con successo piani d’azione bi-regionali, specie in aree politiche come la migrazione, lo sviluppo sostenibile, l’eliminazione della povertà e l’emancipazione delle donne.

Ma se dovesse effettivamente verificarsi quello che afferma il ricercatore, è chiaro che l’UE dovrà farsi trovare pronta dinanzi ad un crescente divario di interessi e valori tra regione europea e regione latinoamericana. In particolare, spiega lo studioso, dovrà adattarsi all’indebolimento di quelli che sono stati i progetti e le cooperazioni nell’area. Se sarà effettivamente come sostiene Müller non lo sappiamo ma sappiamo già una cosa: l’accordo tra Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) e Ue continua a subire rallentamenti.

L’anno si chiuderà probabilmente senza che il Mercato comune del Sud (Mercosur) e l’Unione europea riescano a raggiungere un accordo commerciale; lo dicono i negoziatori da entrambe le parti. Il ministro degli Esteri dell’Uruguay, -che detiene la presidenza pro tempore del blocco sudamericano-, Rodolfo Nin Novoa, ha incontrato a Bruxelles la commissaria europea Cecilia Malmstrom riconoscendo che «le squadre di entrambe le parti hanno lavorato molto, ma ci sono ancora molte cose da risolvere». Le apparenti cause di questo ennesimo blocco sarebbero le questioni geografiche, i settori automobilistico e lattiero-caseario e l’offerta dell’UE di accesso al mercato del prodotto.

Una delle conseguenze sarebbe che le organizzazioni simbolo come Unasur (Unione delle nazioni sudamericane) e CELAC rischieranno di diventare obsolete senza l’impegno attivo dei leader regionali. D’altronde non è stato un segreto nemmeno per il ministro dell’economia di Bolsonaro, Paulo Guedes: il Mercosur non sarà più una priorità per il Brasile.

Nonostante questo, ciò che pensa Bolsonaro sul ruolo del Brasile nel mondo rimane ancora vago e incerto. Da programma elettorale, si evince una strategia che privilegia gli scambi e le relazioni bilaterali nella cooperazione a livello regionale. Se sarà effettivamente come aveva promesso qualche settimana fa, il Paese si asterrà dall’avere un ruolo attivo nelle questioni non commerciali e farà affidamento -probabilmente- su una relazione bilaterale con gli Stati Uniti.

Rimangono chiari i tre pilastri tra le due regioni: il dialogo politico, la cooperazione e il libero scambio; su quest’ultimo, però, pare si dovrà lavorare ancora. Ma se l’entrata in scena ufficiale di Bolsonaro porterà davvero a quanto detto prima, forse si dovrebbe accelerare ius po’ il calendario. È bene ricordare che in Brasile, il leader ha un ampio margine di manovra nella definizione delle linee guida in politica estera. E Gennaio è vicino.

Il punto è che se anche si arrivasse inaspettatamente a velocizzare le trattative, poi, si dovrà passare all’approvazione di tutti i parlamenti nazionali del Mercosur; questo avverrebbe l’anno prossimo quando il nuovo Governo del Brasile si sarà già insediato. E qui torniamo al punto di prima.

Non dimentichiamoci che l’accordo bi-regionale, per giunta, continuerà ad affrontare  le critiche dell’opposizione, a livello europeo, di gruppi di interesse sensibili che temono la prospettiva che i prodotti Mercosur invadano il mercato comune europeo e disturbino i compromessi storici della politica agricola comune dell’UE. Se l’accordo commerciale con il Mercosur dovesse andare avanti ed arrivare ad un punto fermo, infatti, diventerebbe il primo patto stretto dall’Unione Europea con le centrali di Brasile e Argentina. E questo preoccupa i più scettici.

Le prospettive, quindi, permangono incerte.

In più, le cose non stanno andando benissimo nemmeno sul fronte relazioni UE-CELAC; le lotte ideologiche dell’America latina riguardanti, in particolare, la situazione in Venezuela, stanno avendo ritorsioni anche sul rapporto con l’Europa. La sospensione del vertice UE-CELAC previsto per lo scorso anno riflette la crescente spaccatura. Quindi, non si tratterebbe di un problema unidirezionale ma di un blocco ben più grande.

Insomma, mentre il più grande Paese dell’America Latina si prepara al nuovo Governo ed alla riduzione del sostegno alla cooperazione regionale, l’UE pare dovrà agire diversamente se vorrà ottenere qualcosa. La sfida consisterà nel mediare tra strategie differenti restando aperti ad un dialogo magari nuovo, un dialogo con un membro del Mercosur un po’ cambiato. Allo stesso tempo, l’UE, però, non dovrà dimenticarsi di avere a che fare anche con altre realtà della regione e, per questo, farà bene a includere relazioni significative e personalizzate.

E se qualcuno guardava al G20 di Buenos Aires come all’occasione perfetta, rischia di rimanere deluso; l’accordo di libero scambio non si firmerà a margine del prossimo vertice. Lo ha dichiarato anche il Ministro degli Esteri dell’Argentina Jorge Faurie. «Siamo nella fase finale dei negoziati, forse saremo in grado di fare una dichiarazione politica generale, ma la firma richiederà più tempo». Faurie ha menzionato il nuovo accordo commerciale tra Stati Uniti, Messico e Canada (USMCA), affermando che le autorità argentine creeranno tutte le condizioni per la firma di questo accordo al vertice.

Ma per il resto, ancora nulla.

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