martedì, Marzo 31

Mercosur: stallo con l’UE? Vazquez: noi apriamo alla Cina Uruguay: troppa attesa con l’UE; anche se i leader del Mercosur non concordano, noi procederemo con la Cina

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I leader del Mercosur, il blocco commerciale sudamericano di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, si sono incontrati ieri ad Asuncion. L’Uruguay, il protagonista per rotazione del 52esimo Vertice dei capi di Stato del Mercosur. Tra i presenti, il brasiliano Michel Temer, l’uruguaiano Tabare Vazquez, il paraguaiano Horacio Cartes e, in rappresentanza dell’Argentina, la vicepresidente Gabriela Michetti. A tavolino, gli accordi commerciali con i paesi asiatici e gli altri stati dell’emisfero occidentale, ma anche le chiacchierate quanto attese trattative con l’Unione Europea.

Non si è mancato di parlare anche della Pacific Alliance e dei negoziati commerciali con i vicini paesi del Pacifico, come Cile, Colombia, Messico e Perù, solitamente più aperti al commercio internazionale rispetto a quelli del Mercosur. È previsto un incontro nel prossimo mese. «Stiamo lavorando per un accordo ‘Block to Block’; stiamo avanzando gradualmente verso una possibile associazione con il Mercosur, ma è una questione di tempo», ha riferito Luis Fernando Avalos, vice ministro dell’Integrazione del Paraguay.

Ma tra i punti toccati spicca la situazione di stallo con l’UE, evidente nonostante l’ottimismo di inizio anno. Nell’ultima occasione di confronto con le istituzioni europee, nello scorso Aprile, nessun progresso degno di nota e tante lacune, specie nella regolamentazione dei rispettivi mercati e dei prodotti industriali ed agricoli, come la carne di manzo sudamericana, le automobili e i prodotti lattiero-caseari europei. I funzionari dell’Unione, poco fa, avevano lasciato intendere che i colloqui per un accordo commerciale a lungo ritardato con il blocco Mercosur si stavano avviando verso una conclusione. 

Ma così non sembra. Il tanto annunciato e definitivo accordo di libero scambio e cooperazione con l’Unione europea rimane in discussione ed i Paesi riuniti dichiarano di non potersi ritenere soddisfatti. Le aspettative sono molto lontane dall’essere raggiunte e , come si legge in una dichiarazione congiunta, per raggiungere un accordo, occorre «avere il sostegno politico di entrambe le parti». 

«Non dovremmo abbandonare l’idea di questa alleanza», ha detto ai giornalisti il ​​presidente brasiliano Michel Temer. «La chiusura delle porte, ora, impedirebbe le trattative che recentemente hanno avuto un discreto successo».

«Mai Mercosur è stato più preparato a chiudere l’accordo. I capitoli politici e di cooperazione sono praticamente conclusi, ma, nonostante la volontà politica e gli sforzi tecnici compiuti, non abbiamo ancora concluso i negoziati commerciali», ha detto il ministro degli Esteri uruguaiano Rodolfo Nin Novoa, che condurrà i negoziati dal prossimo primo luglio alla fine di dicembre. «Le difficoltà che erano assenti dall’agenda originale sono ora emerse. Non riesco a immaginare perché piccoli dettagli riferiti a nomi di origine possano impedire un accordo di questa portata». Proprio Novoa, che si aspettava un impegno ad evitare una simile situazione, è andato oltre confessando di temere il crollo dei negoziati con l’Unione Europea.

Basta esaminare la reazione del presidente dell’Uruguay, Tabare Vazquez, per comprendere questa eventuale paralisi temuta. Il leader, infatti, coglie l’occasione e critica fortemente i ritardi nei negoziati. «Non siamo disposti a perdere tempo in trattative eterne, né siamo pronti a firmare una versione annacquata». Ma ribadisce anche che l’Uruguay è desideroso di firmare un accordo di libero scambio con la Cina, il suo già principale partner commerciale. 

Eccola là, la Cina. Il Paese sudamericano sarebbe disposto a procedere nella trattativa con il leader asiatico anche a costo di firmare individualmente e non come parte del Mercosur. «Chiediamo umilmente di procedere (con i colloqui con la Cina) e se per qualche ragione uno di noi non può, dovremmo discuterne tra noi per trovare una soluzione che, senza danneggiare il Mercosur, tenga conto dei paesi membri, perché l’integrazione non è un gabbia né dovrebbe essere tale», ha detto il leader.

Nel Novembre del 2012 una delegazione commerciale del Mercosur si era recata a Shanghai per incontrare dei rappresentanti del Governo cinese, ma la visita era stata più una missione diplomatica che qualcosa di davvero concreto. Lo ricorda anche Vazquez.

La Cina è ormai il principale alleato commerciale di Argentina, Brasile e Uruguay ed il mercato di riferimento per molte delle materie prime prodotte dai paesi del blocco, ma non è tutto cosi semplice; i suoi prodotti esportati sono, infatti, in competizione con le industrie nazionali. Le autorità cinesi, dall’altro lato, fanno il loro gioco. Da tempo, ormai, hanno constatato un intenso riavvicinamento con il Governo dell’Uruguay e si stanno mostrando interessati sia nei vertici commerciali, che nelle visite ufficiali e, finanche, con delle donazioni milionarie. Tutte mosse che hanno portato l’Uruguay a studiare un possibile accordo di libero scambio. Tuttavia, per quanto le  intenzioni uruguaiane si mostrino limpide dalla bocca si Vazquez, per il resto dei partner del Mercosur c’è tanta riluttanza. Il Paraguay, ad esempio, non ha relazioni diplomatiche con la Cina e ha un accordo con Taiwan.

A citare la Cina anche lo stesso Novoa, il quale conferma che il Mercosur sotto la presidenza uruguaiana tenterà una accordo commerciale con la Cina e con i paesi dell’Eurasia (Russia, Armenia, Bielorussia e Kazakistan), tutti accomunati dall’interesse ad avviare un processo di negoziazione con i sudamericani. 

È urgente il bisogno di ridurre le tariffe cinesi, in particolare, quelle relative ai prodotti agricoli, attualmente al 14,8%. Pechino ha già concluso accordi di libero scambio con Nuova Zelanda e Cile e non proseguire con la Cina, significherebbe una grossa perdita in termini commerciali. «Abbiamo bisogno di una discussione strategica», ha detto Novoa. 

Argomento toccato e strettamente correlato, quello dell’AEC. Sabato e domenica, i ministri del commercio e dell’economia, unitamente ai presidenti delle banche centrali, hanno discusso della tariffa esterna comune del Mercosur, -l’AEC appunto-, e della sua eventuale modifica. «La revisione dell’AEC è funzionale a una strategia regionale aperta supportata dal nostro Paese», ha affermato il ministro uruguaiano, Danilo Astori. L’Uruguay ed il Paraguay credono sia opportuna una tariffa esterna comune più flessibile e meno condizionata, ma il Brasile non pare sia convinto di accettare. Veniamo alla Cina.

Se non si dovesse procedere alla modifica della tariffa comune, l’Uruguay ne risentirebbe economicamente. La Cina è diventata il suo principale mercato per carne, lana e per i prodotti lattiero-caseari (un ramo del mercato in forte crescita). Ecco perché è ansioso di raggiungere un accordo commerciale con Pechino; non farlo, significherebbe pagare 200 milioni di dollari in dazi.

Il Brasile, dal canto suo, non è disposto ad un accordo simile, dal momento che teme che la sua produzione non possa competere con quella della Cina. Per i giallo-verdi il problema ci sarebbe anche con l’UE, non tanto per i prodotti agricoli o per i marchi, ma per l’industria automobilistica brasiliana che, di nuovo, non sembra avere la forza per sfidare il mondo.

Il blocco ha anche espresso preoccupazione per la crisi umanitaria in Venezuela, a causa del regime di Nicolas Maduro. Attesa nei prossimi mesi la probabile ratifica della sua sospensione come membro del Mercosur, dopo la sospensione avvenuta nel 2016. Il ministro del Paraguay uscente, Eladio Loizaga, aveva già dichiarato che «il Mercosur promuove i valori democratici in modo da poter stabilire accordi commerciali con tutti i paesi del mondo. Non siamo più un blocco ideologico, siamo tornati alle nostre radici, un blocco dinamico impegnato per aprire mercati, attrarre investimenti e creare posti di lavoro per la nostra gente, nel quadro di solide istituzioni democratiche». Democratiche, appunto.

Nella dichiarazione congiunta di ieri, il blocco ha descritto i colloqui commerciali lanciati recentemente con Canada e Corea del Sud come una «risposta assertiva contro le tendenze protezionistiche». La vicepresidente argentina Gabriela Michetti ha anche chiesto al blocco di avanzare rapidamente nei colloqui con Singapore, India e Nord Africa. 

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