sabato, Dicembre 7

Memorandum Italia – Libia: verso una modifica, forse Il 2 novembre, scade il termine per rinegoziare il Memorandum Italia-Libia del 2017: il Governo dice che si modificherà. I punti critici e i vincoli politici

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Nel fine settimana, il 2 novembre, scade il termine per rinegoziare il Memorandum Italia-Libia del 2017, in materia di contrasto all’immigrazione illegale e al traffico di esseri umani. Se non sarà impugnatoil Memorandum of understanding si rinnoverà automaticamente per altri 3 anni.

Ieri, nell’intervento alla Camera (in risposta a una interrogazione sul tema dell’Onorevole Laura Boldrini e altri) il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha dichiarato«Il documento può essere modificato e migliorato», «il Governo intende lavorare per modificare in meglio i contenuti del Memorandumcon particolare attenzione ai centri e alle condizioni dei migranti».
Considerati i tempi stretti, considerato il tacito, per tanto automatico, rinnovo dell’accordo «salvo notifica per iscritto di una delle due Parti contraenti, almeno tre mesi prima della scadenza», e considerata la dichiarazione di Di Maio, c’è da presumere che il Governo in queste poche ore che restano proceda all’invio delle comunicazioni del caso a Tripoli.
Questa mattina, infatti, il Presidente del Consiglio ha dichiarato che «L’Italia chiederà delle modifiche», dicendosi comunque convinto che «È un memorandum che ha posto le basi per una cooperazione, per contrastare l’immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani, quindi di gestire meglio i flussi migratorim e non può essere gettato a marema certamente ci sono ampi spazi per migliorarlo. E alla luce di quanto accaduto in questi annianche per rimediare a qualche aspetto che non si è rivelato soddisfacente». Conte ha aggiunto che c’è «un altro elemento che ci induce a sollecitare una rinegoziazione, delle modifiche è che c’è una situazione nuova in Libiac’è un conflitto armato sul terreno».

Nel corso della giornata di ieri si erano moltiplicati gli appelli delle ONG (tra le molte: Arci, Oxfam Italia, Amnesty international Italia, Mediterranea Saving Humans, il Tavolo Asilo Nazionale, composto da una serie di organizzazioni non governative laiche, cattoliche ed evangeliche), dei parlamentari di Pd, Italia vivaLeuPiù Europa e del gruppo misto, così come di settori della Magistratura e degli studiosi di giurisprodenza, quale Magistratura Democratica e Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), per sospensione o addirittura un annullamento, con l’obiettivo finale una radicale rinegoziazione del Memorandum.

Cosa prevede questo Memorandum e perché serve una revisione dello stesso? Il Memorandum d’intesa Italia-Libiafortemente voluto dall’allora Ministro dell’Interno Marco Minniti, venne firmato nel febbraio 2017 dall’allora Presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni e dal Primo Ministro del Governo di riconciliazione nazionale libico Fayez al-Sarraj.

L’accordo, che ufficialmente disciplina «la cooperazione nel campo dello sviluppo», «il contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani e al contrabbando» e «il rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana», fu raggiunto nell’ambito della crisi europea dei migranti e della guerra civile libica, quando a sbarcare sulle coste italiane erano decine di migliaia di uomini, donne e bambini.
Il testo del Memorandum , dichiarazioni di principio e intenti a parte, prevede una serie

di aiuti economici, il supporto addestrativo, la fornitura di mezzi (motovedette in primis) il supporto tecnico e tecnologico, finanziamenti per i centri di accoglienza’ (che si sarebbero rivelati ‘centri di detenzione’) esistenti in Libia, da parte dell’Italia al Governo libico, nello specifico alla Guardia costiera di Tripoli. La Libia, da parte sua, si impegna a sbarrare il passaggio ai migranti del Centrafrica, chiudendo il confine a sud, e a intercettare e bloccare i barconi in partenza dalle sue coste.
Tutto questo in un testo per il quale si evidenzia la ‘scarsa trasparenza’. Nel gennaio 2018 l’Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, chiese al Ministero dell’Interno di conoscere lo stato di attuazione dell’accordo, ai sensi del ‘Foia’, che attribuisce a chiunque il diritto di conoscere dati e documenti in possesso delle pubbliche amministrazioni. La richiesta è stata respinta perchè avrebbe avrebbe comportato «un pregiudizio concreto a interessi tutelati dalla legge», quali «sicurezza pubblica» e «ordine pubblico», nonché compromesso le «relazioni internazionali» con la Libia. In particolare, è stato affermato che «le riunionii contenuti dei verbalile mail scambiate costituiscono informazioni inerenti servizi operativi di contrasto all’immigrazione clandestina, sottratte all’accesso pubblico generalizzato».

Rifiuto peraltro giudicato legittimo sia dal Tar sia dal Consiglio di Stato. C’è chi parla apertamente di una sorta di ‘segreto di Stato’, non lo sarà, ma appare ai più. Al centro dell’attenzione di coloro che si oppongono al rinnovo, e che dovrebbero essere i capitoli più spinosi del processo di revisione: i centri di accoglienza -teatro di quelli che la stessa Onu ha definito ‘inimmaginabili orrori’ con compravendite di esseri umani, torture, violenze sessuali, stupri e abusi di ogni tipo- e il ruolo della Guardia costiera libicacon annessi finanziamenti che, in base a quanto emerso in questi anni, l’Italia erogherebbe a strutture che violano apertamente i diritti umani.
S
econdo diverse fonti, la Guardia Costiera sarebbe formata almeno in parte da milizie locali colluse con i trafficantiè recente l’inchiesta di Nello Scavo, giornalista di ‘Avvenire’, che ha documentato come Abd al-Rahman al-Milad, noto come Bija, ritenuto tra gli organizzatori del traffico di migranti, abbia partecipato in Italia a incontri ufficiali tra autorità italiane e libiche. L’Italia da questo punto di vista, secondo molte inchieste anche di ‘L’Indro’ sarebbe quanto meno sotto schiaffo, forse complice.
In sostanza, almeno secondo alcuni giuristi, l’Italia potrebbe finire sul banco degli imputati della Corte Penale Internazionale, come è stato evidenziato più volte -una anticipazione in tal senso la si 
è potuta ravvisare a giugno, con la comunicazione inviata alla Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aja da Juan Branco, avvocato e giornalista franco-spagnolo, e dal giurista israeliano, Omer Shatz, intitolata ‘EU Migration Policies in the Central Mediterranean and Libya (2014-2019)’, nel contesto della quale l’Italia veniva individuata come primo attore dei crimini contro i migranti.

Secondo alcuni rumors, proprio questa situazione imbarazzante sarebbe alla base delle difficoltà del Governo italiano a rinegoziare il Memorandum, “in qualche modo l’Italia si trova in una sorta di vicolo cieco, una strada chiusa davanti come dietro, troppe sono state le brutture delle quali ci siamo macchiati”, stretti tra quel che è stato fatto e che il Governo di Sarraj potrebbe far emergere -quelle «riunioni, i contenuti dei verbali, le mail scambiate» che non possono essere di accesso pubblico-il rischio derivanteil tentativo di aprire un rapporto costruttivo all’ultimo miglio con il generale Khalifa Belqasim Haftaruomo per altro coinvolto, secondo alcune inchieste, nel traffico dei migranti, e la mannaia della CPI.

Il 6 novembre, alla Camera, vi sarà l’informativa sul Memorandum da parte del Ministro degli Interni Luciana Lamorgese. Possibile che in quella sede se non altro si possa capire quali sono le intenzioni di modifica del Governo.

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