giovedì, Novembre 14

Memorandum Italia-Libia: Lamorgese, da Tripoli ok alla revisione «La proposta è stata immediatamente e favorevolmente accolta con la comunicazione della disponibilità della controparte libica a rivedere il testo»

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Il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese nel suo intervento odierno alla Camera dei deputati ha affermato che la Libia è disposta a rivedere «il Memorandum sulla cooperazione nel campo dello sviluppo del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere è stato sottoscritto a Roma il 2 febbraio 2017 dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e dal Presidente del Consiglio presidenziale del Governo di Accordo Nazionale libico Al-Sarrāj».

Come ricorda il Ministro, «si tratta di un accordo intergovernativo in forma semplificata, il cui articolo 8 ne stabilisce la validità triennale. Il suo termine è fissato al 2 febbraio 2020, con eventuale rinnovo tacito alla scadenza per un periodo equivalente, salvo notifica per iscritto di una delle due parti contraenti almeno tre mesi prima della scadenza del periodo di validità. Il Memorandum ha previsto la costituzione di una commissione congiunta italo-libica, che ha svolto nel corso dell’attuazione alcuni incontri, con il compito di approfondire la collaborazione a livello tecnico e assicurare un costante monitoraggio delle azioni intraprese. Esso ha a suo tempo ricevuto il sostegno dei Paesi dell’Unione europea che hanno sottoscritto la Dichiarazione di Malta dei membri del Consiglio europeo sugli aspetti esterni della migrazione, approvata a La Valletta il 3 febbraio 2017, che, al punto 6, lettera i), dichiara il sostegno continuativo agli sforzi e alle iniziative dei singoli Stati membri impegnati direttamente con la Libia, aggiungendo che l’Unione europea accoglie con favore il Memorandum d’intesa firmato il 2 febbraio 2017 dalle autorità italiane e dal Presidente del Consiglio di Presidenza, Al-Sarrāj, ed è pronta a sostenere l’Italia nella sua attuazione».

Il Memorandum – ha ricordato Lamorgese – «prevede, sulla base dei fondi già stanziati in ambito nazionale e delle iniziative da intraprendere nell’ambito dell’Unione europea, di sostenere con un approccio globale le istituzioni libiche, ciò al fine di contenere, anche attraverso la formazione, l’assistenza tecnica e tecnologica i flussi di migranti illegali e affrontare le conseguenze da tali flussi derivanti. Prevede altresì la cooperazione a programmi di crescita nelle regioni interessate dai flussi migratori, sostenendo settori diversificati quali le infrastrutture, la sanità, i trasporti, le energie rinnovabili, lo sviluppo delle risorse umane attraverso l’educazione e la formazione».

In questi tre anni di intesa, ha affermato il Ministro, «le diverse iniziative sono state realizzate attraverso cinque principali strumenti di intervento: la cooperazione allo sviluppo, il Fondo per l’Africa, la cooperazione delegata finanziata dal Trust Fund dell’Unione europea per l’Africa, il ponte della solidarietà, ulteriori attività del Ministero dell’Interno, della Guardia di finanza e del comando generale delle capitanerie di porto – guardia costiera, comprese le forniture di mezzi e materiali».

A differenza del momento della sottoscrizione del Memorandum, oggi la situazione dei flussi è ben diversa, ma – ha sottolineato il Ministro – «sarebbe ingiustificabile un calo di attenzione sulle dinamiche migratorie che continuano a interessare il nostro Paese nonché sui connessi rischi di natura umanitaria. Le iniziative previste dal Memorandum e quelle avviate nel solco della collaborazione in esso delineata si sono in tal senso progressivamente evolute; parallelamente, si sono contratti i dati dei flussi in partenza dalla Libia. A confronto di quest’ultimo dato, vale a dire quello del 2017, si registra un decremento del 97,2 per cento nel 2019. Dunque, se si confronta questo risultato con gli analoghi dati relativi ai migranti imbarcatisi dalle coste di altri Paesi, si può agevolmente verificare che le partenze dalla Libia hanno subito il calo più marcato. Sono convinta che il Memorandum abbia contribuito a tali risultati. L’Italia rappresenta oggi il principale partner della Libia nella lotta a tale traffico. Un particolare impegno è stato profuso per migliorare gli standard di accoglienza dei migranti attraverso il coinvolgimento dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, l’OIM, e dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCR» che «svolge in Libia attività numerose, molteplici e di primaria importanza. Mi riferisco all’assistenza ai migranti al momento dello sbarco e alle visite di monitoraggio nei centri di detenzione. Nel 2019 tali visite sono state oltre mille, mentre circa 16 mila sono stati i consulti medici. Mi riferisco altresì alla gestione della struttura di raccolta e partenza di Tripoli che ospita persone bisognose di protezione internazionale più vulnerabili in attesa della loro partenza verso altre destinazioni nonché all’assistenza ai rifugiati e ai richiedenti asilo per trovare una soluzione fuori dal contesto libico. L’UNHCR fornisce, tra l’altro, un fondamentale apporto per lo svolgimento delle operazioni di evacuazione umanitaria condotte dall’Italia, da Libia al Niger e si tratta di una vera e propria buona prassi che, dal dicembre 2017, ha permesso di accogliere complessivamente 859 richiedenti asilo, di cui 808 proprio provenienti dalla Libia. Dal 2016 a oggi l’OIM ha effettuato, anche grazie al contributo finanziario italiano, oltre 45 mila rimpatri volontari assistiti dalla Libia di migranti non aventi titolo a richiedere la protezione internazionale verso i loro Paesi d’origine, di cui oltre 8 mila nei primi dieci mesi del 2019. L’Italia è particolarmente coinvolta nel rafforzamento delle capacità operative delle autorità libiche preposte al controllo delle frontiere marittime e terrestri e, più in generale, nel processo di stabilizzazione del Paese».

E poi, ha detto il Ministro Lamorgese, «tra i temi di particolare rilevanza va considerata la situazione dei centri libici per migranti sotto il profilo del rispetto dei diritti umani. Il nostro Paese, attraverso il Fondo Africa, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e alcune organizzazioni non governative, sin dal 2018 ha avviato interventi per migliorare le strutture e le condizioni nei centri e ha avuto soprattutto riguardo all’assistenza sanitaria, al sostegno psicologico e alla distribuzione di beni di emergenza e beni di prima necessità. Si tratta di interventi che, sebbene di portata ancora limitata, sono riconosciuti di impatto positivo dall’ONU e vanno, dunque, rafforzati e implementati. E’ necessario trovare il punto di equilibrio che consolidi quanto di positivo è stato conseguito e garantisca prospettive di migliore sviluppo dei livelli di cooperazione e dei relativi risultati. Va intensificato altresì il dialogo con l’Unione africana e con ciascuno dei Paesi che ne sono parte, al fine di porre le basi per politiche sostenibili, durature ed efficaci».

«Ritengo che il Memorandum possa essere sviluppato attraverso ulteriori interventi rafforzando le iniziative volte alla tutela dei diritti umani, al rispetto della dignità delle persone, al supporto alle situazioni di particolare fragilità e responsabilizzando al riguardo anche le autorità libiche competenti in materiaPerno di questo rinnovato impegno nella cooperazione italo-libica sarà una rinvigorita attività della commissione paritetica volta a migliorare le attuali intese attraverso la condivisione di un piano operativo-umanitario con una serie di interventi: Il primo riguarda i centri di detenzione dei migranti in Libia. L’obiettivo, dal punto di vista del nostro Paese, dovrà essere quello di migliorare le condizioni dei centri e quelle dei migranti e richiedenti asilo ivi ospitati, in vista della graduale chiusura dei centri attualmente esistenti, come auspicato anche dalle autorità libiche, favorendo l’intervento volto alla trasformazione delle strutture, concordata con le autorità libiche, per giungere progressivamente a prevedere centri gestiti direttamente dalle Nazioni Unite, opportunamente preparando tale intervento con il coinvolgimento dell’Alto Commissario ONU per i rifugiati e del Segretariato generale dell’OIM. Il secondo concerne i corridoi umanitari, per i quali ritengono necessarie iniziative bilaterali, volte a proseguirne l’attivazione, insieme alle evacuazioni umanitarie e alle altre progettualità europee. In particolare, intendo proporre l’Italia quale attore protagonista del coinvolgimento di altri Stati membri nell’attuazione dei corridoi umanitari europei con la regia e il finanziamento dell’Unione europea, promuovere l’attivazione di corridoi umanitari anche da altri Paesi, al fine di alleggerire la pressione dei transiti migratori in Libia. Il terzo intervento afferisce alle iniziative nel sud della Libia, ove è necessario proseguire in collaborazione con l’OIM (l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni) nell’attuazione del progetto italiano, cofinanziato dall’Unione Europea, di rafforzamento delle capacità di sorveglianza dei confini terrestri meridionali. Infine, si intende proseguire nelle iniziative volte a sostenere le municipalità libiche attraverso un nuovo piano di assistenza e sostegno che assicuri la distribuzione di apparecchiature mediche, materiale sanitario, automezzi di soccorso, materiale per scuole e farmaci».

«Su questi obiettivi» – ha chiarito il Ministro Lamorgese – «il Governo italiano intende lavorare. In tal senso, lo scorso primo novembre l’ambasciata d’Italia a Tripoli ha formalmente proposto alle autorità libiche, tramite una nota verbale, la convocazione di una riunione della Commissione italo-libica prevista dall’articolo 3 del Memorandum, al fine di concordare un aggiornamento dell’intesa attraverso modifiche volte a migliorarne l’efficacia. Tale proposta è stata immediatamente e favorevolmente accolta con la comunicazione della disponibilità della controparte libica a rivedere il testo».

Questo è confermato dall’incontro di oggi tra Fayez Al Serraj e l’Ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Buccino. Invece, in nome del Generale Haftar ha parlato all’Italia, dove è in visita per incontri con diverse forze politiche, Abdulahdi Ibrahim Lahweej, Ministro degli Esteri del governo libico ad interim sostenuto dal Parlamento di Tobruk, che sostiene Haftar. Quella che sta conducendo l’autoproclamato Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar è «una guerra dovuta per liberare la capitale Tripoli», l’obiettivo finale è quello di «eliminare la presenza delle milizie». Secondo Lahweej, «il problema in Libia non è né politico né economico, ma di sicurezza. Legato al fatto che ci sono più di 21 milioni di armi nelle mani delle milizie e ai terroristi che sono venuti dalla Siria e dal Qatar con il sostegno della Turchia». Il Ministro ha sottolineato che  «le nostre forze armate hanno creato stabilità a Bengasi. Ora abbiamo un programma per liberare Tripolie raccogliere tutte le armi, istituire il governo del popolo». Al momento, ha spiegato, il suo governo controlla il 90% del Paese, il problema è il restante 10%. E’ quella parte di territorio controllato da Sarraj e «gestito dalle milizie», che «lucrano sull’immigrazione e il traffico di esseri umani». L’immigrazione – ha detto Lahweej – «parte da Tripoli perché lì il governo legittimo è assente», «non ci sono partenze dalle coste dei territori controllati dal nostro esecutivo, perché noi siamo responsabili, il nostro Parlamento è responsabile. Le nostre forze armate proteggono coste e confini», concludendo che gli accordi e la politica adottate fino ad ora -«quella di bloccare in mare i barconi con i migranti»- «non funziona».

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