domenica, Gennaio 20

MEK, riunito a Parigi il volto ‘scomodo’ dell’opposizione iraniana

0
1 2


Sabato 1 luglio un nutrito gruppo di dissidenti, giornalisti, attivisti per i diritti umani e politici da tutto il mondo si sono riuniti a Le Bourget, a nord di Parigi, per chiedere la fine del regime teocratico in Iran, in un evento che ha visto la partecipazione di numerosi alleati dell’amministrazione Trump. Come ogni anno il raduno è stato organizzato dal controverso National Council of Resistance of Iran (NCRI), ramo politico dei Mujaheddin-e Khalq (MEK), un gruppo paramilitare responsabile di numerosi attacchi terroristici in Iran, i cui capi e fondatori sono i coniugi Massoud e Maryam Rajavi. L’evento ha condotto in Francia, sede del NCRI, numerosi politici ed ex cariche istituzionali provenienti dal Medio-Oriente, dagli Stati Uniti e dall’Europa, uniti nel sostenere un cambiamento di regime a Teheran. La delegazione più numerosa e più significativa è stata quella americana; guidata dall’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani e dall’ex-speaker della Camera, il repubblicano Newt Gingrich, ad essa hanno preso parte numerosi ex membri del Congresso, sia democratici che repubblicani, oltre a tre attuali membri repubblicani della Camera dei Rappresentanti, Ted Poe, Thomas Garrett e Robert Pittenger.

Formalmente l’amministrazione americana non ha preso posizione sull’evento, tuttavia la composizione della delegazione americana, a cui hanno preso parte tra i maggiori sostenitori di Donald Trump, ha alimentato la percezione di un endorsement informale all’evento organizzato dal NCRI. In particolare Rudolph Giuliani, che non riveste cariche ufficiali nell’attuale amministrazione ma è una delle personalità più vicine a Trump, è parso a molti una sorta di emissario in incognito del Presidente statunitense, cosa che sarebbe confermata dal tenore del suo discorso, riportato dal ‘Washington Times‘: «l’ottica di Mr. Trump è profondamente diversa da quella del suo predecessore, che ha spinto le potenze mondiali ad alleggerire drammaticamente le sanzioni contro la Repubblica Islamica dell’Iran con l’accordo sul nucleare del 2014», ha affermato Giuliani, che ha proseguito dicendo: «Il Presidente è profondamente preoccupato dal pericolo che l’Iran costituisce per la libertà e la sicurezza del mondo intero e, a differenza di Obama, non ha intenzione di negare l’evidenza riguardo alla natura del regime iraniano».

Come risposta all’evento, il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, giunto a Parigi domenica 2 luglio per la terza tappa della sua tournée europea, ha espresso il proprio disappunto al collega francese Jean Yves Le Drian, affermando che la presenza e le attività del MEK in Francia costituiscono un nodo cruciale per i rapporti tra Iran e Francia. Da parte sua, il ministro degli Esteri francese si è affrettato a smentire ogni rapporto tra il governo e l’associazione di esuli iraniani, affermando tuttavia che l’Unione Europea ha depennato il MEK dalla lista delle organizzazioni terroristiche e che, finché i suoi membri rispetteranno le leggi francesi, godranno del diritto di associazione garantito dalla Repubblica francese. Qual’è la storia dei Mujahefdin-e Khalq e perché tale gruppo solleva così tante controversie?

I Mujaheddin del Popolo, altro nome con cui è conosciuto il MEK, nacquero nel 1965 come un gruppo di studenti marxisti che si opponevano alla monarchia dello Shah Mohammad Reza Pahlevi e dei suoi alleati occidentali, tra cui gli Stati Uniti. Il MEK prese parte alla rivoluzione del 1979 che portò al potere l’Ayatollah Khomeini. Tuttavia ben presto l’ideologia del MEK, un mix di marxismo, islamismo  e femminismo, nonché il suo ampio supporto popolare nel periodo iniziale post-rivoluzionario, portò il MEK a scontrarsi violentemente con il regime teocratico instauratosi a Teheran. I mullah iniziarono ad arrestare e giustiziare decine di membri del MEK, che rispose assassinando numerose alte cariche politiche e religiose. A causa dell’inasprirsi del confronto tra il MEK e le Guardie della Rivoluzione, nel 1981 la leadership dei Mujahedin dovette rifugiarsi a Parigi, da dove organizzò la resistenza contro il regime di Khomeini fino al 1986, anno in cui il gruppo di testa del MEK, espulso dal Primo Ministro francese Jacques Chirac, venne accolto nell’Iraq di Saddam Hussein, all’epoca in guerra con la Repubblica Islamica dell’Iran. Saddam Hussein armò i militanti del Mek con veicoli blindati, carri armati, mortai, cannoni e altre armi pesanti, oltre a concedere al gruppo numerosi campi in cui addestrarsi. In cambio i Mujahedin presero parte a centinaia di attacchi suicidi contro le forze iraniane, mentre, durante la Guerra del Golfo, vennero incaricati di sedare le rivolte dei curdi e degli sciiti nel 1991.

Per tutti gli anni ’90 e i primi anni del 2000 continuò la campagna del MEK contro la Repubblica Islamica, che portò a numerosi attacchi contro alte cariche dello Stato in Iran, i quali spesso ebbero come effetto collaterale ampie perdite tra i civili e condussero l’organizzazione a perdere progressivamente il sostegno della popolazione iraniana e degli altri gruppi che si opponevano al regime degli Ayatollah. Ma gli attacchi del MEK si spostarono anche fuori dai confini iraniani; nell’aprile del 1992 il gruppo dimostrò di essere in grado di compiere un attacco simultaneo a livello globale, coordinando i raid contro le ambasciate diplomatiche iraniane in dieci Paesi, compresa la Missione Iraniana alle Nazioni Unite a New York. Nel 1997 il Dipartimento di Stato iscrisse il MEK nella lista delle organizzazioni terroristiche, accusandolo dell’uccisione di numerosi cittadini americani in Iran durante gli anni’70, e di aver preso parte al sequestro dei funzionari statunitensi nell’ambasciata americana di Teheran nel ’79. Molti commentatori tuttavia interpretarono il gesto tardivo come una dimostrazione di apertura da parte del Segretario di Stato, Madeleine Albright, nei confronti del governo moderato di Mohammad Khatami instauratosi a Teheran. Anche l’Unione Europea nel 2002 inserisce i Mujahedin tra le organizzazioni terroristiche straniere, per poi cancellarli nel 2009.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore