mercoledì, Agosto 21

Il ‘landlord’ McDonald’s sbanca il mercato europeo del franchising

0

Già nel gennaio del 2016 alcune organizzazioni italiane per la difesa dei consumatori, insieme ai sindacati europei e alla confederazione dei sindacati internazionali, avevano presentato ai servizi per la concorrenza della Commissione europea una denuncia contro il comportamento del tutto anti-competitivo del gigante McDonald’s.

Oggi, 7 marzo 2017, una coalizione di sindacati europei e americani pubblica un nuovo rapporto che svela un altro aspetto del business di McDonald’s: quello di “landlord”, o proprietario immobiliare, con guadagni stratosferici ai danni dei gestori che si rifanno sui consumatori, a cui impongono prezzi più alti, o sui lavoratori, remunerati spesso con stipendi magrissimi, tanto da essere a volte costretti a ricorrere ai servizi di sostegno per gli indigenti.

Oltre ad essere il ‘gigante mondiale della polpetta’ McDonald’s viene quindi indicato come il più grande ‘franchisor’ globale dato che possiede la maggior parte degli immobili che ospitano i suoi 36.000 ristoranti in 120 paesi del mondo.

Secondo la denuncia dei sindacati, più dell’80% dei ristoranti della grande “M” è dato in gestione a terzi in “franchising” il che pone la corporazione americana nel ruolo di uno dei più grandi proprietari immobiliari al mondo con un utile lordo superiore del 50% rispetto ai profitti incassati dalla vendita delle sue polpette e cibo vario. In soldoni, secondo le cifre del 2014 indicate dai sindacati, mentre l’azienda aveva avuto un guadagno di 2,6 miliardi di euro dalla vendita del cibo nei suoi ristoranti, gli introiti derivati dagli affitti dei locali di proprietà della corporation superavano i 4 miliardi.

La SEIU (Unione Internazionale degli Impiegati dei Servizi e Service Employees International Union) che conta oltre 2 milioni di membri negli Usa, Canada e Portorico, e la EFFAT (la Federazione Europea dei Sindacati nel settore del Cibo, Agricoltura e Turismo e European Federation of Trade Unions in the Food, Agricultura and Tourism) che difende gli interessi si oltre 2,6 milioni di membri occupati in aziende nazionali e transnazionali appaiono decise a combattere insieme, dinanzi alle autorità europee per la concorrenza, contro i termini abusivi che McDonald’s impone ai gestori dei suoi ristoranti per gli affitti dei locali, la durata e le condizioni di interruzione del contratto.

Di fatto, fanno osservare i sindacati, McDonald’s possiede quasi tutte le proprietà immobiliari occupate dai ristoranti in ‘franchising’ che innalzano la grande ‘M’ ed è da questa attività forse più che dalla vendita del cibo che il ‘gigante del panino rotondo’ ricava la maggior parte dei suoi profitti. Il che si ripercuote sia sui consumatori (ai quali vengono importi prezzi più elevati dai gestori dei locali per poter rientrare nelle spese) sia sui lavoratori che percepiscono salari sempre più bassi con paghe magre.

In particolare, fanno rilevare i sindacati, gli affitti imposti da McDonald’s ai gestori dei suoi locali superavano di oltre il 13.6% il prezzo medio nel 2014 mentre in alcuni paesi come Germania e Italia tale percentuale aveva addirittura superato il 20%, una cifra quattro volte superiore al reale valore immobiliare dei locali negli Stati Uniti e più che tripla rispetto al valore di quelli in Europa.
In altre parole i gestori dei ristoranti McDonald’s pagano di più in affitto rispetto ai gestori in franchising di altre catene di fast food concorrenti della grande ‘M’.

La Francia, nonostante la sua gloriosa tradizione culinaria, è il secondo mercato più redditizio al mondo per McDonald’s che vi occupa una posizione dominante con il 76% delle vendite di fast food in stile americano sul mercato francese. L’incidenza su questo mercato del costo degli affitti è stata in Francia del 13,6% superiore rispetto a quello affrontato da altri gestori di locali in franchising mentre per i locali gestiti direttamente da McDonald’s tale incidenza è stata solo del 4,4% delle vendite.

Per l’Italia i dati del 2015 rivelano che il giro d’affari dei ristoranti McDonald’s è stato di € 1,1 miliardi pari all’88% delle vendite del fast food in stile americano sul mercato nazionale, con spese di affitto per i gestori in alcuni casi fino al 21% degli introiti.
Anche in Germania McDonald’s ha un ruolo dominante sul mercato del “fast food” con il 75,6% delle vendite dove il costo degli affitti incide fino al 20% nei ristoranti in franchising con un superamento tra 5 e 10 volte rispetto ai tassi di mercato.

Tutto ciò significa che, a causa dell’elevato livello degli affitti imposti dal “McDonald’s proprietario immobiliare”, i consumatori si trovano a pagare prezzi più elevati nei locali dati in franchising rispetto a quelli gestiti direttamente da McDonald’s proprietario. Una differenza che, ad esempio, in alcune città d’Italia (come Bologna) è stata calcolata in una percentuale fino all’8%, mentre in Francia la differenza di prezzo varia tra il 10 e il 27% nei ristoranti in franchising rispetto a quelli gestiti direttamente da McDonald’s.

Questi dati raccolti dai sindacati confermerebbero quindi i rilievi mossi dai gruppi di protezione dei consumatori italiani riguardo alle pratiche anti-competitive di McDonald’s, che non offre molta scelta ai potenziali ristoratori in ‘franchising’ se non quella di fare affari con McDonald’s, a prescindere dai termini dei contratti.

Il rapporto odierno fa seguito all’indagine aperta a fine 2015 dalla Commissione europea sulla posizione fiscale di McDonald’s nel Graducato di Lussemburgo. Secondo la Commissione, le condizioni fiscali favorevoli concesse dal Granducato al “re della polpetta” potrebbero essere contrarie alle norme europee sugli aiuti di stato dato che Mc Donald’s non avrebbe pagato tasse societarie né in Lussemburgo né negli Stati Uniti sui profitti realizzati a partire dal 2009.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore