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Matteo Renzi e i ‘fedelissimi’. Uno spettacolo imbarazzante Dice anche che il Governo è saldo, ma sa benissimo che ora dipende solo da lui, quindi il Governo è prossimo alla fibrillazione, se non succederà è perché non conviene a lui

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Oggi è il 17 settembre 2019, l’articolo di cui trovate qui il link e il richiamo in fondo alla pagina riguarda Matteo Renzi e i cosiddetti fedelissimi, era uscito su ‘L’Indro’ esattamente tre mesi fa. Potrei averlo scritto stamattina o nel 2013, non sarebbe cambiato alcunché, perché lo stile di vita delle persone, ovvero il modo in cui si muovono in mezzo ai loro simili è costante, coerente, non cambia mai, e questo rende prevedibili gli individui, tutti gli individui, in modo particolare l’ex Presidente del Consiglio che, essendo molto caratterizzato, quasi caricaturale, fa diventare ancora più facile il compito dell’osservatore. Matteo Renzi è una persona, almeno sotto questo profilo, talmente prevedibile da essere banale

Mi sono riletto tutti gli articoli scritti su di lui negli ultimi sei anni, ancora prima che diventasse Presidente del Consiglio, sempre la stessa trama, c’è un filo coerente, come la personalità di quest’uomo che tanto dovrebbe farci riflettere sul modo in cui votiamo, sulla nostra volubilità, considerato che si divinizza con preoccupante rapidità e si rimuove con altrettanta lestezza. Ma dovremmo, già che ci siamo, riflettere pure sulle motivazioni che spingono le persone a impegnarsi in politica. Escludiamo lo spirito di servizio.

Oggi dice che la sua uscita dal partito è un bene per tutti. Improbabile che il soggetto abbia interessi così ecumenici, così tanto lontani dai confini della sua pelle. Come sempre, quando parla Matteo Renzi, bisogna rovesciare di 180 gradi il senso delle sue parole, come quando proclamò che alla prima sconfitta se ne sarebbe andato. Campa cavallo.
Se alcuni patetici cantori, che fanno il mio mestiere, gli avessero voluto davvero bene, si sarebbero risparmiati tutto lo spreco di incenso e lo avrebbero indotto a guardarsi dentro, per capire da dove arriva quella inquietudine, così cupa ed eterolesiva, le cui nebbie gli impediscono di vedere i suoi paesaggi interiori, forse più brulli di quanto pensiamo, ma soprattutto non gli permettono di considerare gli altri, a cominciare da coloro che si azzardano a eccepire. Invece, in quella voragine dove tutto precipita, attratto da un campo gravitazionale potente quanto quello di un buco nero, in quell’Io così ipertrofico da non ammettere ospiti che non siano sudditi, sono caduti pure i cantori, forse perché impastati con la stessa materia del cantato. 

 

Dice anche che il Governo è saldo, ma sa benissimo che ora dipende solo da lui, e quindi Giuseppe Conte sognerà tutte le notti Enrico Letta, senza contare che per la legge prima citata, anche quest’affermazione va capovolta di 180 gradi, quindi il Governo è prossimo alla fibrillazione, se non succederà è perché non conviene a lui.

Matteo Renzi, così come Matteo Salvini, non avrebbe dovuto fare politica, perché quella normale è dominata dal pronome personale ‘noi’, troppo ingombrante   per le loro abitudini mentali, a entrambi ilnoievoca la dinamica della mandria, con una sola guida. Il mandriano. Tutti e due continuano il proprio personale duello per affermare, sulla nostra pelle, un sé frustrato e insoddisfatto, una disputa iniziata nelle accademie del telequiz, in definitiva rimasto l’orizzonte culturale di entrambi. 

‘Basta fuoco amico’, dichiara adesso, ma si dimentica, aiutato dalla sua memoria fortemente selettiva, di essere entrato nel Pd come uno che tira bombe in un asilo nido, trasformando persino persone miti, come Pierluigi Bersani, in belve. Non si era mai visto un Segretario cosi demolitivo e disgregante, così potentemente attratto dal proprio desiderio di essere qualcuno, anzi, di essere l’unico, spia di un sentimento di inadeguatezza debordante, a caccia di compensi a qualsiasi costo, quali che siano le ricadute collettive.
Ricordo gli streaming delle prime direzioni nazionali, quando aveva vinto le primarie, penso al clima odioso in cui si svolgevano le relazioni dei pochi oppositori, trattati come estranei, come nemici, peggio di come i leghisti trattano i giornalisti a Pontida

Certo, non agiva direttamente, troppo furbo per sporcarsi le mani. Esattamente come l’altro Matteo, il lavoro sporco lo lascia fare al popolo, ai servi, poi magari li corregge, quasi fossero i cani del vicino e non i propri. A proposito. Due parole sui fedelissimi. Sono loro che mi imbarazzano di più, persone sovente spuntate dal nulla e capaci di inchiodare il loro spirito critico nel primo appendiabiti disponibile. Li guardo e mi chiedo se sono genitori, mi accadeva anche con i membri del codazzo di Silvio Berlusconi, se si rendono conto che in questo momento stanno educando, se capiscono il messaggio che trasferiscono alla prole. Evidentemente no. 

Infine, quelli che già 5 anni fa mi dicevano che forse ero troppo severo con Matteo Renzi, anzi prevenuto. A loro vorrei dire che la mia professione dovrebbe aiutare a osservare senza ideologismi e senza cortigianerie, quando si suona la cetra per il potente di turno, si sta facendo un pessimo servizio ai propri concittadini. Osservare aiuta a vedere prima, se tutti lo facessimo eviteremmo quei pasticci nella vita civile che sono davanti ai nostri occhi. Quando ragiono, nei miei articoli a tema politico, penso al bene del Paese.
Ad esempio, pure considerando Matteo Renzi inadatto a cariche pubbliche, sono tra coloro che votarono sì al Referendum da lui improvvidamente promosso. Non ero convinto, ma sapevo che se fosse prevalso il no, il Governo Renzi sarebbe caduto e si sarebbero aperte quelle cateratte che oggi minacciano per davvero la nostra democrazia.
Se fossi stato uno dei ‘fedelissimi’, ragionando come loro, avrei fatto un dispetto all’avversario, invece, mi sono comportato da cittadino che vedeva i rischi per l’interesse comune. Ecco, è questo l’abisso che separa una persona adulta da unfedelissimo’, l’asservimento del senso di responsabilità agli interessi generali più che al padrone.    

Sono curioso di vedere quando il padrone e i fedelissimi staccheranno la spina al governo. Non certo quando converrà ai loro connazionali. 

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