domenica, Aprile 5

Mattarella senza frontiere

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E’ stato sussurrato da più parti che Sergio Mattarella sia una figura poco conosciuta all’estero. Opinione in parte vera se si pensa che negli ultimi anni il nuovo capo dello Stato era uscito completamente dalla politica e dall’attività di partito per dedicarsi esclusivamente alla giustizia costituzionale. Sette anni vissuti nella più totale riservatezza, lontano dai riflettori.

Ma per chi conosce bene la figura del Mattarella istituzionale, deputato fino al 2008, più volte ministro (Rapporti con il Parlamento, Istruzione e Difesa) e vicepresidente del Consiglio del primo governo D’Alema, sa che alcuni delicati dossier internazionali di cui si è dovuta occupare l’Italia tra gli anni Novanta ed i primi del nuovo millennio devono la loro messa a punto e riuscita proprio a quest’uomo dal carattere introverso, ma fattivo, cauto ma determinato. Così come certamente lo ricordano Bill Clinton o l’ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti William Sebastian Cohen nei giorni dell’operazione ‘Allied Force‘ nei Balcani.

Forse non sarà un caso se il primo incontro internazionale del nuovo capo dello Stato sarà proprio il prossimo 26 febbraio con il nuovo segretario generale della NATO, il norvegese Jens Stoltenberg. Una passione, quella di Mattarella per la sicurezza e le missioni internazionali di pace che sarà anche il fulcro del suo discorso di insediamento: «A livello internazionale la meritoria e indispensabile azione di mantenimento della pace, che vede impegnati i nostri militari in tante missioni, deve essere consolidata con un’azione di ricostruzione politica, economica, sociale e culturale, senza la quale ogni sforzo è destinato a vanificarsi». E poi quel ringraziamento esplicito alle Forze Armate, «sempre più strumento di pace ed elemento essenziale della nostra politica estera e di sicurezza».

Parole che richiamano il vecchio impegno del 2000 di Mattarella quando trasformò l’Arma dei Carabinieri in Forza Armata autonoma o quando abolì il servizio militare obbligatorio e aprì alle donne nelle Forze Armate. Parole che non lasciano spazio a dubbi sul profilo internazionale del nuovo Presidente e su quell’attenzione verso le crisi ed i teatri caldi del mondo. Come quando pronuncia senza remore la frase «barbare decapitazioni di ostaggi». O ancora, quando richiama ad un approccio internazionale collettivo sottolineando che oggi «La minaccia è molto più profonda e più vasta», e quindi a minacce globali devono essere date «risposte globali».

L’ex dicci raccoglie stima e considerazione oltreconfine. Da Berlino a Washington, da Londra a Bruxelles, dal Cremlino alla NATO c’è unanimità di apprezzamento nei confronti del presidente italiano. Nel ricordo di ciò che Mattarella è già stato, ma anche nella fiducia che il Colle sceglierà una linea di continua con la politica estera adottata da Giorgio Napolitano.

Interventista, ma sempre rispettosissimo del ruolo del Parlamento italiano, di Mattarella si ricordano in particolar modo i difficili giorni in cui il governo italiano presieduto da Massimo D’Alema dovette misurare la propria leadership internazionale sulle vicende balcaniche. E’ il 24 marzo del 1999, e poco dopo le ore 20 i bombardieri della NATO iniziano a colpire i primi obiettivi serbi a Pristina, Pogdorica e alla periferia di Belgrado per fermare la pulizia etnica del regime di Slobodan Milosevic. E’ la seconda volta dalla fine della seconda guerra mondiale (la prima era stata la guerra del Golfo nel 1991) che l’Italia autorizza un intervento militare a carattere offensivo. A gestire in prima persona la partecipazione attiva delle nostre Forze Armate, in particolare dell’Aeronautica Militare, è il vicepresidente del Consiglio Sergio Mattarella. Sono i giorni in cui il nome dell’attuale presidente della Repubblica viene accreditato nei palazzi di Washington, guadagnandosi una stima degli americani che rimarrà immutata nel tempo.

Eppure non era facile nel 1999 riuscire a rinegoziare un buon rapporto con il primo degli alleati. Solo un anno prima vicino alla città di Cavalese, una località sciistica delle Dolomiti, venti italiani avevano perso la vita a causa di un aereo militare statunitense che, volando a quota troppo bassa, aveva finito per tranciare il cavo della funivia del Cermis, causando la caduta di una cabina. Ma a prevalere è la vocazione transatlantica. Una scelta che Washington non potrà certo dimenticare quando si arriverà al primo incontro Obama-omologo italiano.

Difesa, ma anche sicurezza ed intelligence: sono il terreno su cui Mattarella si sa muovere con una certa abilità e scrupolosità allo stesso tempo. Come quando nel 1998, da vicepresidente del Consiglio e responsabile politico dei servizi, dovette occuparsi della vicenda di Abdullah Ocalan, il leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) consegnatosi alla polizia italiana per ottenere asilo politico. Un caso internazionale, che coinvolgeva Stati Uniti, Turchia e Unione europea. Ma anche dalle forti ripercussioni politiche interne: alla collaborazione ottenuta durante un’audizione durata più di un’ora e mezza davanti al Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti (Copaco), all’epoca presieduto da Franco Frattini, non corrispose un clima parlamentare altrettanto sereno. Prima una dura interrogazione di Federico Orlando, poi le critiche degli uomini di Francesco Cossiga, che, parlando di ‘inquietanti disfunzioni‘ degli 007 italiani, coglievano l’occasione per sollecitare la riforma ed un nuovo organigramma dei servizi.   Giorni ferventi, quelli di fine anni Novanta.

E’ il periodo in cui sul tavolo della presidenza del Consiglio arriva anche il caso sul ‘dossier Mitrokhin‘, l’archivio contenente le attività del Kgb sovietico.

I plichi si accumulano. E con essi anche una certa inclinazione di Mattarella a saper gestire anche i temi di politica estera. ‘Very fit, è quello che di lui si ricorda nelle principali cancellerie internazionali. Quella russa, ad esempio, dove il presidente Vladimir Putin nel giorno dell’elezione invia un telegramma di auguri a Sergio Mattarella ricordando gli storici e stretti rapporti bilaterali e sottolineando che «i rapporti tra Russia e Italia si basano su vecchie tradizioni di amicizia e reciproco rispetto». O Berlino, dove la cancelliera tedesca Angela Merkel riconosce il nuovo presidente italiano come un «politico molto stimato e di così alta esperienza». O ancora Washington, dove il presidente Barack Obama precisa che lavorerà con Mattarella per «affrontare le sfide transatlantiche e globali e per cogliere nuove opportunità per una stretta collaborazione».

Presto i capitoli stima e alta considerazione cederanno il terreno ai fatti e alle scelte. Il terrorismo internazionale, la sfida all’Isis, le politiche europee per l’immigrazione, una politica con la Russia che non si basi solo su soluzioni punitive come le sanzioni, la strategia per riportare a casa padre Paolo Dall’Oglio rapito in Siria, Giovanni Lo Porto in Pakistan e Ignazio Scaravilli scomparso in Libia. Ma anche una diplomazia più efficace nel rapporto con l’India per la vicenda dei due fucilieri di Marina.

E’ su queste prime caselle che Mattarella dovrà muovere i pedoni della partita internazionale del Colle. Peseranno la sua esperienza, le relazioni con i partner stranieri, le amicizie personali ma anche il rapporto con il governo.

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