giovedì, Marzo 21

Mattarella. Infanzia, gioventù ed altro .4

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L’Infanzia e la Gioventù del Presidente Prodigio non sono state sinora adeguatamente scandagliate. Eppure anche da esse possono venire formidabili argomenti di edificazione per il popolo italiano, e non solo.

Il cugino del padre, Nullo Matterella, figlio di Alfio Mattarella, non a caso nome comune sia in Sicilia che in Romagna, salì nei primi decenni del ‘900 a Bagnacavallo. Spostandosi poi a Serbadone di Sotto, nell’entroterra riminese, dove gestiva una rivendita d’olio e lupini, che i giovani Piersanti e Sergio (Antonino no, già da allora era tenuto a debita distanza), erano soliti frequentare nelle settimane a cavallo tra luglio ed agosto, quando la famiglia si trasferiva in Valconca. Sergio era nel cuore di tutte le ragazze e signore, autoctone e non. Con i suoi modi eleganti, lo sguardo limpido e la parlata fluente faceva gran stragi di cuori femminili. Ma solo platonicamente, certo, ché altro era impedito dai profondi valori cristiani, e dalla conservazione della purezza. «Non ha mai commesso un atto impuro. O almeno non l’ha mai confessato», dice Don Silvano Lenti, novantasettenne ma vigorosissimo sacerdote, già Parroco di Montefiore, di cui Serbadone è frazione, confessore dei due virgulti di casa Mattarella. «E neanche il padre, se è per questo…».

(Per quanto corra leggenda che, in virtù di speciale Dispensa Vaticana rinnovata da ogni nuovo Pontefice, in quelle terre che non ha mai smesso di amare e frequentare sia possibile incontrare più di qualcuno che assomiglia tanto, ma proprio tanto, al nuovo Presidente. E, peraltro, di Lui hanno avuto modo di dire Gabriel Pontello e Rocco Antonio Tano: «Ci inchiniamo ammirati dinnanzi alle Sue dimensioni morali. E non solo»).

Episodi di eroismo furono compiuti già da allora da Sergio, soprannominato Sergio il Buono (anche se da quelle parti non sempre è un complimento). Alla sua epopea si ispirò il luzzarese Cesare Zavattini per il suo ‘Totò il buono‘, alla radice del film ‘Miracolo a Milano‘, poi realizzato con Vittorio De Sica. I Bagnini di salvataggio si prendevano, quando era presente, finalmente qualche giorno di ferie, tanto a badare alla incolumità dei bagnanti ci pensava, Super Sergio, come pure veniva chiamato. Fu così che salvò almeno dodici incauti nuotatori, quattordici delfini, tre balene e due otarie. E spense fuochi, infranse rupi, disgregò montagne, entrò nel novero dei semidei romagnoli, assieme a Federico FelliniZanzaRaffaella Carrà ed il Passator Cortese.

La cura del corpo e l’amore per l’attività fisica contraddistinguono peraltro da sempre il Presidente Atleta. Anche se non ama esibire le Sue forme scultoree, che ricordano quelle dei Bronzi di Riace (forse, effettivamente, suoi antichi antenati). E’ campione di Free climbingShort track e Football americano, del quale ha vinto tre volte il Super Bowl, nominato ogni volta Miglior giocatore dell’incontro. Avendone peraltro potuto disputare solo tre edizioni. Sennò…. Sotto la maschera de ‘La Belva Italiana‘ ha dominato sette stagioni del Wrestling. Particolarmente portato al motociclismo, è ospite assiduo del Ranch di Valentino Rossi Tavullia. Il campione della Yamaha aveva già affermato negli scorsi mesi: «Se riuscirò a raggiungere nel 2015 il mio decimo Mondiale, sarà grazie alle nuove pieghe che mi ha insegnato quello scatenato di Mattarella». «Anche se» ha aggiunto, «certe volte si ha paura vedendogli fare cose che sembrano andare oltre le leggi della fisica». Valentino, guarda, non è che sembrano. Ci vanno proprio.

Pablo Picasso, nei suoi ultimi anni, agli inizi dei ’70 dello scorso secolo, volle conoscere l’allora trentenne Mattarella, per il suo straordinario contributo alla reinvenzione delle forme. Venne accompagnato da Salvador Dalì: i due accantonarono in quell’occasione, in nome di una ragione superiore, gli antichi screzi. Del resto la pittura non è l’unica arte in cui eccelle. Nell’accogliere la nomina a Senatore a vita conferitagli da Giorgio Napolitano, il Maestro Claudio Abbado, sommo Direttore d’Orchestra, ebbe a dire: «Lo faccio per essere più vicino a Mattarella, e quindi alla vera essenza della musica». Rammaricandosi che la sua elezione a Giudice Costituzionale l’avesse sottratto alle Aule parlamentari, impedendo così una più assidua frequentazione.

Pur con uno sguardo all’umanità tutta, comunque, Mattarella non ha mai dimenticato le italiche, piccole e grandi, miserie. Aveva tratto in salvo, sempre in incognito, mezza dozzina di potenziali vittime della Strage alla Stazione di Bologna del 2 Agosto 1980. Poi aveva, in realtà, evitato la morte del piccolo Alfredino Rampi a Vermicino, nel 1981, calandosi da un tunnel parallelo ignoto (il fanciullo, assunto lo pseudonimo di Stefano Fassina, è oggi deputato del Partito Democratico. Dichiara e dimostra qualche anno in più, perché non è che sia comunque stata una passeggiata di salute).

Un riconoscimento importante gli è venuto anche dal sacerdote argentino Jorge Mario Bergoglio, che nell’accettare un nuovo incarico a Roma, ebbe ad esprimere la felicità di avere maggiori occasioni di intimità con Mattarella: «La sua attenzione ai poveri ed alle periferie geografiche ed esistenziali è da sempre la vera scaturigine della mia opera. E, comunque, peccato non abbia voluto, era ben più adatto lui di me per questo lavoro…». Lo stesso Abu Bakr al-Baghdadi, con il suo Stato Islamico, si professa debitore a Mattarella di quel tanto di umana pietà ancora rimastagli. E per questo ha eccezionalmente, e segretamente, accettato di liberare decine di prigionieri. Ci si ispira a lui per i megatrends economici di Dubai, così come per le riforme economiche e sociali in corso nella Repubblica Popolare Cinese, come gli riconoscono il Presidente Xi Jinping, ed il Primo MinistroLi Keqiang.

E, ancora a livello globale, ha elaborato le prime cure per l’Aids, lasciandone però il merito a Robert Charles Gallo, statunitense, ed al francese Luc Montagnier. Anche per rafforzare i rapporti all’interno della Nato: è stato infatti, come pure rammentavamo, Ministro della Difesa italiano dal Dicembre 1999 al Giugno 2001. Purtroppo cessando dall’incarico poco prima dei tragici dirottamenti aerei del settembre sugli Stati Uniti, che certo avrebbe evitato. Ma lo stesso Osama Bin Laden ha confessato in punto di morte: «Avessi compreso che avrei dato un dolore a Mattarella, non l’avrei fatto».

Di Mohamed Atta non possiamo più sapere.

4. Continua

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